La notizia peggiore per lavoratori e pazienti della Fondazione Cittadella della Carità, arriva durante la riunione svoltasi oggi pomeriggio in Task Force Occupazione della Regione Puglia. Quando i responsabili del Dipartimento Salute della Regione, collegati da remoto, annunciano che già ieri, con posta certificata, sarebbero stati revocati, con effetto immediato, gli accreditamenti per la clinica e gli ambulatori. E che la comunicazione inviata non era stata ancora visionata dal management aziendale. La decisione, hanno comunicato dal Dipartimento Salute della Regione Puglia, arriva dopo che è stata accertata la violazione delle norme prevista dal decreto 81/2008 in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, con il conseguente trasferimento di circa 30 pazienti in altre strutture della provincia ed un futuro sempre più incerto per i 95 lavoratori che operano nella clinica e negli ambulatori, ma che presto potrebbe toccare anche alle 56 unità che operano nella RSA L’Ulivo, che ospita altri 80 pazienti. Oltre ad essere a rischio anche i Corsi di laurea nelle Professioni sanitarie che accolgono circa 400 studenti.
La CGIL di Taranto e il sindacato di categoria della Funzione Pubblica, al termine della riunione hanno espresso profonda preoccupazione per il repentino peggioramento della vertenza Cittadella della Carità. “Quest’oggi – afferma Mimmo Sardelli, segretario generale della FP CGIL di Taranto – abbiamo appreso dalla viva voce dei responsabili del Dipartimento Salute della Regione che già ieri, con posta certificata, sarebbero stati revocati, con effetto immediato, gli accreditamenti per la clinica e gli ambulatori. Una decisione che sarebbe scaturita dalle violazioni sulle norme antiincendio e dall’accertata violazione delle norme in materia di tutela e salute sui luoghidi lavoro, a loro volta prodotto dell’incertezza, già denunciata più volte dal sindacato, sul Piano Industriale e soprattutto sull’istanza di composizione negoziata della crisi giacente al Tribunale di Taranto, Era la cronaca di una morte annunciata su cui più volte abbiamo tentato di accendere i riflettori – sottolinea il segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo – e che oggi si tramuta in uno tsunami che travolge lavoratori ma anche pazienti e cittadinanza. Sono infatti 95 i lavoratori afferenti alle due strutture revocate e circa 30 i pazienti immediatamente coinvolti nella sospensione immediata delle attività in clinica. Domani svolgeremo insieme alla CISL un’assemblea dei lavoratori all’interno della Cittadella, ma è chiaro – dice ancora Sardelli – che questa situazione andrà gestita in maniera completamente diversa, perché è l’assenza di chiarezza e trasparenza che ci ha condotto sin qui e ora a pagare sono 95 famiglie. In un territorio in cui la risposta ai bisogni di salute e assistenza è in affanno è innegabile che la nostra preoccupazione riguarda anche i risvolti sociali della vertenza della Fondazione Cittadella della Carità, che per ora tocca Clinica e Ambulatori – dice D’Arcangelo – ma in assenza di risposte adeguate anche sul fronte della sicurezza degli ambienti di lavoro e degenza (antincendio e dispositivi di sicurezza) rischia di compromettere anche il futuro della RSA L’Ulivo dove attualmente sono ospitati 80 pazienti. In quel caso – continua Sardelli – si tratterebbe di fronteggiare il rischio di perdita d’occupazione per ulteriori 56 unità. Ora la Fondazione Cittadella della Carità avrebbe 10 giorni per presentare controdeduzioni, ma nel frattempo lo stato di agitazione del personale continua”.
Dunque il futuro della Cittadella si fa ancora più incerto. Per non dire drammatico. Anche perché non ci sono aggiornamenti sull’operazione con il gruppo Neuromed, che da dicembre è in trattative per il fitto di ramo d’azienda della casa di cura ‘Arca’ e del Poliambulatorio della Cittadella della Carità e che hanno perso l’accreditamento da parte della Regione. Non c’è traccia del piano industriale, né è stata data informazione sulla procedura per il fitto (non si conoscono infatti i nuovi assetti societari e gestionali), né è stato chiarito il futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti e nessuna informazione è stata inoltre fornita sui tempi di erogazione della seconda rata della tredicesima. Senza dimenticare che l’intero complesso edilizio sanitario appartenente alla Fondazione è finito all’asta giudiziaria (costituito da un terreno pertinenziale, un complesso edilizio sanitario composto da un ingresso portineria, alloggio custode, locali adibiti ad uso foresteria, depositi, cabina elettrica e quattro corpi di fabbrica, per un’estensione pari a 9900 metri quadri): prezzo base pari a 22 milioni di euro, offerta minima di 16,5 milioni di euro, le offerte andranno presentate entro il prossimo 15 aprile. Un passaggio questo scontato, visto che tutto il patrimonio immobiliare della Fondazione è stato pignorato da due istituti bancari, a causa di una voragine finanziaria pari ad un debito di almeno 20 milioni di euro. Né è stato presentato in tribunale, come invece paventato in un primo momento, un piano di risanamento del debito che avrebbe dovuto avere come effetto immediato la sospensione di ogni procedura esecutiva.
Il futuro della Cittadella appare dunque appeso ad un filo sempre più sottile. Con alle porte l’ennesima drammatica vertenza sul lavoro e la perdita di una struttura d’assistenza sanitaria fondamentale per la nostra provincia, che dopo anni di scellerata gestione (da parte di un management non all’altezza con l’avallo del precedente arcivescovo Filippo Santoro) è finita prima all’asta ed ora ha perso anche l’accreditamento da parte della Regione Puglia. Anticamera della chiusura definitiva.
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