Taranto, ecco lo studio di mortalità per quartieri

 

La ricerca è frutto della collaborazione tra la Società Italiana di Medicina Ambientale, il Comune di Taranto e l’Università di Bari "Aldo Moro"
pubblicato il 11 Ottobre 2021, 22:03
10 mins

Il primo studio di mortalità per quartieri è stato presentato questa mattina a Palazzo di città, presente il sindaco Rinaldo Melucci. Dal titolo “Utilizzo dei dati demografici comunali per la stima della mortalità nelle città sottoposte ad elevata pressione ambientale: risultato del primo studio sui quartieri di Taranto dal 2001 al 2020”, la ricerca è frutto della collaborazione tra la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), il Comune di Taranto e l’Università di Bari “Aldo Moro”.

«È uno strumento in più – le parole di Alessandro Miani, presidente SIMA – per poter attuare, verificare e quantificare politiche che tutelino la salute pubblica e la qualità della vita dei propri cittadini». Sono quest’ultimi, secondo il presidente, a richiedere alle amministrazioni comunali dei dati o delle politiche i cui effetti siano misurabili: «La metodologia utilizzata per lo studio su Taranto consentirà, a qualsiasi altro comune che ne soffre, di verificare se le proprie politiche stiano riducendo la pressione ambientale o le particolari situazioni d’inquinamento».

Stefano Cervellera, funzionario dell’ufficio statistiche demografiche del Comune, ha spiegato i risultati della ricerca: «Quando parliamo di mortalità ci riferiamo ad indicatori ottenuti da un rapporto “decessi-popolazione” e sono validati a livello scientifico. I dati comunali sono quindi precisi e si possono adottare in studi ecologici, specialmente per quello che abbiamo voluto fare noi sulla mortalità generale e non per cause.
Abbiamo strutturato i decessi per quartieri, sesso e si è lavorato su circa 20.699 decessi distribuiti sulle circoscrizioni, nel decennio 2011-2020, usando vari indicatori. Il più importante per noi è il tasso standardizzato di mortalità che è il rapporto tra un dato di decessi rilevato in un territorio, in rapporto ad una zona obiettivo che può essere la circoscrizione verso il comune o la circoscrizione, o il comune verso la regione o verso un dato nazionale. Se il tasso risulta maggiore di 1, c’è un eccesso di decessi; se invece il rapporto è minore di 1 allora gli osservati sono minori degli attesi; però a livello statistico non ci accontentiamo di un dato puntuale ma cerchiamo di capire le differenze che possono intercorrere tra 1,1 o 0,98. Quando vediamo il trend d’aspettativa di vita negativo per noi è una cosa difficile da digerire, c’è un sentimento di commozione perché nonostante siamo statistici e demografi, sappiamo che dietro quei numeri c’è una mortalità vera».
A tal proposito, Cervellera ha specificato che in Italia si è ridotta l’aspettativa di vita a causa della pandemia da covid-19 ma che un abbassamento così significativo non accadeva dal dopo guerra. È invece rilevante e preoccupante che si riduca in un trend decennale in aree piccole come un quartiere. «Le cause noi non le studiamo – ha aggiunto il funzionario – ma sicuramente è difficile che altrove, in aree estese come i Tamburi (aspettativa di vita media degli uomini 74/75 anni – donne 84), ci sia una disuguaglianza così importante». Ha poi complessivamente evidenziato che nei 3 quartieri nord della città (Tamburi, Paolo Vi e Città Vecchia-Borgo), i più vicini all’area industriale, hanno rilevato un eccesso statisticamente significativo di 1.020 morti (uomini e donne) tra il 2001 e il 2020 rispetto ai dati di riferimento regionale e con un picco del 68% di eccesso di mortalità rilevato nel sesso maschile tra i residenti del quartiere Paolo VI nel 2019.

Prisco Piscitelli, epidemiologo ISBEM e vicepresidente SIMA: «Questa pubblicazione si sofferma su Taranto ma è adottabile, come metodologia, da qualsiasi città italiana e anche a livello internazionale è condivisa ormai su una rivista scientifica importante come “Environmental Research” quindi ci consente di validare questo modello e proporlo per la condivisione fuori dai confini del nostro Paese.
Il risultato dello studio documenta la presenza e persistenza, in particolare negli ultimi dieci anni ovvero da quando sono disponibili dati di confronto con le stime regionali, di una problematica di salute che noi abbiamo misurato con “la mortalità rispetto all’atteso” . I tre quartieri nord, dunque, presentano un costante eccesso di mortalità in entrambi i sessi rispetto alle altre zone. L’aumento di mortalità rispetto ai dati regionali interessava inizialmente solo l’area di Tamburi e si è poi allargato agli altri due quartieri, generando una disuguaglianza di salute inaccettabile rispetto alle zone a sud della città. Cosa ci si aspetta come ricaduta da questo tipo di studi? Sicuramente di poter dare indicazioni ai decisori locali e nazionali perché se dei quartieri stanno peggio di altri, da un punto di vista di indicatori di salute, probabilmente anche gli interventi vanno differenziati perché equità non significa garantire le stesse cose a tutti ma a ciascun quel di cui ha bisogno. Quindi se c’è qualche quartiere che ha bisogno di interventi più conservativi o di promozione di salute più intensi rispetto ad altri, questo tipo di studi ne documentano disuguaglianze all’interno della stessa città e ci forniscono la possibilità di vederlo e di quantificarlo».

