Porto, a rischio centinaia di lavoratori

 

Necessaria per 338 lavoratori la proroga per l'attività dell'Agenzia Portuale del Lavoro
pubblicato il 09 Dicembre 2023, 19:13
16 mins

I sindacati di categoria FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI hanno dichiarato lo stato di agitazione dei lavoratori del settore portuale per mancato rispetto degli impegni assunti in ambito occupazionale, mancato aumento dei traffici e sicurezza. E lo fanno annunciando il sit in che insieme aii lavoratori ex TCT, attualmente iscritti nella Taranto Port Workers Agency, effettueranno nella mattinata del 14 dicembre davanti alla Prefettura di Taranto dalle ore 9 alle ore 13.

“Come è noto – si legge nella lettera che le sigle sindacali hanno inviato al prefetto di Taranto – il 7 dicembre l’Aula del Senato ha approvato (con 87 voti favorevoli e 46 contrari) con modifiche il decreto Anticipi, contenente misure economiche e fiscali urgenti a favore degli enti territoriali e per la tutela del lavoro. Tuttavia, l’emendamento proposto in commissione Bilancio (dal senatore Ignazio Zullo di Fratelli d’Italia già capogruppo del partito nel Consiglio regionale pugliese, insieme ad uno dei relatori del decreto Guido Quitino Liris) per estendere per altri due anni la copertura finanziaria dell’Agenzia del lavoro portuale, in particolare della Tpwa a Taranto, non è stato incluso nel testo approvato, perché bocciato dalla stessa commissione e trasformato poi in ordine del giorno. Attualmente, l’Agenzia del lavoro portuale, che gestisce 340 lavoratori provenienti da Taranto Container Terminal, rischia di terminare la sua attività economicamente entro la fine dell’anno. Inoltre, è incerto il futuro dell’erogazione dell’Indennità di Mancato Avviamento (Ima), la cassa integrazione per i lavoratori ex Tct, dopo il 2023″. “Purtroppo – prosegue la lettera indirizzata al Prefetto di Taranto – ad oggi, nonostante l’impegno assunto dai Parlamentari di terra Ionica nel corso di un incontro tenutosi in AdSP dello Ionio nel mese di ottobre alla presenza del presidente Sergio Prete, nessuno strumento o previsione normativa è stata messa in campo dal Governo al fine di tutelare ulteriormente queste 340 famiglie che a partire dal 31 Dicembre 2023 in assenza di interventi reali rimarranno prive di ogni forma di reddito”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/11/26/porto-il-giallo-della-vasca-di-colmata-1/)

L’emendamento sarebbe stato cassato in virtù della sua onerosità. Nel testo si chiedeva l’estensione del periodo temporale dell’esistenza della stessa Agenzia da 78 a 92 mesi, rimodulando la copertura finanziaria dagli 8,8 milioni per gli anni 2022-2023 agli anni 2024-2025. Di fatto un modo per chiedere la proroga dell’Agenzia dagli attuali 36 mesi previsti dal provvedimento in vigore a 92 mesi. Adesso ci si proverà a giocare la partita o attraverso l’inserimento dell’emendamento nella legge di Bilancio oppure all’interno del decreto Milleproroghe.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/11/25/il-porto-di-taranto-fatica-a-crescere/)

Dunque, il fondamentale obiettivo di ottenere la proroga, l’ennesima, da parte del governo a tutto il 2025 per la Taranto Port Workers Agency (TPWA) la cui copertura finanziaria terminerà il 7 marzo 2024, non è stato ancora raggiunto. La priorità assoluta in questo momento, è infatti quello di mettere in sicurezza per almeno altri dodici mesi il reddito di 338 lavoratori della ei fu Taranto Container Terminal (dai 560 lavoratori iniziali, ad oggi iscritti alla suddetta agenzia istituita l’8 settembre 2017, con lo scopo attribuitole di ricollocazione previa eventuale riqualificazione dei lavoratori in esubero dall’allora terminalista ex art. 18 (della Legge 84/94) TCT, avendo di fatto agevolato e consentito la ricollocazione ad oggi di oltre 200 lavoratori con competenze di alto livello in materia portuale. La proroga della durata dell’Agenzia e della relativa clausola sociale legalmente esigibile (termine attuale al 7/3/2024) consentirebbe inoltre ai lavoratori di conservare l’indennità legata alle giornate di mancato avviamento a lavoro (IMA, il cui attuale finanziamento termina al 31/12/2023), nell’attesa della definiva riqualificazione e ricollocazione al lavoro con conseguente cancellazione dagli elenchi. Ciò in quanto, i lavoratori iscritti all’agenzia nelle more della ricollocazione, nelle giornate di mancato avviamento al lavoro, percepiscono l’IMA, una indennità di mancato avviamento, equiparata al trattamento di integrazione salariale CIG. Tale strumento di legge attribuisce ai lavoratori iscritti nelle liste della TPWA, una clausola sociale legalmente esigibile nei confronti degli operatori economici che dovessero chiedere ed ottenere, nuove autorizzazioni ad operare ai sensi della L. 84/94 nell’ambito della circoscrizione territoriale di competenza della AdSP del Mar Ionio che hanno – in tali fattispecie – l’obbligo di rivolgersi per le nuove assunzioni prioritariamente agli iscritti all’agenzia.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/31/il-porto-di-taranto-va-difeso-e-aiutato/)

