Regionale 8, nuove prescrizioni dalla Regione

 

Il Comitato VIA, Sezione Autorizzazioni Ambientali, quest'oggi ha reso noto un nuovo parere tecnico sulla nuova documentazione presentata dalla Provincia
pubblicato il 22 Settembre 2021, 20:42
10 mins

Il Comitato VIA della Regione Puglia, Sezione Autorizzazioni Ambientali, quest’oggi ha reso noto un nuovo parere tecnico in merito al “Provvedimento autorizzatorio unico regionale per il progetto realizzazione della Strada litoranea interna – Regionale n. 8 e connessa viabilità minore da Talsano ad Avetrana”. 

Esaminata la nuova documentazione presentata dalla Provincia di Taranto (ricordiamo che lo scorso giugno lo stesso Comitato aveva richiesto una revisione della soluzione progettuale che tenesse conto dei rilievi evidenziati), pur riconoscendo la strategicità dell’opera come da Piano attuativo 2015 -2019 del PRT (Piano Regionale Trasporti), valutati gli studi trasmessi al fine della valutazione di impatto ambientale per gli interventi ivi proposti, richiamati i criteri per la Valutazione Ambientale di cui alla Parte Il del d. lgs. 152/2006, ha formulato il proprio parere di competenza ex art. 4 co.1 del r.r. 07/2018, ritenendo che il progetto, come da soluzione proposta, non comporti potenziali impatti ambientali significativi e negativi, formulando tuttavia una serie di condizioni ambientali affinché l’opera possa venir realizzata.

In riferimento alle attività relative allo sbancamento e riporto, al fine di minimizzare gli stessi e gli impatti derivanti, viene chiesto che “siano ridimensionate le parti di infrastruttura in rilevato, minimizzandole; siano conservate, lì dove le condizioni idrauliche e di sicurezza lo permettano, le quote e l livellette originarie nei tratti in cui si interviene sull’infrastruttura stradale esistente, adeguando e ampliando il pacchetto stradale già in essere; sia assicurato il mantenimento delle intersezioni a rotatoria con le strade esistenti, lì dove è possibile, garantendo la stessa quota altimetrica dell’infrastruttura intercettata; sia definito il bilancio complessivo delle terre e rocce movimentate nel cantiere (volumi prodotti, volumi riutilizzati in sito allo stato naturale, volumi destinati a recupero e/o discarica, volumi reperiti all’esterno del cantiere) e sia fornita indicazione delle quantità nonché della tipologia di materiale da riutilizzare; l’area cantierata nel sito di produzione, ai sensi delle “Linee guida sull’applicazione della disciplina per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo” (Linee Guida SNPA 22/2019), per il riutilizzo delle terre e rocce da scavo sia caratterizzata da contiguità territoriale in cui la gestione operativa dei materiali non interessa la pubblica viabilità, in base a quanto disciplinato dall’art.185, comma 1 lettera c) del D.Lgs 152/2006 e smi, così che la condizione che il terreno sia “riutilizzato … (omissis)… nello stesso sito in cui è stato escavato” sia soddisfatta; sia garantita l’armonizzazione dell’infrastruttura stradale con l’ambiente evitando alterazioni visive, barriera urbanistica ed ecosistemica; siano prodotti elaborati redatti in conformità con le indicazioni riportate dal precedente p.to a) al p.to f), in cui siano anche riportati i “profili longitudinali e planimetrie” aggiornati anche su base ortofoto riportando sugli stessi tratti in sterro, rilevato e mezza-costa, il “diagramma delle aree e dei volumi” corrispondenti alle quantità di materiale di cui al “Piano utilizzo terre e rocce da scavo” dai quali si evinca univocamente l’ottemperanza alle indicazioni di cui sopra”.

Inoltre il Comitato di VIA chiede che “sia chiarita l’esistenza o meno delle aree di bonifica citate negli elaborati di progetto (profili longitudinali, sezioni tipo e particolari ed altri). Qualora non siano presente aree di bonifica, come evincibile dal nuovo elaborato prodotto e pubblicato sul portale il 5.08.2021 “T.01 – Piano utilizzo terre e rocce da scavo – Relazione”, siano correttii gli elaborati progettuali in cui ne era stata rilevata la presenza. Qualora vi siano aree di bonifica, sia prodotta documentazione attestante le modalità di gestione dei materiali, in conformità alle norme di settore”.

