Il Porto di Taranto guarda con fiducia al futuro

 

Si conclude la nostra 'incursione' nelle attività dello scalo ionico, facendo il punto con il presidente dell'Autorità di Sistema Sergio Prete
pubblicato il 12 Settembre 2021, 09:34
12 mins

Il porto di Taranto è sicuro ed è anche ben posizionato strategicamente. In più, è dotato di servizi tecnico-nautici qualificati e professionalmente validi. Ce lo ha raccontato il comandante della Capitaneria di Porto di Taranto, Diego Tomat, nell’intervista che ci ha rilasciato a ferragosto.
Proprio sulla scorta di questi presupposti, abbiamo approfondito con Eligio Salvatore (Piloti del Porto), Gaetano Raguseo (Rimorchiatori Napoletani), Cosimo Pignatelli (Battellieri) e Giovanni Puglisi (Ormeggiatori), tutte le caratteristiche dei servizi, cosiddetti, tecnico-nautici. Sia per raccontare alla città alcuni aspetti dell’ecosistema portuale, sia per gettare le basi, anche se l’obiettivo è molto ambizioso, di un percorso che mira a ricucire lo strappo socio-culturale tra Taranto ed il suo mare.
Ma c’è qualcosa di più, che va oltre i buoni propositi. Perché, proprio dal giro di interviste, appena concluso, sono emerse alcune
caratteristiche e altrettante potenzialità dello scalo jonico. Dai cenni storici, che ci hanno riportato indietro nel tempo, citando i cantieri Tosi e la ex Belleli, alla Evergreen, senza dimenticare l’ex Ilva, a quelle che potrebbero essere le proiezioni future.
Ecco perché abbiamo ritenuto che fosse il caso di tirare le fila di tutto questo discorso. Che è simile a tanti anelli, apparentemente disgiunti, ma che insieme possono diventare, un tutt’uno, un po’ come quelli che formano la catena dell’ancora di una nave. Partendo dalla storia del porto tarantino, che in pochi conoscono e che abbiamo ricostruito, nei suoi punti salienti, prima di intervistare l’avvocato Sergio Prete, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio.
Nel periodo a cavallo tra l’ VIII e il II sec. a.C., Taranto era una delle metropoli della Magna Grecia e si distinse come centro di commerci e traffici marittimi, quale porto inserito nelle grandi rotte del Mediterraneo. Successivamente, ci fu un periodo di decadenza legato alla conquista della città da parte dei Romani. Nel tardo Medioevo, sotto il controllo angioino, si avviò un lento processo di recupero delle funzioni portuali, accompagnato da un progetto di ampliamento dello scalo nell’attuale sito del ‘Porto Mercantile’. E nei secoli successivi, l’economia della città non riuscì ad espandersi finché, in epoca napoleonica – e, successivamente, con l’Unità d’Italia, Taranto assunse il ruolo di piazzaforte marittima e vide sorgere, nel bacino del Mar Piccolo, l’Arsenale Militare.
Sull’altro fronte della città – il Mar Grande – tra la fine dell’Ottocento ed i primi del Novecento, solo due piccoli moli avevano reso possibili le limitate attività portuali di natura non militare. All’inizio degli anni ’60 la designazione di Taranto come sede di un grande complesso siderurgico determinò una prima grande svolta nelle vicende del porto. Parallelamente veniva costruito, sempre nel primo seno, un pontile a servizio della “nuova” raffineria di petrolio: il porto acquisiva così un carattere eminentemente industriale.
In pochi anni, l’espansione della siderurgia e la previsione di nuove iniziative imprenditoriali stimolarono un progetto di estensione delle strutture portuali oltre il​ Mar Grande: nacque l’idea del porto stellare, successivamente modificato nella struttura ed inserito nel Piano Regolatore Portuale del 1980.
E nello stesso periodo, proprio grazie all’attività dell’acciaieria e alle nuove banchine realizzate per servirla, Taranto è balzata al terzo posto della classifica nazionale per la movimentazione delle merci, anche se Eni e Cementir hanno contribuito all’implementazione delle attività, sostanzialmente industriali.
Dal 2001, la storia è quella più recente e ben nota e ci riporta alle vicende collegate alla Evergreen e al Taranto Container Terminal che ha rappresentato una quota dei traffici portuali pari al 15% rispetto al dato complessivo.