L’agenzia, lo ricordiamo, svolge azione di supporto alla ricollocazione lavorava dei soggetti iscritti nei propri elenchi anche attraverso la formazione professionale in relazione alle iniziative economiche ed agli sviluppi industriali dell’area di competenza dell’Autorità di Sistema Portuale. Per le organizzazioni sindacali, così come per l’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio, la proroga si ritiene ancor più necessaria visto che all’interno della circoscrizione portuale sono in fase di insediamento diverse nuove attività imprenditoriali per effetto dell’avvio della Zona Economica Speciale (ZES) e della Zona Franca Doganale. Qualora tali iniziative otterranno le autorizzazioni rilasciate dall’Autority la imprese saranno, fino alla scadenza della validità della norma in oggetto, legalmente obbligate al reimpiego prioritario dei lavoratori iscri nelle liste dell’Agenzia TPWA per i quali sono in atto dei corsi di riqualificazione e aggiornamento professionale già dallo scorso anno in coerenza con il Piano dei fabbisogni formavi redatto dalla AdSP. Dai piani operavi delle società poste a base delle autorizzazioni ricevute dalla struttura tecnica della ZES Ionica, si rileva una necessità di manodopera in fase di start up di 403 unità lavorative. A queste vanno aggiunte le 200 che verranno impiegate nella fase di start-up dell’investimento del gruppo Ferretti (di cui 100 saranno proprio reclutate dal bacino degli ex TCT), già evidenziate nel piano industriale al centro del relativo Accordo di Programma sottoscritto con il Governo e che è in via di realizzazione sempre all’interno dell’area portuale. Inoltre, su richiesta sindacale in seno al Tavolo Sociale della ZES Ionica interregionale Puglia-Basilicata, si è convenuto di coinvolgere le aziende autorizzate ad insediamento ZES in porto, nell’implementazione eventuale del Piano dei fabbisogni formavi dell’AdSP al fine di integrarlo con le professionalità e relativi fabbisogni formavi legati alle diverse attività che nel breve andranno ad espletare. Il progetto, denominato ambiziosamente Accademy Pro, si pone l’obiettivo di riqualificare in maniera adeguata e tempestiva i lavoratori, con priorità a quelli beneficiari della clausola sociale legata all’iscrizione agli elenchi della TPWA, al fine di rendere ogniuno adeguato e pronto a ricevere una offerta occupazionale da parte delle società in via di start-up. Su tale progetto e soprattutto sulle relative risorse le OO.SS. congiuntamente all’AdSP il 4 luglio sono state anche audìte nella relativa Commissione Consiliare della Regione Puglia, al fine di contemplare quanto necessario nella programmazione regionale.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/10/16/il-futuro-del-porto-passa-dal-lavoro/)

