“A maggio 2022 Invitalia al 60% nell’ex Ilva”

 

Il ministro allo Sviluppo economico ha delineato la road map della vertenza sul siderurgico tarantino da qui ai prossimi mesi
pubblicato il 19 Ottobre 2021, 17:07
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“A maggio 2022 Invitalia salirà al 60% nella NewCo la quale, al termine del contratto di affitto, acquisirà gli asset dell’ex Ilva“. Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti in audizione della commissione Attività produttive della Camera. “Oggi Invitalia detiene una quota del 38% del capitale di Acciaieria d’Italia Spa cui corrisponde il 50% dei diritti di voto in assemblea”, ha spiegato il ministro ricordando che “l’acquisizione degli asset dell’ex Ilva, ovvero il secondo e definitivo aumento di capitale è soggetta tre condizioni: rilascio nuova Aia, accordo con i sindacati, dissequestro penale degli impianti“. E, ha precisato in sede di replica, “perché è chiaro che se interviene il sequestro, tutta l’operazione, per come e’ stata progettata, viene a cadere“.

Secondo Giorgetti, “per il sostegno finanziario degli investimenti previsti dal piano industriale, si rende necessario attivare nuovi finanziamenti a medio e lungo termine. Gli investimenti stimati in funzione delle scelte tecniche variano da 900 milioni a 1 miliardo e mezzo. Invitalia e’ stata incaricata di procedere alla costituzione della Newco in modo di completare le analisi di fattibilità industriale ed economica finanziaria e ambientale del progetto”. 

“Il nuovo consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia – ha detto – sta lavorando alla definizione di dettaglio del nuovo piano industriale con l’ambizioso obiettivo di accelerare per quanto possibile la transizione ecologica degli stabilimenti”. Il ministro ha osservato che “la nuova linea manageriale adottata da Acciaierie d’Italia dovrebbe permettere di venire incontro alle aspettative dell’indotto, a un atteggiamento un po’ diverso nei confronti delle rappresentanze sindacali“. E ha precisato: “E’ chiaro che questo grande progetto, che coinvolge tanta risorsa pubblica, deve trovare l’accordo, oltre che delle rappresentanze sindacali, anche del sindaco di Taranto e della Regione Puglia, perché o tutti quanti siamo in qualche modo d’accordo su un grande progetto industriale per la decarbonizzazione di Taranto, oppure non ce la facciamo“.

“È plausibile, anzi sicuramente si è verificato, il fatto che ArcelorMittal abbia finanziato il proprio capitale circolante non pagando o rinviando il pagamento dei propri fornitori. Anche adesso importanti operazioni di finanziamento previste dall’accordo del 2020 sono in itinere, in parte finanziate dal Pnrr, ma non solo. Il soggetto privato ha già fatto investimenti sull’impianto e altri ne dovrà fare insieme al socio pubblico” ha dichiarato il ministro rispondendo alle domande dei componenti della commissione.

“I capisaldi del nuovo piano industriale di Acciaierie d’Italia – ha tra l’altro ricordato Giorgetti – sono quelli definiti nell’accordo di dicembre dello scorso anno e prevedono il completamento degli investimenti ambientali, importanti interventi tecnici, l’elettrificazione di una quota rilevante della produzione di acciaio e sulla costruzione di un impianto di DRI, realizzato e gestito da una Newco a partecipazione pubblica della cui costituzione è stata incaricata Invitalia“. La copertura finanziaria per l’avvio della produzione di DRI a Taranto “può essere assicurata dal Pnrr, che alloca 2 miliardi di euro sulla linea di investimento 3.2 “Utilizzo dell’idrogeno in settori hard to abate” ha detto ancora il ministro.

(leggi tutti gli articoli sul ministro Giorgetti e la vertenza Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva+giorgetti&submit=Go)

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