Abusivismo, operazione Oro di Taranto

 

Liberato un ampio specchio di mare nel primo seno del Mar Piccolo da coltivazioni abusive di mitili
pubblicato il 19 Ottobre 2021, 13:07
3 mins

All’alba di stamattina è scattata l’operazione anti abusivismo “Oro di Taranto”. Un’imponente attività di polizia ha visto operare al fianco della Guardia costiera, ASL di Taranto, Questura, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri e Polizia locale. Un dispositivo operativo che ha permesso di bonificare un vasto specchio d’acqua nel primo Seno del Mar Piccolo di Taranto da impianti abusivi di mitili.

Allevamenti di cozze predisposti in corrispondenza di aree marittime che non possono essere date in concessione per aspetti di sicurezza della navigazione e di natura sanitaria.
L’area bonificata, nello specifico, delle dimensioni di oltre 50 mila metri quadrati risultava “invasa” da innumerevoli filari irregolari, impiegati per la coltivazione illegale delle cozze.

Per le ingenti attività di individuazione e rimozione del prodotto, il Centro Nazionale di Controllo Pesca del Comando generale della Guardia Costiera di Roma – cui è stato affidato il coordinamento dell’attività di verifica sulla filiera ittica sul territorio nazionale – ha inviato in area operazioni la Nave Dattilo unità maggiore della Guardia Costiera capace di assicurare il necessario contributo operativo per il buon esito di un’attività estremamente complessa.

Il personale dell’unità, sui quattro battelli veloci, con a bordo anche personale dell’Azienda sanitaria locale, è intervenuto insieme ai sommozzatori del Nucleo della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto, inviati per le attività di bonifica e di sequestro degli impianti abusivi.

A garantire la sicurezza delle operazioni, anche unità della Guardia costiera e della Guardia di Finanza. Le operazioni si sono concluse con il sequestro di 45 tonnellate di materiale – tra semi di mitile, cordame e galleggianti – utilizzato per la realizzazione dell’attività illecita, 22 delle quali di prodotto ittico, che si stima avrebbe consentito – una volta raggiunta la taglia di commercializzazione – di
immettere sul mercato almeno 100 tonnellate di cozze, con un illecito guadagno – per la sola vendita all’ingrosso – di almeno 100 mila euro.

Un’attività finalizzata da una parte alla tutela della salute dei consumatori, e dall’altra a tutela della “filiera-corretta” del settore, composta da operatori della miticoltura tarantina rispettosi delle norme e che subiscono una concorrenza sleale.

Non secondari infine, gli espetti di tutela della sicurezza della navigazione minati dal posizionamento degli impianti abusivi oggi rimossi, privi peraltro di qualsiasi forma di segnalamento e concretamente pericolosi per le unità navali in transito.

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