Cemitaly, incontro in prefettura per lo Slai cobas

 

Ribadite le proposte per provare ad evitare la procedura di licenziamento collettivo
pubblicato il 13 Ottobre 2021, 18:35
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Al termine dello sciopero – manifestazione indetto dai sindacati di base di lunedì l’11 ottobre 2021, l’Rsa Slai Cobas Cemitaly Giuseppe Farina, insieme ad altri rappresentanti dei lavoratori in sciopero, sono stati ricevuti dalla prefettura di Taranto per discutere della vertenza in essere del sito ex Cementir.

Il rappresentante della Cemitaly durante l’incontro ha sottolineato “la volontà dei lavoratori Cemitaly nel rigettare gli accordi facenti parte della procedura di licenziamento collettivo per cessazione attività, in quanto non rappresentativi della volontà dei lavoratori”. Lo stesso rappresentante “si è fatto portavoce dei lavoratori in merito alla vertenza Cemitaly, illustrando il percorso storico, prima Cementir poi Cemitaly. E ha riferito le preoccupazioni dei lavoratori riguardo la palese intenzione dell’azienda di abbandonare sia il sito che i suoi lavoratori. Ha chiesto, quindi, alla prefettura garanzie affinche ciò non accada, e questo potrebbe essere attraverso la confisca del sito e delle risorse necessarie alla sua totale bonifica. Bonifica che andrebbe ad occupare i 51 lavoratori Cemitaly opportunamente formati“. E’ quanto si legge in una nota dello Slai cobas per il sindacato di classe.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/09/03/ex-cementir-la-storia-e-finita-nel-silenzio-generale/)

Pertanto, il sindacato ha ribadito le proprie proposte: “progetti di lavoro per tutti i 51 lavoratori, in particolare nelle bonifiche area industriale; legare e finalizzare alla realizzazione di questi progetti i corsi di formazione; no a soluzioni individuali, no a “bacini” da cui volta per volta delle ditte dovrebbero attingere singoli lavoratori per brevi periodi; ugualmente No a Lavori Socialmente Utili (LPU) per Comuni – così diventerebbe permanente lo stato di precarietà, quando invece sono molto necessarie bonifiche, o anche riconversione dell’attività dell’attuale Cemitaly; in caso di acquisizione della fabbrica da parte di altre aziende, imporre la “clausola sociale” dell’assunzione dei lavoratori Cemitaly. Sulla delocalizzazione, ciò che servirebbe non sono semplici “sanzioni” all’azienda, ma una legge per la requisizione di macchinari e struttura, a fronte di contributi pubblici, incentivi, sgravi dati all’azienda dai governi.

(leggi tutti gli articoli sulla ex Cementir https://www.corriereditaranto.it/?s=cementir&submit=Go)

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