Ex Ilva, Eni e il syngas: la transizione è roba loro

 

Acciaierie d’Italia sigla un accordo con NextChem (già alleata di Eni), controllata del gruppo Maire Tecnimont, per studiare la possibilità di utilizzare un gas speciale che si proverà a produrre in raffineria
pubblicato il 21 Ottobre 2021, 19:16
9 mins

Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti oltre un anno fa. E non certamente perché siamo migliori degli altri: semplicemente perché siamo da oltre vent’anni attenti osservatori di quanto accade sul nostro territorio.

La tanto decantata riconversione energetica dei processi produttivi più inquinanti, sarà una partita miliardaria al cui tavolo siederanno e giocheranno i soliti noti: ovvero quegli stessi gruppi industriali ed imprenditoriali che per decenni hanno accumulato profitti (in gran parte leciti, sia chiato) attraverso attività produttive oggi giudicate altamente inquinanti o comunque non più compatibili con il rispetto dell’ambiente e della salute. E che adesso, per restare sull’onda lunga del mercato, traghetteranno le loro società e i loro soci in una nuova era ancora lungi da venire.

Del resto, dopo aver appreso oggi dell’accordo siglato dalla Maire Tecnimont S.p.A. attraverso la sua controllata NextChem e Acciaierie d’Italia, il principale gruppo siderurgico italiano, partecipato da ArcelorMittal e Invitalia, per uno studio di fattibilità “sull’impiego nell’acciaieria di Taranto di gas circolare (syngas) ottenuto attraverso la tecnologia di riciclo chimico di NextChem, basata sul recupero del carbonio e dell’idrogeno contenuti in scarti plastici e secchi mediante un processo di ossidazione parziale”, il cerchio si chiude agevolmente e sin troppo facilmente.

Era infatti il 25 giugno 2020 quando Eni e NextChem, annunciavano il rafforzamento della loro partnership per “verificare la fattibilità di un impianto per la produzione di gas di sintesi da plasmix (frazione eterogenea dei rifiuti da imballggio in plasticae CSS (combustibile solido secondario), mediante un processo di riciclo chimico. Il gas sarà successivamente raffinato in due flussi indipendenti: idrogeno, che potrebbe essere destinato alla raffineria Eni per alimentare i processi di idrodesolforazione dei carburanti, e un gas ricco di ossido di carbonio che potrebbe essere impiegato in acciaieria, sia nei processi in altoforno che nelle nuove tecnologie DRI (Direct Reduced Iron)”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/25/eni-nextchem-intesa-su-taranto-per-sviluppo-tecnologie-distretto-circolare/)

Piccola parentesi per i meno attenti: la Maire Tecnimont è sempre quell’azienda che si è aggiudicata nel 2012 (come riportammo sulle colonne del ‘TarantoOggi‘) tramite l’ATI tra Tecnimont S.p.A. e Tecnimont KT S.p.A. (entrambe controllate da Maire Tecnimont S.p.A.) un contratto per l’esecuzione delle attività di engineering, procurement, supply, construction and commissioning del trattamento Oil & Gas Tempa Rossa. Il contratto aveva per oggetto la parte principale del piano di sviluppo del giacimento petroliferoTempa Rossa, situato in prossimità di Corleto Perticara (Potenza), in Basilicata, e includeva le unità di processo e utilities del centro petrolifero, nonché il trattamento acqua e gas associato, il centro di stoccaggio GPL, gli impianti di superficie sulle teste pozzo, gli allacciamenti delle flowlines e pipelines con la rete Snam e con l’oleodotto della raffineria di Taranto. 

Incredibile coincidenza, nel 2019 l’Eni ha presentato un progetto sperimentale chiamato CPO Demo” da realizzare sempre all’interno della raffineria di Taranto, che la Commissione Tecnica per la verifica d’impatto ambientale VIA-VAS del ministero dell’Ambiente, ha ritenuto dinon dover assoggettare alla Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA). 

All’interno delle carte del progetto che visionario (l’articolo lo trovate al link qui sotto) si leggeva che la tecnologia CPO permette la produzione di syngas a partire come detto da gas naturale. Il syngas è il prodotto intermedio per la produzione di metanolo, considerato un vettore energetico a minore impronta di carbonio rispetto ai combustibili tradizionali. 

Inoltre, il progetto CPO potrebbe poi essere applicato anche nella produzione di idrogeno (oltre che primariamente per il metanolo): e qui vogliamo sommessamente ricordare come nel giugno 2019 scoprimmo l’esistenza di un progetto ancora avvolto dal mistero, denominato denominato “Centro Idrogeno Città di Taranto”, che prevede la costruzione di un impianto di produzione di gas idrogeno (H2) della capacità di 5 miliardi di metri cubi per anno ottenuto dall’acqua di mare dissalata, scindendo la stessa nei suoi componenti(idrogeno e ossigeno), attraverso il processo di elettrolisi. L’energia elettrica necessaria a rendere competitiva la produzione sarà fornita da una centrale elettrica a tecnologia HPS della potenza di 3.000 MW che farà parte integrante e sostanziale del futuro Centro Idrogeno. E’ quanto deliberò la Giunta del Comune di Taranto il 18 giugno 2019 (delibera n.144/2019). A realizzarlo sarà il Network G.E.P. (Network Global Electrification Project), un’organizzazione di 43 aziende (le cui sedi operative si trovano a Verona e Bari).

