Melucci spodestato. E Politica sconfitta

 

Le frizioni nella maggioranza non sono nuove. E qual è il progetto dei dissidenti?
pubblicato il 16 Novembre 2021, 20:07
8 mins

Ci sarebbe tanto da dire. Oppure molto poco. Ovvio, sul ‘Melucci spodestato’. Che è il tema del giorno: fa sempre scalpore quando un sindaco viene sfiduciato e perciò si passa al commissariamento. Soprattutto in una città dalle problematiche complesse com’è la nostra Taranto.
Un commissariamento, seppur a pochi mesi dalla naturale scadenza del mandato, non è mai, per principio, un passaggio auspicabile ancorchè semplice. In genere, qualcosa nella macchina si ferma o quantomeno subìsce un logico rallentamento. Innanzitutto, però, è la certificazione ufficiale di una sconfitta: quella della Politica.
Ora volano gli stracci, ma è innegabile che un divorzio, com’è nel nostro caso, ha motivazioni di fondo, non sono certo capricci dell’uno o dell’altro consigliere o gruppo di consiglieri. Perchè, è bene chiarirlo, fra coloro i quali hanno firmato le dimissioni provocando lo scioglimento del Consiglio comunale, e di conseguenza la ‘caduta’ del sindaco Melucci, ci sono alcuni che fino all’altro ieri hanno sostenuto, lungamente, lo stesso primo cittadino. Dissidenti, in sostanza. Però, di grazia, le frizioni all’interno della maggioranza non sono nuove, neppure recenti e lo stesso fatto che nel corso di questi quattro anni sono stati cambiati assessori, rapporti di forza all’interno della coalizione, uomini nei punti-chiave della macchina amministrativa, sono la conferma che Melucci e i suoi hanno navigato poco in acque chete. Tutt’altro. E’ oggettivo, inutile perdersi dietro la retorica, seppur a qualcuno non va giù. Del resto, nelle ultime settimane, diremmo mesi in verità, le frizioni si erano acuite tanto da firmare una tregua poco più di un mese fa, allorquando il primo cittadino effettuò un nuovo rimpasto in giunta benedetto da Emiliano e a seguito di svariate riunioni. O no?
I 17 consiglieri che hanno sfiduciato Melucci, certo, si sono assunti una responsabilità non da poco: in termini politici e soprattutto morali. Checchè se ne pensi, evitando qui di scavare nei meandri tanto cari ai complottisti. Avranno avuto ragione? Solo il tempo offrirà risposta. Senz’altro in alcuni di essi, e cioè tra gli ormai ex alleati di Melucci, c’è la consapevolezza di aver dato il via a quel patto federativo che s’intreccia con l’area del centrodestra. Il quale, va aggiunto, ha mosso le sue pedine in qualche modo lanciando loro l’ultimatum e alla vigilia del rinnovo del Consiglio provinciale dove – questo sì appare grave – con il commissariamento del Comune la città perderà potere politico nell’Ente di via Anfiteatro. E poi c’è da chiedersi, visto che in Regione sono apparentati con Emiliano, come la mettiamo ora? Vedremo, ma se hanno forzato la mano così tanto, qualche obiettivo in vista c’è: raggiungerlo non sarà facile, ma con la mossa di oggi hanno senza dubbio lanciato una sfida non da poco. All’interno del centrosinistra o facendo l’occhiolino al centrodestra. Oppure, ancora, a qualcos’altro.
E Melucci? Sorvoliamo sul fatto che un commissario non possa amministrare con gli stessi poteri, perchè non stanno proprio così le cose: i tanti progetti varati da anni e le cui procedure burocratiche sono avviate (pensiamo a PinQua, i progetti approvati nel CIS, le BRT e altri finanziamenti erogati dai vari Ministeri e/o dalla Regione, e persino quelli inseriti nel Pnrr, giusto per fare alcuni esempi), possono tranquillamente essere seguite da un commissario che, ricordiamo, può avvalersi di sub-commissari e perciò seguire meglio il cammino dell’ente civico. Così come sorvoliamo su chi ha persino parlato dello stadio ‘Iacovone’, del calcio rossoblu che potrebbe non rotolare più alla Salinella. Che volino le accuse ok, ma che si paventi un fermo totale o quasi della macchina è poco accettabile. Che il primo cittadino si senta tradito da chi fino a qualche giorno fa lo sosteneva, è molto più che comprensibile. Però, ci scusi: possibile che non si sia accorto di nulla, che qualche spiffero non sia giunto nelle sue stanze a Palazzo di città? E ancora: dopo le forti polemiche interne delle ultime settimane, possibile aver sottovalutato quelli che oggi sono avversari e nemici? E che senso ha oggi parlare di affiliazioni per accontentare gli alleati confermando invece così di aver usato il manuale Cencelli proprio per conservare lo status quo: è o non è questo modo di agire il riconoscimento delle continue fibrillazioni?
E’ indubbio che talune decisioni assunte da Melucci, specie negli ultimi tempi, in aggiunta ai tanti annunci sulla ‘città che cambia’ lo hanno esposto al giudizio non solo politico ma anche popolare. Anche perchè alcune cosette non sono proprio piaciute ai più, tra cui il nuovo regolamento del Consiglio comunale e staffisti per esempio. Senza dimenticare i cantieri non aperti o quelli fermi da tempo (Palazzo degli Uffici su tutti), la sovraesposizione mediatica, le scelte non proprio identitarie su certe operazioni di marketing territoriale e altri ‘lanci d’agenzia’ che non hanno poi trovato riscontro. Insomma, se da un lato c’è stata sinora la buona volontà di cambiare il volto alla città, con alcuni risultati apprezzabili e ne va dato atto, dall’altro c’è anche più di qualcosa che non ha funzionato (che dire, per esempio, della raccolta differenziata?). Sulla vicenda ex Ilva non ci pronunciamo: a suo tempo, abbiamo detto la nostra e Melucci lo sa perfettamente. Quindi, se vuol tornare più forte di prima e nuovamente in sella, un esame del suo percorso amministrativo dovrà farselo evitando, dopo la rabbia di oggi, di cercare solo colpe e colpevoli altrove. E lo verghiamo senza polemica, semmai è un modesto quanto speriamo umile suggerimento.
Agli ‘sfidanti’ diciamo che hanno sguainato la sciabola con coraggio perchè tutti sanno chi sono e perciò il banco di prova elettorale non sarà una passeggiata. Tutt’altro. Quanta forza abbiano per conquistare Palazzo di città, non possiamo saperlo. Soprattutto: è questo il vero obiettivo, cioè lo scranno di primo cittadino o c’è dell’altro, un progetto differente che attualmente è alla plebe sconosciuto? Ci hanno messo la faccia gli ex alleati di Melucci: ora spiegassero però il perchè ai cittadini, che hanno bisogno di capire cosa sia veramente accaduto.
Come avrete notato, non ci sfiora il pensiero di parlare di nomi e coalizioni: centrosinistra, centro o centrodestra o civismo o altro ancora. La politica nostrana è un fiume in piena e le alleanze vanno e vengono, cambiano con il mutar del vento, si realizzano o si spaccano non appena qualcosa non va. Taranto non riesce ad aggregarsi quasi mai, anzi spesso acuisce ed esalta le divisioni. Ha smarrito il senso di comunità, semmai lo avesse per davvero. E’ qui che la Politica ha perso, e non da oggi. Perchè si cerca il consenso a tutti i costi, anzichè costruirlo con i fatti.
E’ questa la città che vogliamo? Auguri.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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