Lavoro, il “bianco” e il “nero”

 

Da Laila a Nunzio, dal Trentino alla Calabria, le ultime due settimane sono state funestate da una lista in continuo aggiornamento di caduti sui posti di lavoro. Sono in arrivo cambiamenti e servono subito
pubblicato il 10 Ottobre 2021, 08:08
9 mins

Laila El Harim aveva 40 anni ed era madre di una bimba. E’ rimasta uccisa da una fustellatrice in un’azienda di packaging di Camposanto, nel modenese. Non era stata formata per le mansioni affidate e pochi giorni prima di morire aveva inviato al compagno le foto delle macchine che la preoccupavano.

E poi due operai in Puglia (uno a Mesagne l’altro nel foggiano), un agricoltore in Alto Adige, un altro a Roma caduto da un’impalcatura all’Eur. E ancora Cologna Veneta dove un uomo è deceduto dopo essere rimasto schiacciato sotto ad un camion. Prima che toccasse a un agricoltore nel Cuneese che lavorava in un campo di nocciole, travolto e ucciso dal suo trattore. Dopo è toccato a un operaio edile, morto nel reggiano per gravi lesioni riportate a seguito di una caduta da circa 10 metri mentre era intento ad effettuare lavori di manutenzione ordinaria sul tetto. L’ultimo in ordine di tempo, ancora in Puglia, un operaio caduto all’interno di una vasca piena di mosto. Nunzio Cognetti aveva 30 anni.

Questo, il bilancio di due settimane che non si devono dimenticare.

Il tema della sicurezza sul lavoro è ritornato prepotentemente al centro dell’attenzione. I tanti, troppi casi delle persone che ci hanno rimesso la vita, nella settimana appena trascorsa e nella precedente sembrano averlo riportato nell’agenda politica.

Gli ultimi dati parziali e provvisori diffusi dall’Inail, che aggiorna di mese in mese i bollettini nella sezione “open data”, evidenziano che da gennaio ad agosto 2021 hanno perso la vita almeno 772 lavoratori e lavoratrici. Una media di 3,2 tragedie quotidiane.

Tre, quattro vittime al giorno in media, con picchi quotidiani di sette-otto tragedie. Alle quali devono aggiungersi decine di casi letali, se non centinaia, che sfuggono a conteggi e riepiloghi. Un bollettino nero infinito, sebbene il Covid ancora incide sulle statistiche globali.

Fonti ufficiose, si legge sull’Osservatorio dei diritti, ipotizzano che circa un terzo degli infortuni mortali sul lavoro rimanga sottotraccia, non censito, e che la quota di sommerso sia ancora più rilevante nel settore agricolo e sul fronte degli incidenti stradali. Il ministero del Lavoro non fornisce numeri né stime e rimanda ai soli dati Inail.

La buona notizia si nasconde, in questa pagina, tra le storie di chi non ce l’ha fatta e nel presente di chi pensa di affrontare in maniera strutturale il tema (mancato) della sicurezza sul lavoro. La buona notizia prende la forma di una velata speranza. Il premier Mario Draghi in occasione della Nadef (la nota di aggiornamento al documento di programmazione economico e finanziaria, ndr) ha dedicato la primissima parte del discorso in conferenza stampa al triste elenco dei morti sul lavoro. Elenco sul quale il capo del governo si è soffermato leggendo nome, cognome ed età delle vittime. “La questione delle morti sul lavoro assume sempre più i contorni di una strage che funesta l’ambiente economico e psicologico del Paese”, è stata la posizione di Draghi.

La strategia individuata dal presidente del consiglio sulle prime norme da mettere in campo dovrebbe comprendere sanzioni immediate, più controlli, pene severe e tempestive, collaborazione all’interno dell’azienda per individuare precocemente carenze, debolezze, insufficienze.

