Il Crocifisso miracoloso, nel tradizionale passo lento della “nazzecata”

 

Questa sera la conclusione dei festeggiamenti
pubblicato il 14 Settembre 2021, 08:15
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E’ stato veramente emozionante lunedì sera, vigilia della festa, veder avanzare sul piazzale SS.Annunziata, nel tradizionale passo lento della “nazzecata” dei confratelli, il Crocifisso miracoloso: mezzora per compiere un tragitto di poche decine di metri. Questo, fra due ali di folla di fedeli, disciplinatamente ai loro posti, con l’accompagnamento della banda musicale. E’ stata quasi una promessa di ritorno alla normalità in una Taranto che, come ha evidenziato mons. Filippo Santoro all’inizio della celebrazione eucaristica, ambisce ritornare quanto prima alle sue secolari tradizioni, prima fra tutte quella della Settimana Santa. Durante l’omelia, l’arcivescovo ha invitato ognuno a guardare con fede al legno della Croce, non più segno di morte atroce, ma di certezza della resurrezione, dalle sofferenze fisiche ma ancor più spirituali, conseguenza di una pandemia che pare iniziare a mordere sempre meno. E sempre quale speranza di ritorno alla vita di sempre, alla fine della santa messa, mons. Filippo Santoro ha voluto prendere parte alla piccola processione di ritorno in chiesa, fra i canti magistralmente eseguiti dal coro della diocesi diretto dal maestro Fabio Massimillo, che ha animato la celebrazione.

La festa dell’Esaltazione della Croce, stasera, sarà annunciata dal suono della banda, la “Santa Cecilia” di Taranto, che muoverà da piazza Immacolata fino al piazzale del santuario dove alle ore 18 accompagnerà la breve, ma sempre lentissima, processione sul piazzale del Crocifisso, opera di fra Umile da Pietrafitta, fine secolo XVII. Dopo la recita del rosario, alle ore 19 santa messa di don Andrea Mortato, che sin dall’inizio del suo mandato di parroco lavora instancabilmente per la rivitalizzazione del santuario al Borgo. Al termine della cdelebrazione, al suono delle marce sinfoniche, rientro del simulacro in chiesa, con l’auspicio per il prossimo anno, ad emergenza sanitaria terminata, dello svolgimento di un ancor più ricco programma di festeggiamenti civili e religiosi.

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