Sognando un pianeta migliore

 

Un futuro più verde che i risultati del G20 non garantisce. E a Taranto lo sappiamo...
pubblicato il 01 Novembre 2021, 12:00
5 mins

“Come può uno scoglio arginare il mare…”, le parole meravigliose del duo Battisti-Mogol, possono mutuarsi per capire quanto il cambiamento climatico sia davvero inarrestabile se non si interviene subito e senza indugi.
Spiace aver usato una metafora che, invece, resta immortale per il senso della canzone. Ma ci sta, perchè chi ha a cuore il pianeta – e sono tantissime persone nel mondo, ormai – cerca di fermare le ondate di quanti, invece, continuano a fregarsene altamente, talvolta nascondendosi dietro un falso perbenismo, una falsa sensibilità che invece mantiene lo status quo. Fatto di interessi globali in una sorta di circuito vizioso da cui nessuno, veramente, riesce o vuole uscirne.
Il G20 di Roma qualcuno lo ha definito un successo per le decisioni sul clima, ieri, alla vigilia di COP 26 a Glasgow. Riferisce l’ANSA: «Si chiude il G20 di Roma. C’è l’impegno a mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi, il riconoscimento che è scientificamente dimostrata la necessità di intervenire, ma dalla bozza finale del G20 di Roma scompare la deadline del 2050 per un mondo a zero emissioni sostituita da un più generico “entro o attorno” metà secolo». Ecco, appunto: scompare la scadenza del 2050, un confine che se oltrepassato si ritiene scientificamente non possa tornarsi indietro provocando così un’era inimmaginabile consegnata colpevolmente alle giovani generazioni. Quindi, come può considerarsi il G20 un successo per il futuro del pianeta se l’obiettivo resta generico?

Il flash mob dei Genitori tarantini nella mattinata di oggi

Qui non si vuole ripetere una storia ormai straconosciuta come quella dell’ex Ilva: sulla nostra pelle la viviamo oramai da decenni e le conseguenze delle malefatte umane sono scolpite non solo nella nostra memoria ma anche nei fatti. Però, è semplice prenderne esempio. Se una megafabbrica come quella tarantina, che risponde economicamente al fabbisogno d’acciaio in Europa e continua ancora a marciare con combustibili fossili, possiamo davvero attendere che venga “ambientalizzata” da qui a qualche anno se l’obiettivo è l’idrogeno, la cui produzione esige la costruzione di megacentrali e soprattutto un gettito di spesa non proprio parsimonioso? Per caso: qualcuno ne ha vista già una in costruzione? Ma non solo. Questo gigante d’acciaio, che continua a scricchiolare per la sua vetustà, importa combustibile fossile da ogni dove: fermasse ora questi scambi, cosa farebbero i Paesi esportatori che oggi recalcitrano nei confronti di impegni sul clima? Prendete il Brasile: qualcuno è in grado di fidarsi di un personaggio come Bolsonaro che permette la “strage” dell’Amazzonia ed esporta materie prime per fabbriche, per esempio, proprio come l’ex Ilva? E quante altre Nazioni oggi povere economicamente ma gonfie di materie prime e perciò sfruttate dai “ricconi” del pianeta, potranno permettersi la tanto decantata transizione verde mettendo da parte il ricavato delle esportazioni col rischio di impoverirsi ancora di più? E i produttori di petrolio, con i quali si fanno affari tutti i giorni, che dicono? E poi, quanti investimenti seri sono sul banco per la ricerca di energia pulita?
E chi può fidarsi, ancora, di Paesi come la Russia e soprattutto l’India e la Cina? Producono emissioni inquinanti a go go più che nel resto del mondo proprio utilizzando combustibili fossili e molto difficilmente, almeno da qui a qualche decennio, vareranno la transizione ecologica. Proprio il premier Draghi, commentando i risultati del G20, ha affermato: “La Cina produce il 50% dell’acciaio mondiale, molti impianti vanno a carbone, è una transizione difficile” (fonte ANSA). Sommessamente, diciamo al Presidente del Consiglio come sull’ex Ilva l’Italia è in ritardo se tuttora regna l’incertezza sul suo futuro, a partire proprio dal suo ipotetico futuro “verde”.
Non si vuol essere qui pessimisti ad ogni costo. Va però ricordato, a coloro i quali sono scettici, che il periodo 2011-2020 è stato il decennio più caldo mai registrato, con una temperatura media globale di 1,1ºC al di sopra dei livelli preindustriali nel 2019. Il riscaldamento globale indotto dall’uomo è attualmente in aumento a un ritmo di 0,2ºC per decennio.
Dunque, permetteteci dubbi, tanti dubbi. Che resteranno a quanti sono già avanti con l’età e difficilmente vedranno il 2050. Con l’angoscia che le giovani generazioni, molto più sensibili sul futuro del mondo ma che diventeranno – forse – solo tra anni classe dirigente, dovranno fare i conti con i guasti – speriamo davvero riparabili – provocati ora. Qui a Taranto come altrove.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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