I sindacati, tramite i segretari Cisl e Uil, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri sembrano aver accolto con favore l’urgenza delle misure annunciate. Mentre il numero uno della Cgil, Maurizio Landini, pur registrando i progressi del governo ha chiesto norme che “fermino le aziende sino a quando non sono ripristinate le norme di sicurezza” (compreso il siderurgico di Taranto, Landini?). Dall’altra parte della trincea il presidente di Confindustria Bonomi ha rilanciato la sua proposta di istituire “commissioni paritetiche in azienda per intervenire sugli incidenti” e ha chiesto al governo di intervenire, più che sulle sanzioni ex post, su interventi che “facciano in modo che gli incidenti non avvengano”.

Potenziare le strutture di controllo potrebbe essere il nodo cruciale. Se si pensa che al momento attuale, parlando della Puglia, sono in servizio 152 tecnici per 327mila aziende è possibile farsi un’idea, neanche tanto vaga, di quel che vuol dire “carenza di organico” in questo settore. Su questo punto il ministro del Lavoro Andrea Orlando esclude l’istituzione di un organismo unico sottolineando la necessità di un potenziamento delle competenze e dell’organico dell’Ispettorato del Lavoro e di una verifica più capillare del funzionamento degli uffici delle Asl. “Purtroppo, i diversi tagli che si sono succeduti, hanno portato ad una forte ridimensionamento degli organici”.

Ma su questo punto, va dato atto, l’esecutivo si era già messo al lavoro sbloccando un concorso per oltre duemila nuove risorse all’Ispettorato del Lavoro (800 in servizio entro il 2021) e nominando il magistrato esperto in caporalato Bruno Giordano a capo dell’organismo.

Ma non basterà se queste misure non saranno accompagnate da altri interventi di lungo periodo. Non basterà se questi nomi, questi volti, questi drammi, resteranno fissati solo in tabelle e in forma di statistica. Quei morti non sono solo numeri. E ce lo spiega Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza il perché.

Marco Bazzoni

“Le chiamano “morti bianche”, come avvenissero senza sangue.
Le chiamano “morti bianche”, perché l’aggettivo bianco allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’accaduto, invece la mano responsabile c’è sempre, a volte più di una.
Le chiamano “morti bianche”, come fossero dovute alla casualità, alla fatalità, alla sfortuna.
Le chiamano “morti bianche”, ma il dolore che fa loro da contorno potrebbe reclamare ben altra sfumatura cromatica.
Le chiamano “morti bianche” per farle sembrare candide, immacolate, innocenti.
Le chiamano “morti bianche”, fanno clamore, giusto il tempo di una prima pagina. Poi le vittime e le loro famiglie finiscono spesso nel dimenticatoio.
Le chiamano “morti bianche”, per evitare che si parli di omicidi sul lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, bianche come il silenzio, come l’indifferenza che si portano dietro.
Le chiamano “morti bianche”, ma quasi sempre dipendono dal fatto che in quell’azienda non si rispettavano neanche le minime norme per la sicurezza sul lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, un modo di dire beffardo, per delle morti che più sporche di così non possono essere.
Le chiamano “morti bianche”, come il lenzuolo che copre le coscienze dei colpevoli.
Le chiamano “morti bianche”, ma sono tragedie inaccettabili per una paese che si definisce civile, che non può permettersi di avere tutte queste morti sul lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, ma in realtà sono nere, non solo perché ogni morte è “nera” ma perché spesso, quasi sempre, le vittime non risultano nemmeno nei libri paga dei loro “padroni” : padroni della loro vita. E della loro morte.
Le chiamano “morti bianche”, ma non fanno solo morti, rovinano famiglie e rendono tanti giovani orfani e soli.
Le chiamano “morti bianche”, un eufemismo che andrebbe abolito, perché è un insulto ai familiari e alle vittime del lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, pochi ne parlano, ma sono tragedie sottostimate nei dati ufficiali.
Le chiamano “morti bianche”, ma non lo sono mai”.

Non lo sarà nemmeno l’ultima. Quella che arriva proprio adesso in forma di fatto di cronaca. Dice che non ce l’ha fatta, l’operaio di Benevento caduto da una gru, mentre lavorava su un cestello, sospeso in aria. Si chiamava Alessandro. E domani avrebbe compiuto 28 anni.

Condividi:
Share
Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)