Stato di agitazione nei centri diurni socio-riabilitativi dell’ambito di Massafra

 

A rischio lavoro e assistenza. Particolare preoccupazione per il centro diurno di Mottola
pubblicato il 24 Settembre 2021, 16:26
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Sono sordi e probabilmente la vicenda di quei lavoratori e di quei tanti cittadini in condizioni di fragilità che da circa vent’anni incontrano i loro riabilitatori, non è questione interessante per chi ha poteri decisori nell’ambito socio-assistenziale di Massafra.

Tiziana Ronsisvalle, segretaria della Funzione Pubblica CGIL di Taranto, punta il dito sull’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale 2 e solleva con forza la problematica che da qui a qualche giorno rischia di lasciare senza lavoro e senza assistenza in continuità parte degli operatori e cittadini dei Centri diurni Riabilitativi di Massafra, Palagiano, Statte e Mottola.

La Funzione Pubblica e la CGIL hanno scritto a più riprese ai sindaci dei quattro comuni, all’ASL e all’Ufficio del Piano, per richiamare l’attenzione di un servizio “in scadenza”, ma alle lettere, del 6 agosto e dello scorso 19 settembre, ha fatto seguito solo il silenzio.

“Forse la simultaneità con la campagna elettorale in alcuni territori non aiuta, ma per una serie di difficoltà il Bando che avrebbe dovuto prolungare o riassegnare il servizio, ha registrato un notevole ritardo, e così tutto si è complicato – spiega la Ronsisvalle – si parla di riaffidamento per tre centri diurni su quattro, di tagli sul monte ore, forse esuberi, e acquisiamo, inoltre, attraverso altre riunioni anche l’informazione che molte utenze si sposterebbero, come nel caso di Mottola, al presidio della RSA Umberto I”.

Si tratta di un modus operandi che il sindacato di categoria della CGIL contesta con forza, “perché tutto avvolto da una nebbia di incertezze che impedisce ai circa 60 operatori dei centri diurni, e ai loro pazienti, di programmare le loro vite”.

“Ci sarebbe la clausola sociale – continua Tiziana Ronsisvalle – ma cosa accadrebbe se i tempi così dilatati e incerti, ponessero nelle condizioni di svuotare i centri dell’utenza prevista, o se si rompesse lo schema di garanzie previste nello stesso bando? Ed è possibile che sia del tutto ininfluente nei processi decisori il rapporto che si istituisce tra operatori e pazienti in un percorso difficile come questo, fatto anche di confidenza e fiducia?”

D’altronde erano proprio queste le preoccupazioni che avevano spinto la CGIL a chiedere un incontro urgente, che “in difetto di riscontro” avrebbe portato alla proclamazione dello stato di agitazione.
“Ora l’unica via che si apre di fronte a noi è quella del ricorso al Prefetto – termina la segretaria della Funzione Pubblica CGIL di Taranto – abbiamo attesa con pazienza, ma ora dinanzi al maggiore esponente dello Stato qualcuno dovrà fornire spiegazioni”.

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