Ex Ilva, per il piano industriale si dovrà attendere

 

Incontro interlocutorio nella serata di ieri in un hotel romano tra azienda e sindacati. Che evidenziano la contraddizione tra la conferma della cig anche per il 2022 e la prevista ripartenza a pieno regime della produzione. Chiesto nuovo incontro al MiSE e chiarimenti al Governo
pubblicato il 29 Settembre 2021, 21:56
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“L’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, ci ha detto stasera che del nuovo piano industriale ne stanno discutendo nel cda, che si stanno facendo gli investimenti, ma ci ha pure detto che in base ai dati produttivi del 2021 e del 2022 i livelli di utilizzo della cassa integrazione saranno gli stessi. Rimarranno cioè invariati. In sostanza, l’anno prossimo avremo la stessa cassa integrazione che c’è ora nei siti ex Ilva”. Lo ha dichiarato la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, dopo l’incontro di ieri a Roma con l’azienda siderurgica. “Siamo in presenza di un ricorso altissimo alla cassa integrazione, peraltro la cassa integrazione che si sta facendo é senza accordo con i sindacati, quindi a fronte di un uso di cig che per l’azienda si annuncia costante, noi chiediamo che il Governo si sbrighi ad intervenire e a decidere e a convocare la nuova proprietà nella sua intierezza, cioè parte privata e parte pubblica. Non si può pensare di tenere per tanto tempo un numero così alto di lavoratori in cassa integrazione – aggiunge Re David -. Per noi, l’unico accordo fatto è e rimane quello di settembre 2018. A questo punto, se non intervengono novità, le questioni aperte non sono risolvibili e quindi il Governo acceleri nella definizione di un piano che sia le risposte che servono sotto il profilo ambientale, industriale e sociale”.

“Dopo la presentazione dell’informativa sugli investimenti di Acciaierie d’Italia, chiediamo l’intervento del Governo per un definitivo chiarimento sulle reali intenzioni dell’azienda”. Lo dichiarano in una nota congiunta il segretario nazionale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, il vicesegretario nazionale UGL Metalmeccanici con delega alla siderurgia, Daniele Francescangeli, e il segretario confederale, Adelmo Barbarossa, a margine dell’incontro svolto nella tarda serata di ieri, sottolineando che per i nodi ambientale, occupazionale e produttivo, c’e’ bisogno di un confronto al Mise con l’obiettivo, pero’, di cambiare passo e dare finalmente certezze”. “Il documento – spiegano – manca di prospettive e non lascia intravedere, dopo tre anni di incertezze gestionali, quale possa essere il futuro dei lavoratori delle acciaierie tarantine. Queste ultime, a loro volta, necessitano sia di un adeguamento in termini di tecnologie innovative sia della creazione di un contesto favorevole di mercato, definendo e valorizzando la loro nuova ‘identita”, strategica sia per il sistema nazionale sia nello scenario internazionale, con la relativa programmazione di azioni coerenti”. “L’unica chiave di lettura positiva del nuovo progetto è l’analisi dei trend di mercato e i necessari investimenti sia tecnologici sia ambientali, ma non hanno senso se poi l’assetto occupazionale resterà pressoché invariato anche nell’anno 2022. Dunque, non basta”, concludono.

Acciaierie d’Italia: più produzione ma con lo stesso livello di cassa integrazione, qualcosa non torna. Il governo ci convochi e faccia chiarezza

“Si è svolto ieri in serata, il tavolo di incontro tra organizzazioni sindacali e la dirigenza aziendale di Acciaierie d’Italia in merito alle prospettive industriali del gruppo. L’incontro, durato un paio d’ore, ha anticipato una serie di questioni che si sono tradotte immediatamente in preoccupazioni in merito al livello di utilizzo della cassa integrazione per il 2022, rendendo quindi evidente la possibilità che si aprano scenari occupazionali futuri ben diversi dal quadro prospettato dall’accordo del 2018. Preoccupazioni pesanti a cui si aggiunge la dichiarazione dell’amministratore delegato Lucia Morselli, sulla paventata esclusione dei lavoratori di ILVA in AS dal piano complessivo in discussione col Governo“. Questo quanto dichiarano per l’USB Nazionale Lavoro Privato Sasha Colautti e Francesco Rizzo.

“Gli attuali livelli produttivi confermano al momento la marcia di tutti gli altiforni, e la partenza degli investimenti sul ripristino di Afo5. Stesso trend “in salita” si conferma anche per acciaierie (1 e 2) e per gli impianti verticalizzati che andranno a pieno regime nel 2022. Questi dati dimostrano con chiarezza la contraddizione di un utilizzo così pesante della CIGO: per USB la discussione sui livelli occupazionali va affrontata subito. L’azienda afferma che al momento l’obiettivo principale del nuovo consiglio di amministrazione è quello di varare al più presto un piano industriale che anche attraverso il piano di rilancio e di investimenti europei metta al centro la compatibilità e l’innovazione ambientale. Noi aggiungiamo che le risorse previste dal PNRR devono essere funzionali a garantire la piena occupazione. L’incontro ha evidenziato quindi molte contraddizioni: una su tutte quella tra i livelli produttivi e il numero dei lavoratori collocati in CIGO e su cui oggi non sono chiare le prospettive occupazionali a breve-medio termine” sostengono dall’Usb.

Per l’USB “è necessario arrivare al più presto al tavolo ministeriale, dove il Governo deve chiarire in modo trasparente quali sono le intenzioni reali in merito al piano industriale di Acciaierie d’Italia. USB ha posto con forza il tema della gestione degli appalti, utilizzati con contratto multiservizi, richiedendo che si apra una discussione vera sulla necessità parificare contrattualmente questi lavoratori al contratto utilizzato in Acciaierie d’Italia, ovvero quello metalmeccanico” concludono Colautti e Rizzo.

(leggi gli articoli sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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