La festa Madonna della Pace al Paolo VI

 

Le celebrazioni si svolgono nella chiesa della Madonna del Galeso, al Paolo VI, nel cui cortile sabato 2 “I Giullari di Dio” presenteranno un musical su padre Puglisi
pubblicato il 01 Ottobre 2021, 15:08
3 mins

Torna a Taranto una delle feste mariane un tempo fra le più sentite, quella in onore della Madonna della Pace, che si svolge l’ultima domenica di settembre o la prima di ottobre, come accadrà quest’anno. La ricorrenza si celebrerà infatti domenica 3, al quartiere Paolo VI, nella parrocchia della Madonna del Galeso, guidata da don Salvatore Magazzino.

Anche questa volta non ci sarà la processione a causa dell’emergenza sanitaria, con alcuni segni di festeggiamenti esterni, a partire dal musical “Un prete così: la storia di padre Pino Puglisi” che sabato 2, alle ore 19.30, la compagnia “I Giullari di Dio” di Grottaglie presenterà nel cortile parrocchiale . Nella mattina di domenica 3 ci sarà il giro per le vie della banda “Santa Cecilia-Città di Taranto” che alle ore 10.30 porgerà l’omaggio musicale al simulacro della Vergine, esposto in chiesa assieme a quello di San Michele Arcangelo. Le due immagini avranno la scorta d’onore dei confratelli di Santa Maria della Pace (commissario arcivescovile del sodalizio, il cav. Antonio Gigante). Nel corso della giornata sante messe saranno celebrate alle ore 8-10-11.30-18.

L’antica chiesa della Madonna della Pace, in Città Vecchia.

La Madonna della Pace un tempo era venerata nella omonima chiesa che si affacciava sulla Marina con grandiosi festeggiamenti che si svolgevano l’ultima domenica di agosto. Cataldo Portacci ne “Memorie di un tarantino verace” ricorda la sua partecipazione, all’età di sette anni, nell’ultima processione prima degli abbattimenti nel periodo fascista (1934). Racconta che vi prese parte tra le forcelle, vicino al papà, Angelo, maestro d’ascia, scelto dalla confraternita per motivi di prestigio personale fra i quattro portatori della statua (di autore ignoto, donata nel 1843 da re Ferdinando II di Borbone). All’uscita del simulacro, Portacci ricorda che “Cilorme Cappelline”, conduttore di una barca che trasportava pietrisco e materiale edile, gridò al maestro della banda di attaccare subito la “Marcia Reale” (chissà perchè proprio questa!). “Nel prosieguo della processione – prosegue – ero tanto frastornato dallo scoppiettio delle numerose batterie di mortaretti fatte brillare sulle rive di Mar Piccolo che scoppiai a piangere. La mia nonna materna che mi seguiva, preoccupata per il mio stato d’animo, mi condusse presto a casa”. A Portacci rimase impresso, in quella circostanza, l’intenso aroma di cucina casalinga proveniente dalle numerose cantine di via Garibaldi i cui titolari avevano tutti un soprannome, fra cui: “Cicce ‘u barone”, “Mentine”, ‘U savaione”, “Sumarare”…

Dopo la demolizione della chiesa assieme a tutte le case del pittaggio Turripenne, la sacra immagine fu costretta a un lungo e continuo peregrinare, fino al 1995 quando trovò finalmente sistemazione definitiva in Santa Maria del Galeso al Paolo VI.

Condividi:
Share

Commenta

  • (non verrà pubblicata)