“Io e il mio remare verso le alternative”

 

La testimonianza diretta di quanto lo sport può far molto per la nostra città
pubblicato il 12 Settembre 2021, 10:17
8 mins

Un anno fa presso il molo Sant’Eligio, per quattro giorni, si è tenuta la “Fiera Del Mare” che ha ospitato diverse realtà del territorio le cui attività sono riconducibili al mare. È stata l’occasione che mi ha permesso di scoprire l’ A.S.D. Vogatori città di Taranto. Da tempo desideravo approcciare a questa peculiare disciplina in quanto necessita, per esistere, del mare. Legame questo che mi affascina particolarmente perché nobilita la pratica del canottaggio e di riflesso conferisce lustro a quelle località abbracciate dalle acque dove è possibile vogare.
Nonostante sul territorio ionico siano presenti diverse associazioni riconosciute dalla F.I.C.S.F. (Federazione Italiana Canottaggio Sedile Fisso), non ho esitato ad iscrivermi all’A.S.D. Vogatori città di Taranto che sin dal primo approccio si è rivelata una società accogliente, inclusiva e attenta a valorizzare il potenziale di ogni atleta.
Le restrizioni causate dalla seconda ondata della covid-19 hanno reso travagliata la gestione del consueto calendario degli allenamenti per l’anno 2020/21 causando vari periodi di fermo. Malgrado ciò la società presieduta da Cosimo Conte non ha desistito ma si è mobilitata per riorganizzare – nel rispetto delle norme per il contenimento della diffusione dell’epidemia di cui sopra – le sue attività.

Ho avuto così l’occasione di allenarmi usufruendo del remoergometro che è uno strumento il quale simula fedelmente il gesto atletico del canottaggio. Certo, quest’ultimo è poggiato a terra, invece la barca poggia su un mezzo liquido ma è efficace, specialmente per chi è alle prime armi, per apprendere la tecnica di voga. A tal proposito, “Inverno2021” è stata la denominazione con cui la F.I.C. (Federazione Italiana Canottaggio) ha indicato le Gare-Test Nazionali remoergometriche a cui ho partecipato grazie all’opportunità ricevuta dall’associazione.
La Direzione Tecnica della federazione, oltre a monitorare l’andamento della preparazione degli atleti, attraverso questi test valuta le prove delle atlete e degli atleti da inserire nelle squadre nazionali che poi partecipano alle gare internazionali dell’anno agonistico.
Eventi come questi entusiasmano le squadre che pur svolgendo un’attività per diletto, senza cioè scopo di lucro, si impegnano con dedizione al fine di ottenere risultati importanti. Lo è stato anche per la squadra femminile agonistica della Vogatori città di Taranto di cui faccio parte.

Dopo diversi allenamenti con il gruppo amatoriale, il maestro Francesco Rusciano mi ha piacevolmente stupita chiedendomi se avessi voluto far parte di quello agonistico composto da dieci rematrici. Con loro ci siamo preparate ad intermittenza durante l’inverno e l’autunno scorso, per ottemperare alle direttive ministeriali, ma abbiamo recuperato intensamente durante la primavera riuscendo a raccogliere i frutti dei nostri sacrifici:
– BRONZO nella seconda tappa F.I.C.S.F. per la Coppa Italia Lance a 10 remi ;
– BRONZO nel trofeo del mar Adriatico e dello Jonio e nel XVIII trofeo dei gonfaloni Massimo Cervone.
Il canottaggio è uno sport vasto e variegato come testimoniano le disparate tecniche di voga a seconda delle imbarcazioni utilizzate. Quest’ultime si possono scindere in due macro insiemi, le barche a sedile scorrevole e fisso e tra le specialità sportive svolte dall’associazione sopracitata ci sono:
– Canottaggio su canoe e kayak;
– Canottaggio amatoriale con possibilità di formare gruppi per partecipare a manifestazioni non competitive;
-Voga a sedile fisso a 10 remi nella quale remano contemporaneamente su grosse imbarcazioni 10 persone e un timoniere;
– Voga “alla Valesana”, tecnica di voga singola e in piedi con avanti due remi incrociati, praticata su gozzi lunghi 5 metri;​
– Voga “alla Veneta”, tecnica di voga di coppia con avanti un remo per ciascun componente ed anch’essa è praticata su gozzi tarantini;
– Voga su barche riconosciute federali come gozzo a 4 remi più timoniere.
Remare nella città dei due mari, oltre ad allenare il fisico in maniera inusuale, permette di nutrire la mente e l’anima grazie al profumo dello iodio, ai colori avvolgenti dell’alba e quelli caldi del tramonto, agli eccezionali ma preziosi avvistamenti delle grandi tartarughe marine e al panorama che si manifesta davanti agli occhi dei vogatori e delle vogatrici. Si ha dunque la possibilità di osservare Taranto da un’altra prospettiva perché durante gli allenamenti si costeggia il Lungomare Vittorio Emanuele III, il Ponte Girevole, il Ponte di Porta Napoli (cosiddetto di Pietra), l’isola e viale del Tramonto di San Vito.

Sono stati questi i motivi che mi hanno spinta a sperimentare anche la remata sul gozzo a 4 remi per poi non abbandonarla avendone scoperti altri, pur sempre affascinanti, ma intrinsechi alla tecnica stessa di voga che è diversa dalla barca a 10 remi. Preziosi in questa disciplina sono stati gli insegnamenti appresi da Mina Recchia che oltre a preparare me, Valentina Caldarola e Candida Semeraro alla gara interregionale di Gozzo Nazionale indetta dalla F.I.C.S.F., è stata parte dell’equipaggio. Insieme ed affiatate, lo scorso 22 agosto, siamo riuscite a tagliare per prime il traguardo aggiudicandoci l’oro e battendo squadre qualificate come la senior femminile del Palio di Taranto e dei Rematori Taranto Magna Grecia.
A rendere il canottaggio uno sport ancora più incantevole è la sua storia. Secondo lo studioso tedesco di archeologia navale Olaf Hockmann, le prime imbarcazioni mosse da remi vennero costruite già nel Paleolitico superiore (fino all’8500 a.C.). L’osservazione di tronchi d’albero galleggianti probabilmente suggerì ai nostri più antichi avi di attrezzarsi di un mezzo di locomozione in grado di trasportarli sull’acqua. I rami d’albero divennero pertiche sino all’evoluzione in pagaie, remi e alla costruzione di imbarcazioni più evolute, in grado di dominare con maggior sicurezza onde e correnti. L’arte della navigazione cambiò radicalmente la vita dell’uomo rivelandosi fondamentale nel commercio, nel lavoro, nella pesca, nei trasporti e nella guerra e chissà se questa disciplina possa rivelarsi importante anche in quella che fu la colonia degli Spartani.
Chissà se si investirà nel canottaggio affinché possa diventare un pezzo di quel facoltoso puzzle di alternative su cui puntare per far risorgere Taranto. Si può solo auspicare che ciò avvenga e che si tragga spunto dal modello inglese per organizzare importanti e blasonate regate come la famosa sfida Oxford-Cambridge (1829) e la Royal Henley Regatta (1839).

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