Moro, una storia ancora da scrivere

 

Incontro alla Biblioteca Acclavio con l’on. Gero Grassi, per far luce sugli aspetti ancora oscuri dei 55 giorni che cambiarono l’Italia.
pubblicato il 15 Settembre 2021, 16:57
5 mins

È una storia ancora da scrivere, quella del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro. O almeno, questa è l’impressione che pervade chi ascolta l’onorevole Gero Grassi. Ex DC, poi PPI, Margherita e infine PD, deputato nelle tre legislature precedenti a quella attuale, il politico di Terlizzi è noto ai più soprattutto per il suo lavoro per la ricostruzione della verità sul rapimento e l’uccisione del presidente della DC Aldo Moro.

Proprio su quella vicenda, ormai lontana eppure presentissima, verte l’incontro organizzato dal Consiglio Regionale della Puglia, ospitato dalla Biblioteca Comunale “Acclavio”.

«In via Fani c’erano anche le BR»

Il racconto, densissimo, parte da un presupposto fondamentale: la verità storicamente affermata secondo cui il rapimento di Moro fu opera delle BR è «un falso storico». Un’affermazione pesante, ma che l’onorevole Grassi basa sulla sua lunga attività di ricerca e, soprattutto, sull’esperienza come componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro. Il pensiero di Grassi si può sintetizzare con una sua stessa espressione: «In via Fani c’erano anche le BR». I terroristi, dunque, sarebbero stati solo un tassello di un disegno più ampio, volto a mettere fine al progetto di Moro di realizzare in Italia «una democrazia compiuta».

Da Jalta a via Caetani

La vicenda del rapimento Moro, nella lettura dell’onorevole Grassi, affonda le radici nientemeno che nella Seconda Guerra Mondiale, e in particolare nella conferenza di Jalta, che stabilisce gli equilibri del mondo post-bellico.

«Negli accordi di Jalta – racconta Grassi – ci sono due cose che noi non abbiamo mai saputo. La prima: che ognuno comanda a casa sua e quindi all’est comanda la Russia, all’ovest comandano gli Stati Uniti. C’è la reciproca intesa che nessuno interviene in casa d’altri. E quindi nel 1956, carri armati russi a Budapest, gli americani non muovono un dito […]. Quando Franco è dittatore in Spagna, Salazar in Portogallo e i Colonnelli in Grecia i Russi non intervengono. Né gli americani vanno a Praga nel 1969 durante la Primavera di Praga».

Uno status quo di cui era parte integrante il quadro politico italiano. «Agli inglesi negli accordi di Jalta viene riconosciuto il protettorato sull’Italia. Detto concretamente, noi non siamo una Repubblica indipendente perché tutte le scelte nevralgiche del nostro Stato devono avere il placet inglese. […] Togliatti, che era il migliore nel suo partito, sapeva che al governo il Partito Comunista non sarebbe mai più tornato, perché è come se a Praga fosse sorta la Democrazia Cristiana». È qui che, nella ricostruzione di Grassi, il disegno politico di Moro entra drammaticamente in conflitto con il quadro geopolitico internazionale.

«Moro capisce che non si può tenere fuori un partito che nel 1976 prende il 34% alle Politiche […] e quindi prepara la democrazia compiuta, che non è il Compromesso Storico. Il Compromesso storico è l’unione comunisti-democristiani, la democrazia compiuta è l’alternanza».

È a questo proposito che Grassi tiene a sottolineare che il sequestro del 1978 non è l’unico progetto di eliminare fisicamente Moro; lo precedono i dossier del Piano Solo, ideato dal generale De Lorenzo (1963), cui si aggiunge la presenza di Moro a bordo del treno Italicus poco prima della strage (1974). Tutto questo senza dimenticare che, sul fronte comunista, anche Berlinguer subisce un sospetto attentato in Bulgaria (1973).

A questo si collegano le conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta, che da varie testimonianze (non ultima quella del leader delle BR Franceschini) ha raccolto la notizia che in via Fani, oltre al commando brigatista, fossero presenti membri della criminalità organizzata e dei servizi segreti, non solo italiani.

Cosa resta di Moro

Dopo un racconto dai tratti così oscuri (riportato nel libro “Aldo Moro: la verità negata”, edito dal Consiglio Regionale della Puglia e scaricabile gratuitamente a questo indirizzo), l’onorevole Grassi conclude comunque con una nota di positività, richiamando la vitalità che le idee di Moro hanno ancora, ad oltre quarant’anni dalla sua scomparsa. Il progetto di un’Europa dei popoli, il sogno di un Mediterraneo non più luogo di morte come durante la guerra, ma bacino di pace. Temi quanto mai attuali, anche in questo inizio di ventunesimo secolo.

Condividi:
Share

Un Commento a: Moro, una storia ancora da scrivere

  1. Fra

    Settembre 17th, 2021

    Cosa resta.. la vecchia Italsider questo ci ha lasciato in eredità ,morti e tanti malati di tumore ,proprio una bella persona .

    Rispondi

Commenta

  • (non verrà pubblicata)