Taranto, maxi-truffa nel settore delle energie rinnovabili

 

Sequestrati beni per 56 milioni di euro dai militari della guardia di finanza al termine delle indagini che coinvolgono 8 società e 12 persone
pubblicato il 14 Ottobre 2021, 11:39
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Un maxi sequestro preventivo riguardante beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, per un ammontare complessivo di 56 milioni di euro quello eseguito dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto.

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Taranto – Rita Romano, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica – Maria Grazia Anastasia, rappresenta la conclusione di indagini finalizzate ad accertare l’indebita percezione di contributi statali erogati dal gestore dei Servizi Energetici nel settore del fotovoltaico.

Ad 8 società nelle province di Milano, Bergamo, Lecco e Bolzano è stata contestata l’illecita percezione di contributi pubblici per un totale di 15 milioni di euro, attraverso la realizzazione a Ginosa (Taranto) di 4 impianti di produzione di energia elettrica tramite conversione fotovoltaica, ciascuno dei quali di potenza superiore al massimo consentito di 1 MW.

Le attività investigative hanno consentito di appurare la produzione di documentazione artificiosa al Comune di Ginosa, attestante l’illecito frazionamento dei 4 impianti in 11 parchi fotovoltaici, limitrofi tra loro, ciascuno dei quali di potenza di poco inferiore a 1 MW.

Complessivamente sono state segnalate all’Autorità Giudiziaria 12 persone (fra rappresentanti legali ed amministratori delle società) a vario titolo, per le ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Il provvedimento riguarda il sequestro degli 11 parchi fotovoltaici, il cui valore complessivo ammonta a 26 milioni di euro, beni e disponibilità finanziarie a carico dei responsabili delle società. Nell’ambito dello stesso provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie riconducibili alle 8 società, per ulteriori 15 milioni di euro.

 

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