Acciaierie d’Italia, USB: “Navi ferme, soldi pubblici a mare”

 

Il sindacato denuncia come "centinaia di migliaia di euro di penali (controstallie), verranno pagate con i soldi dei contribuenti, per ogni giorno di fermo"
pubblicato il 22 Ottobre 2021, 11:45
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Una decina sono le navi ferme nelle acque del porto industriale di Taranto, in attesa di scaricare le materie prime necessarie per la marcia degli impianti (Cokeria, Altoforno e Agglomerato) di Acciaierie d’Italia, “ma solo dopo che verranno effettuati i pagamenti. Pare che solo una delle navi ferme potrebbe essere messa in condizione di scaricare nelle prossime ore”, spiega una nota di USB a firma del coordinatore provinciale Franco Rizzo.
Nel frattempo, è la denuncia della sigla, “centinaia di migliaia di euro di penali (controstallie), verranno pagate con i soldi dei contribuenti, per ogni giorno di fermo in attesa che Acciaierie d’Italia si ricordi di pagare! Il II ed il IV sporgente sono completamente fermi da stamane e i lavoratori rimandati a casa, mentre il V fermo per lo scarico ed in marcia per il carico”.
Ma non solo: “Intanto alcune aziende di appalto ci hanno comunicato l’impossibilità di pagare gli stipendi, in tutto o in parte, a causa dei continui ritardi cronici nel pagamento delle fatture scadute da parte di Acciaierie d’Italia! Alla luce delle recentissime dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, che hanno tutto il sapore di una scoperta dell’acqua calda, continuiamo a chiedere con forza al Governo un urgente incontro, perché urgenti sono tutte le questioni che non ci stanchiamo di segnalare, dalle mancanze di manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti che mettono a serio rischio la vita dei lavoratori, fino alle decine di licenziamenti arbitrari che a noi sembrano chiari tentativi di scaricare sull’anello più debole della catena, tutte le responsabilità che l’attuale gestione non accenna ad assumersi, passando per l’ appalto che rischia di essere investito da un vero e proprio tsunami con ricadute sociali pesantissime. Gestire la più grande acciaieria d’Europa, facendo “cassa” sui lavoratori, sui fornitori e sulle aziende dell’ appalto, usati come bancomat dalla gestione corrente, è vergognoso e al di fuori dei confini della legalità. A tutto ciò si aggiungono milioni di euro di soldi pubblici letteralmente buttati a mare. È ora che Bernabè e Giorgetti si sveglino dal lungo letargo in cui si sono adagiati – conclude USB -. La situazione è grave e ognuno si deve assumere le proprie responsabilità per evitare una catastrofe tra l’altro abbondantemente annunciata”.

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