Sergio Prete

Presidente Prete, dal passato al futuro, quali sono le prospettive per il rilancio del Porto?
“Le prospettive e le strategie che stiamo già mettendo in atto, da diverso tempo, si basano su un concetto che abbiamo preso in prestito dal mondo economico-finanziario, quello della diversificazione del rischio. Perché, dati alla mano, ci siamo resi conto che l’impatto sulle attività portuali dei traffici generati dallo stabilimento siderurgico, in termini di movimentazione di navi e merci, era compreso tra il 65% e
l’80%, ovviamente, rispetto al dato complessivo dello scalo. Ed abbiamo capito che non potevamo puntare solo sugli asset industriali delle attività e che avremmo dovuto ampliare il nostro raggio di azione. La concessione in favore della Yilport Holding, l’approdo della Msc, il prossimo avvio della gestione della Piattaforma Logistica, il cantiere Ferretti, che a breve dovrebbe dar vita al sito produttivo tarantino, riportando, di fatto, la cantieristica navale di prestigio, nella nostra città, ed una serie di altri contatti che stiamo intensificando, testimoniano proprio questo nuovo approccio strategico. Con l’obiettivo di far diventare Taranto anche un polo croceristico, un hub
commerciale, oltre che una base strategica per l’import-export. Senza considerare le attività industriali e quelle di transhipment. Il tutto in un’ottica di sostenibilità ambientale e di innovazione. Per il raggiungimento di questi traguardi è necessario, però, che tutti gli stackeholders, pubblici e privati, remino dalla stessa parte”.
Lei ha parlato di “transhipment”, quali sono le novità per le attività legate ai contenitori?
“Sostanzialmente, sono molto fiducioso sulla ripresa di questa tipologia di attività portuali. Attendiamo l’esito delle positive toccate effettuate dalla Maersk, un ripristino ed ampliamento delle linee della CMA CGM e sappiamo che la SCCT sta sviluppando intensi contatti con altre importanti compagnie potenzialmente interessate al nostro scalo. L’interesse è chiaramente in crescita sia per l’autorevolezza dell’operatore terminalista presente nel porto che per la posizione strategica e per le infrastrutture portuali ed intermodali recentemente ammodernate o in corso di ammodernamento”.
A proposito di intermodalità, è alla base di un porto moderno e ben collegato: come siamo messi? ​
“Partirei dal fatto che Taranto ha un grande vantaggio: il porto è confinante con la città ma si espande al di fuori di essa. A differenza di tante altre realtà che soffrono della interferenza tra il traffico portuale e quello urbano, lo scalo jonico non ha colli di bottiglia e ciò lo rende un fluido snodo dell’intera filiera logistica. Ma, lasciando da parte questa considerazione, ci sono una serie di investimenti che
mirano a migliorare ed ammodernare la zona portuale. Gli investimenti già effettuati e quelli in corso sono tutti rivolti allo sviluppo delle
funzioni commerciali e turistiche. Per la parte industriale, gli investimenti sono a carico dei concessionari, come per esempio l’Eni, che sta adeguando il suo pontile per far fronte al progetto Tempa Rossa. Anche RFI ha in corso di realizzazione dei progetti per il potenziamento dei raccordi ferroviari che ci permetteranno di comporre treni lunghi, fino a 750 metri, nel pieno rispetto degli standard europei”.
Sembrano tanti pezzi di un puzzle in costruzione?
“Lo sono, perché ogni singolo aspetto assume un ruolo determinante nella visione strategica complessiva del Porto. Le faccio un esempio, attualissimo. La presenza di Msc, non deve esser valutata solo come una nave da crociera che attracca a Taranto, in determinati giorni e che genera qualche visita in più in città, seguendo la logica di un turismo del tipo ‘mordi e fuggi’. Grazie a MSC ed alla Taranto Cruise Port Taranto, nonché alla concreta e positiva sinergia con l’Amministrazione comunale, è diventato anche porto di imbarco e di sbarco dei passeggieri. Ciò consente ad una parte dei croceristi di fermarsi nella nostra città o nella provincia e, scoprendone le bellezze, diventa ‘cassa di risonanza’ della cultura e dei valori che la caratterizzano. Così come gli stessi croceristi possono decidere di tornare e soggiornare nel territorio. Ecco perché ogni singolo tassello del nostro lavoro, va inquadrato in uno scenario più ampio e sinergico col territorio. E turismo e cultura ricoprono un ruolo importante della nostra visione strategica presente e futura, perché il mare è anche un elemento naturale fondamentale per l’interscambio culturale”.
Ha parlato di cultura. Quella portuale scarseggia?
“Le rispondo dicendole che c’è da lavorare. Non abbiamo una cultura portuale estesa e diffusa come in altre realtà. Ciò è facilmente spiegabile con le funzioni storicamente svolte dal porto. Lo sappiamo, e per questo abbiamo in cantiere una serie di progetti che speriamo ci permettano di ‘invertire la rotta’, cioè di portare l’aspetto culturale e storico del porto, nella città e nei tarantini. Rendendoli sempre più consapevoli e partecipi della realtà portuale. Proprio per tale ragione stiamo realizzando il progetto OPEN PORT, un luogo di conoscenza e divulgazione – anche con strumenti multimediali – della storia, delle attività, delle professioni e dei progetti del porto. In attesa del completamento del luogo fisico, a breve sarà utilizzato un apposito sito internet. Tra qualche giorno partiranno i Port Days (1-4 ottobre), cioè una serie di eventi che ‘apriranno’ il porto alla città”.

 

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