“Nell’area di interferenza con l’habitat 6220 individuato ai sensi della DGR 2442/2018, sia evitato, al di fuori del tracciato di progetto, il deposito di materiali, allestimento di aree cantiere e la sosta di mezzi d’opera; il pacchetto di asfalto sia realizzato con asfalto poroso fonoassorbente. Infatti – spiegano dal Comitato VIA – l’utilizzo di asfalto poroso fonoassorbente riduce del 25% gli incidenti rispetto a quello tradizionale; evita l’acquaplaning; ha una maggiore resistenza agli agenti atmosferici con una oscillazione da +50° a -30°; ha un’usura di 7 anni contro i 5 di quello liscio; riduce l’inquinamento da rumore che alla fonte per effetto della calcolo logaritmico si dimezza; grazie all’utilizzo del bitume modificato con aggiunta di polimeri determina una elasticità alla struttura tale da avere un’interessante deformazione e ritorno elastico; infine è riciclabile a caldo senza l’impiego di autotrasporti e di ulteriore carico di inquinamento, con evidenti vantaggi sia in termini di sicurezza che di sostenibilità ambientale”.

Dalla struttura tecnica della Regione Puglia chiedono, scorrendo la lettura del documento odierno, che “siano adottate tutte le misure di mitigazione e compensazione che il proponente ha riportato nell’apposito elaborato specialistico, curando al tempo stesso il mantenimento dei mezzi di cantiere in buone condizioni di manutenzione; l’umidificazione del terreno (mediante fog cannon) e di eventuali cumuli di materiale polverulento, per impedire l’emissione di polveri; la riduzione delle emissioni sonore durante le fasi di lavoro; l’utilizzazione di aree prive di vegetazione naturale e seminaturale per lo stoccaggio dei materiali; l’adozione delle idonee misure di gestione in caso di sversamenti accidentali di sostanze contaminanti (oli, combustibili, ecc.) durante la fase di cantiere”.  

Fondamentale che “il deposito dei materiali e delle terre e rocce da scavo non dovrà avvenire trasversalmente alle linee di deflusso preferenziale delle acque, affinché sia scongiurato il rischio di barrieramento al naturale deflusso delle acque di scorrimento superficiale, soprattutto in concomitanza di precipitazioni meteoriche di forte intensità;  i materiali da scavo prodotti, nell’attesa della loro destinazione finale, siano protetti da adeguate coperture mobili (tipo teloni a rete fitta permeabili all’acqua e all’aria), al fine di limitare lo spolverio in giornate ventose e il dilavamento superficiale in concomitanza di possibili piogge; come da Linee Guida SNPA n. 22/2019, in fase di scavo, qualora presenti materiali di riporto, devono essere verificate le condizioni del materiale da riutilizzare in sito alle indicazioni di cui all’art. 4 comma 3 del DPR n. 120/2017 (test di cessione e CSC); sia definita la superficie proposta in progetto (indicata pari a c.ca 6000 m2), quale misura di compensazione per il reimpianto delle specie costituenti l’Habitat 6220, da individuarsi nelle vicinanze dello stesso, e sia presentato apposito progetto per acquisire nulla osta e autorizzazioni ex lege previste degli Enti preposti alla tutela ambientale, paesaggistica e territoriale”.

Sempre in campo ambientale viene richiesto che “sia aggiornato ed attuato un Piano di Monitoraggio Ambientale che rispecchi il documento presentato “S.01.02 – Piano di Monitoraggio Ambientale” e che ne integri in tutto le operazioni già effettuate (campionamento e analisi parametri di legge), da condividere e far approvare da ARPA Puglia; sia ottenuta l’autorizzazione in deroga per l’espianto degli alberi di ulivo monumentali ai sensi dell’art. 11 c.1 della L.R. n.14/2007 secondo le modalità indicate dalla stessa normativa regionale, previo parere della Commissione tecnica a tutela degli alberi monumentali, con la specifica che gli ulivi non dovranno essere destinati a scopi vivaistici e/o ornamentali e che dovranno essere reimpiantati in aree pubbliche previa intesa con le amministrazioni comunali competenti per territorio, o in aree di proprietà della provincia, seguendo le indicazioni del protocollo in materia di Xylella fastidiosa vigente al momento del reimpianto; sia redatto un nuovo piano di utilizzo delle Terre e rocce da scavo che tenga in debito quanto sopra prescritto e rilevato, nonché quanto riportato nel parere di ARPA DAP Ta, prot. 59006 del 31.08.2021; in fase di progettazione esecutiva, tutti gli elaborati di progetto dovranno essere conformati alle prescrizioni. Tanto anche al fine della verifica di ottemperanza e delle attività di monitoraggio ambientale”. 

Le condizioni ambientali dunque dovranno essere recepite in fase di progettazione esecutiva e la relativa e conseguente documentazione progettuale, redatta in conformità, dovrà essere prodotta prima dell’inizio dei lavori, anche ai fini delle valutazioni del Comitato Regionale VIA. La cantierabilità dell’intervento è quindi condizionata all’avvenuta ottemperanza di quanto prescritto nel parere odierno. Staremo a vedere

(leggi tutti gli articoli sulla Regionale 8 https://www.corriereditaranto.it/?s=regionale+8&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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