Abbiamo chiesto al vicepresidente le ragioni per cui non si è potuto o voluto valutare anche le cause relative ai decessi: «Le schede dei decessi di fatto non le ha il Comune ma le ha l’ASL. Noi abbiamo dato l’indicatore generale sugli eccessi di mortalità, al netto dell’età, sesso e della deprivazione socio-economica, e sono usciti 1.020 morti in eccesso rispetto all’atteso regionale, tutti nei tre quartieri nord e tutti nell’arco di dieci anni. Noi quindi sappiamo il numero, l’età e il sesso di quelle persone e abbiamo già programmato che andremo a fare un approfondimento sulle cause di morte per esempio, immediatamente, sui casi pediatrici che sono un’ottantina nei sei quartieri e una cinquantina nei tre famosi. Su questi numeri, come Comune, si può andare a chiedere e verificare presso altri enti le “schede di morte”».

Approfondirete le cause dei decessi anche nelle altre fasce d’età essendoci, purtroppo, diverse ragioni che portano alla morte? «Se la causa, per esempio, è il fumo, si dovrebbe avere, nei quartieri coinvolti, il 100% in più dei fumatori rispetto alla media regionale e non c’è quindi non è un fattore di rischio che si può dire esserne il solo. Sì, certo, in quelle tre aree c’è un’emergenza maggiore di deprivazione socio-economica però ci sono evidentemente dei cofattori che aumentano esponenzialmente il rischio. Un fumatore che risiede vicino all’Ilva, o ad un cementificio, ha un rischio esponenzialmente maggiore e non raddoppiato di ammalarsi o di morire rispetto a chi è fumatore ma vive altrove. I fattori di rischio quindi si sommano ma avere donne e uomini che nello stesso quartiere hanno aspettative di vita molto differenti, superiori alla forbice che di solito divide i due generi, vuol dire che c’è un problema di salute. La causa di morte in questo caso mi interessa relativamente meno perché a me interessa fotografarti la disuguaglianza e capire cosa vuoi fare per eliminare questo gap. Cosa vuoi dare a questa popolazione che ha bisogno di più? Vuoi dare ambulatori pediatrici? Servizi di salute? Limiti più restrittivi di emissioni alla zona industriale che è a ridosso? “Cosa si vuol dare di più” è la domanda che ci dovremmo fare piuttosto che sulla causa di morte».

«Oggi siamo orgogliosi ed emozionati perché una aperta collaborazione scientifica e statistica tra il Comune di Taranto, la Società Italiana di Medicina Ambientale e altri autorevoli interlocutori istituzionali e accademici ha di fatto consentito un aggiornamento dei dati di mortalità disponibili a tutto il 2020 e la pubblicazione e diffusione su di una piattaforma internazionale assai importante come Elsevier – ha concluso il sindaco Melucci -. Questo lavoro impegnativo, del quale desidero ringraziare tutti gli autori, ha soprattutto certificato che la pressione sulla salute dei cittadini ionici, specie nei tre quartieri più a nord e più vicini alla zona industriale, sia una realtà e non una teoria politica tutta da dimostrare o da alterare, a seconda degli interessi privati o di quelli del sistema Paese in ballo. La relazione tra questi dati e il piano dello stabilimento siderurgico di Taranto non potrà che orientare le prossime scelte del Governo italiano e la maniera con la quale utilizzeremo gli ingenti investimenti europei, a cominciare da quelli contenuti nel PNRR».

 

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3 Commenti a: Taranto, ecco lo studio di mortalità per quartieri

  1. Piero

    Ottobre 11th, 2021

    Lungi dal santificare l’Ilva ma bisogna tenere anche conto del differente tenore di vita tra i vari quartieri. In altre città qual’è la situazione? Ad esempio qual’è la differenza che so, tra Roma Centro e Torre Angela, o Palermo Centro e lo Zen?

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  2. Francesco

    Ottobre 12th, 2021

    Sono stato in montagna a trovare mio suocero ed ho incontrato un ti po’ che mi ha detto: viene a prendere in po’ di aria buona, perché a Taranto siete messi male !! Veniva da Rovigo… Non l’ho più incontrato, perché gli avrei raccontato che…
    Nonostante il lockdown, il 2020 per Rovigo è stato un altro anno orribile sul fronte dello smog. Rovigo continua a trovarsi stabilmente ai primi posti per pessima qualità dell’aria. Sono oltre un terzo le centraline che hanno superato, con una o più centraline, il limite annuale dei 35 giorni di sforamenti dei 50 microgrammi/metro cubo. E su quasi 100 città, con 83 sforamenti nella zona di Largo Martiri superamenti la città sfiora il “podio”, dopo Padova (84), Venezia (88) e Torino (98). E se si parla di qualità dell’aria e medie di concentrazioni annuali, la situazione peggiore di Rovigo è, insieme a Padova e Milano, preceduta solo da Torino con 35 microgrammi/mc.
    Le persone che si ammalano ogni anno di tumore sono 1.700 nella provincia di Rovigo. Negli ultimi anni, secondo i dati regionali, sono soprattutto le donne ad ammalarsi, di tumore alla mammella. L’incidenza, infatti, è del 15,6% ogni anno, per il 14% sono tumori al colon retto, il 10% sono tumori ai polmoni, altrettanti alla prostata, mentre il 7% riscontra un tumore alla vescica. Anche nella casistica provinciale, dunque, il tumore alla mammella è al primo posto, anche per fascia d’età. Tra gli 0 e i 49 anni, infatti, il tumore al seno è quello a più alta incidenza.

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    • Daniele

      Ottobre 12th, 2021

      Il fatto che altre città abbiano problemi di smog non giustifica ciò che il Mostro causa a noi tarantini….mal comune mezzo gaudio non vale quando in gioco c’è la vita. Inoltre bisognerebbe approfondire i dati dei tumori pediatrici che vede sicuramente Taranto tra le prime posizioni in Italia e forse d’Europa.

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