Ad aver ulteriormente complicato la situazione, la doppia bocciatura prima della Corte dei Conti lo scorso 7 settembre e poi dell’Antitrust pochi giorni fa (il 4 dicembre), in merito all’iniziativa dell’Autorità di sistema portuale di Taranto di istituire un fornitore di manodopera temporanea portuale ex comma 5 dell’articolo 17. L’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio infatti, aveva proposto la costituzione di una Agenzia per la fornitura di lavoro temporane (ai sensi dell’art. 17, comma 5, della legge 28 gennaio 1994, n. 84), società a responsabilità limitata a partecipazione mista, secondo le condizioni individuate nel Piano di fattibilità redatto il 7 ottobre 2022. Questo perché la “Taranto Port Workers Agency” S.r.l., opera al di fuori della sfera di intervento dell’impresa “Nuova Neptunia”, società consortile a responsabilità limitata preposta in via esclusiva alla fornitura del lavoro portuale temporaneo, tanto che quest’ultima, qualora il suo organico operativo (di sole sette unità di personale) non sia sufficiente a far fronte alle richieste di somministrazione di manodopera temporanea da parte delle imprese operanti in porto, è tenuta, a sua volta, ad attingere al personale tenuto negli elenchi dell’Agenzia, per poi metterlo a disposizione delle imprese utilizzatrici. In prossimità della scadenza della proroga alla “Nuova Neptunia” S.c.a r.l., l’AdSP del Mar Ionio, con nota n. 4889 del 6 marzo 2023, ha chiesto al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di essere autorizzata alla costituzione di un’agenzia ex art 17 comma 5 con l’AdSP come capofila e gli operatori portuali ex art. 16 come soci e con quote di partecipazione proporzionale alle attuali presenze, con il fine di proseguire nella fornitura di manodopera temporanea previo il recupero dei 7 lavoratori già in forza all’operatore uscente, il tutto descritto e scandito da uno specifico business plan triennale. Tale costituenda agenzia avrebbe poi avuto la possibilità, previo un apposito accordo sindacale, di attingere per le richieste di manodopera eccedente le unità disponibili dai lavoratori iscritti nella TPWA fino alla sua scadenza naturale. In ordine al modello organizzativo individuato per la costituenda S.r.l., era prevista l’assunzione iniziale di 10 unità di personale (corrispondenti ai 7 lavoratori somministrati e 3 dipendenti flessibili della società Nuova Neptunia). Entro il terzo anno, l’organico sarebbe salito a 45 unità lavorative, per operare a regime, alla fine del quinto anno di attività, con 80 unità. Il Capitale sociale necessario per la costituzione dell’Agenzia era stimato in euro 100.000, con una partecipazione al 51 per cento dell’AdSP del Mar Ionio e, per il restante 49 per cento, da dividere equamente tra le imprese portuali autorizzate. Tale assetto societario poteva poi essere oggetto di revisione annuale sia per consentire la progressiva diminuzione delle quote in capo all’AdSP sia per incorporare le eventuali nuove imprese autorizzate.  L’AdSP avrebbe fornito in comodato d’uso i locali e l’arredo necessario per lo svolgimento delle attività, oltre alla copertura finanziaria delle utenze previste per i primi 12 mesi (comunque non oltre il periodo di 24 mesi). Come detto però, sia la Corte dei Conti che l’Antitrust hanno bocciato tale iniziativa. 

Tutto ciò detto, il futuro del porto di Taranto resta legato principalmente al traffico container che ad oggi è ancora profondamente deficitario. E non è un caso che a più riprese, pur con le attenuanti della pandemia Covid e la guerra in Ucraina oltre a dover far ripartire e ammodernare uno scalo fermo da alcuni anni, sia l’Autorità di Sistema Portuale del mar Ionio guidata da Sergio Prete che i sindacati di categoria abbiano sollecitato e poi preteso una svolta senza più rinvii. Visto che in ballo c’è ancora il futuro di centinaia di lavoratori ex TCT che attendono di rientrare a lavoro (attualmente ne sono stati riassunti 130 sui quasi 500 collocati in cassa integrazione all’interno dell’Agenzia per il Lavoro portuale) e dei lavoratori di storiche aziende come Delta Uno ed Essetieffe. E se è vero che il porto non può vivere di solo traffico container (visto che ancora oggi l’ex Ilva e l’Eni coprono almeno l’80% del traffico merci) e forse necessiterebbe di ancora più aree (magari lasciate libere da Acciaierie d’Italia che negli anni potrebbe subire un ridimensionamento a livello impiantistico), è altrettanto vero che il porto di Taranto è stato ed è ancora oggi interessato da moltissimi lavori di ammodernamento, oltre ad essere al centro di progetti finanziati con il PNRR, della possibilità di veder implementare le sue attività con i progetti Agromed ed Eco Industrial Park, oltre che essere al centro di una serie di iniziative di natura economica all’interno della Zona Economica Speciale (ZES). Il tutto con la speranza che lo scalo ionico possa finalmente rappresentare quella reale alternativa economica alla grande industria, legandosi anche alla filiera agroalimentare e alle attività dell’aeroporto di Grottaglie qualora quest’ultimo dovesse mai davvero diventare uno scalo cargo a tutti gli effetti (leggasi retroportualità, logistica, trasporto ferroviario e quant’altro). Ma tutto questo, come ribadiamo oramai da tantissimi anni, non potrà prescindere dalla tutela occupazionale di quelle centinaia di lavoratori che da anni attendono con ansia una stabilità economica e un futuro senza più incertezze.

(leggi tutti gli articoli sulla Taranto Port Workers Agency https://www.corriereditaranto.it/?s=taranto+port+work+agency&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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