E che lo scorso 6 aprile la Giunta regionale ha approvato oggi l’atto di indirizzo attraverso il quale si candida la Regione Puglia alla localizzazione del “Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno”, come previsto dal Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), con l’obiettivo di diventare una hydrogen valley – sostenne quel giorno l’assessore allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci – sfruttando le potenzialità in particolare di Brindisi, Taranto e Foggia.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/08/19/leni-a-taranto-studia-il-carburante-del-futuro/)

Dunque, Acciaierie d’Italia e NextChem, la controllata della Maire Tecnimont, valuteranno la possibilità di utilizzare il syngas nel processo produttivo del sidrurgico del futuro; prodotto che la stessa Eni realizzerebbe presso la raffineria di Taranto attraverso il progetto su citato nominato “CPO“, con Eni e NextChem che lavorano a loro volta alla realizzazione di un impianto per la produzione di gas che può essere utilizzato sia nei processi di raffinazione che nel ciclo produttivo dell’acciaio (leggi forno elettrico).

Senza dimenticare cheil 26 ottobre 2020 Carlo Zorzoli responsabile business development di Enel Green Power e di Enel Global Power Generation, dichiarò la disponibilità di Enel “per quanto riguarda un nostro potenziale coinvolgimento nella transizione a idrogeno del polo siderurgico di Taranto. Se si deciderà di intervenire sul processo produttivo e di modificarlo per poter utilizzare H2, ovviamente Enel si candida ad essere fornitore. Ma tutto dipende da cosa decideranno i gestori dell’impianto”.

A distanza di poco più di un mese, esattamente il 2 dicembre 2020, Enel ed Eni, annunciarono ufficialmente di star lavorando insieme per sviluppare progetti di idrogeno verde attraverso elettrolizzatori alimentati da energia rinnovabile. Gli elettrolizzatori “saranno posizionati nelle vicinanze di due delle raffinerie Eni presso cui l’idrogeno verde possa rappresentare la migliore opzione di decarbonizzazione. Ciascuno dei due progetti pilota includerà un elettrolizzatore di circa 10 MW e si prevede che inizino a generare idrogeno verde entro il 2022-2023“.

E lo scorso 17 marzo avemmo conferma che uno dei due elettrolizzatori sarà realizzato nella raffineria Eni di Taranto (l’altro nella raffineria siciliana di Gela).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/03/17/idrogeno-allex-ilva-eni-ed-enel-in-prima-fila2/)

Dunque, come abbondantemente previsto, il nuovo business milionario delle grandi aziende italiane (ripetiamo, del tutto lecito fino a prova contraria), dopo decenni cambierà colore: dal black del petrolio e del carbone, con venature di blu metano sino ad arrivare un domani al green dell’idrogeno. Sperando che questa volta, più delle precedenti, la ricaduta sul territorio, oltre che sociale ed economica (a patto di evitare una nuova macelleria sociale), possa essere anche ambientale e sanitaria (si spera). Cosa di cui dubitiamo in parte, non fosse altro perché i giocatori sono sempre gli stessi, con una classe dirigente che appare impreparata per gestire un cambiamento epocale di questo tenore, ed una società civile oramai molto lontana da quel ruolo di controllore che gli spetterebbe di diritto. Ad maiora.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/12/21/riconversione-ex-ilva-una-partita-dai-tanti-interessi/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

4 Commenti a: Ex Ilva, Eni e il syngas: la transizione è roba loro

  1. Fra

    Ottobre 21st, 2021

    I tarantini sono troppo rammolliti ,in cambio le persone oneste pagano pure l’aria inquinata ,per cui buona sorte a tutti il nostro destino è segnato ed in mano di altri e sicuramente a persone che mai tuteleranno la nostra salute . Il bello che continueremo a cercare altri posti lontani per poterci curare da tutte le malattie che ci pervadono da ormai tantissimi anni . Povera Taranto continua ad essere vittima di bullismo su tutti i fronti . Quando ci desteremo dal sonno eterno ?

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  2. Christiano Spagnoletti

    Ottobre 22nd, 2021

    Bravo il collega Leone, sempre molto attento nel declinare i vari temi ambienali, con dati e contenuti, non buttati lì per caso.

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  3. Franc

    Ottobre 22nd, 2021

    Ma guardate che gli impianti di cui si parla, sono ALTAMENTE inquinanti in locale dove vengono avviati, ma nel bilancio generale sono “Green” perchè permettono di ridurre globalmente le emissioni. Cioè che vuol dire ? Che per avere aria più pulita nel resto del mondo, peggiorerà sensibilmente quella a Taranto. Insomma, è una condanna per questa città. Non capisco come possano ancora viverci persone, dovrebbe essere evaquata come Chernobyl post disastro.

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    • FRANC

      Ottobre 22nd, 2021

      *evacuata

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