Another World is Possible

 

I giovani hanno dato l'esempio e se oggi l'obiettivo della salvaguardia del Pianeta è sull'agenda dei potenti del mondo è anche grazie all'attenzione che sono riusciti a catalizzare sul tema
pubblicato il 03 Ottobre 2021, 08:08
5 mins

Continuiamo a parlarne perché è e resta il tema chiave. Con accresciuta convinzione, perché se dai dibattiti si sta passando ai fatti è grazie ai giovani. Chiamati in ballo per anni solo nei discorsi pieni di retorica, questa generazione “pigra”, “indolente”, “fannullona”, ha cominciato a marciare, manifestare, discutere. Alla fine hanno preteso. E più di qualcosa, in questo modo, lo hanno ottenuto.

Nell’ultimo giorno del Youth4Climate, la conferenza del giovani sul clima, 400 giovani arrivati a Milano da 197 Paesi hanno consegnato ai leader politici un documento con le principali azioni da mettere in campo per la salvaguardia del Pianeta. Lo hanno fatto prima del vertice internazionale PreCop26, dedicato alla lotta al cambiamento climatico.

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, non sottraendosi all’enfasi retorica, ha detto comunque una cosa importante: “Grazie al governo italiano per aver fornito questo palcoscenico globale in cui i giovani possono impegnarsi direttamente con i decisori, e grazie ai giovani per aver contribuito con le loro idee e soluzioni in vista della Cop26. La vostra solidarietà e richiesta d’azione è un potente esempio: abbiamo bisogno che i leader nazionali seguano il vostro esempio, garantendo le ambizioni e i risultati di cui abbiamo bisogno alla Cop26 e oltre”.

Un potente esempio. Che non concede ancora “bla bla bla”. Ci ha quasi scherzato il premier Mario Draghi, su quel “bla bla bla” scandito da Greta Thunberg nel suo intervento di fronte ai giovani ambientalisti e dopo aver ascoltato le proposte dei delegati della Youth4Climate ha commentato: “A volte il “bla bla bla” è un modo per nascondere la nostra incapacità di compiere azioni, ma quando si portano avanti trasformazioni così grandi bisogna convincere le persone, spiegare che numeri come l’aumento di 1,5 gradi della temperatura, non sono qualcosa di creato ad arte ma numeri della scienza e le persone di questo vanno convinte”. Che poi ha assicurato: “sul clima dobbiamo agire più velocemente e con più efficacia”.

La pandemia, – si è detto più volte durante queste giornate -, ed i cambiamenti climatici hanno contribuito a spingere quasi 100 milioni persone in povertà estrema, portando il totale a 730 milioni. La crisi climatica, la crisi sanitaria e quella alimentare sono strettamente correlate.

Ad affrontare tutto questo c’è la generazione di giovani più grande nella storia, circa 3 miliardi di persone con meno di 25 anni, la maggior parte nei quali cittadini di Paesi a basso e medio reddito.

Questo contesto di ripresa dalla pandemia, secondo Draghi “è una opportunità per fare passi avanti nella risoluzione dei problemi climatici, facendoli bene, e lo Stato deve essere pronto ad aiutare famiglie e imprese per affrontare i costi della transizione”. E quindi uno degli obiettivi è “aumentare la quota di rinnovabili nel nostro mix energetico, rendere più sostenibile la mobilità, migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici e proteggere la biodiversità”.

Di altre proposte concrete, per esempio, si è fatta portavoce Martina Comparelli, guida nazionale di Fridays For Future Italia, che ha incontrato il premier per rilanciare proposte: uscire l’industria del fossile dal tavolo delle trattative, mettere al centro le popolazioni più colpite dalla crisi climatica, stop immediato ad ogni nuova infrastruttura legata a petrolio, gas e carbone, basta greenwashing, basta allevamenti intensivi. Fronzoli zero.

“Fateci decidere di più” la richiesta dei giovani fatta ai leader prima di congedarsi, prima di sfilare, chiudendo queste giornate in un corteo unico che ha visto nonni e nipoti, maestre, insegnanti, alunni, mamme e papà con passeggini al seguito.

Il cambiamento verrà dalle strade, da noi, non dalle conferenze. La speranza non viene dalla mancanza d’azione e dalle promesse vuote. La speranza siamo noi, la speranza c’è quando le persone si mettono insieme per un obiettivo comune. Abbiamo tutto il diritto di essere arrabbiati, di scendere in strada e chiedere il cambiamento che non solo è possibile ma anche urgentemente necessario. Vogliamo cambiare le cose e chiediamo che le cose cambino. Non fermiamoci, continuiamo a combattere”.

L’urlo di Thunberg è anche una promessa, in una manifestazione che tra discorsi e conferenze, tra bandiere di Che Guevara e arcobaleno ha trovato spazio anche per striscioni con su scritto: “Se si scioglie il ghiaccio come lo facciamo il mojto?”.

“Another world is possible, we are unstoppable”. E senza perdere l’allegria.

Condividi:
Share
Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)