Urban Farmer, nasce l’AgriCultura

 

Visione chiara, competenza, caparbietà. Due colleghi di lavoro hanno messo a punto un modello che risolve il problema dell'abbandono delle campagne offrendo una valida e salutare alternativa ai consumatori utilizzando la rete, e molto, molto altro...
pubblicato il 12 Settembre 2021, 08:08
6 mins

“Pensare locale e agire globale”. Urban Farmer è un progetto destinato a fare scuola perché è dotato di una visione nella quale si intersecano più ambiti. Ambiente, economia, società, cibo. Cultura, in una parola sola.

Eppure, nasce tutto come un gioco. Anzi, proprio da un gioco: Farmville. Molto in voga qualche anno fa su Facebook. Il principio era semplice: più coltivi, più guadagni.

A spiegarci Urban Farmer c’è Andrea Guarrasi, tarantino, ingegnere informatico della Leonardo Aerostrutture di Grottaglie dal 2008. Dapprima, circa un paio di anni da operaio, dopo la laurea diventa impiegato, oggi è responsabile della qualità di fornitori, dei materiali, dei nuovi procedimenti prodotti in tutto il mezzogiorno d’Italia per l’azienda.

“Pensare locale e agire globale”. E’ suo il mantra che scomoda in un colpo solo la filosofia giapponese, il sociologo Zygmund Bauman e il semiologo Paolo Fabbri.

L’idea sembra scaturire da due condizioni che la professione nell’ingegneria aeronautica impone: “miglioramento” e “sostenibilità”. Dogmi acquisiti dall’esperienza nell’industria metalmeccanica e convogliati nel progetto. Un’esperienza destinata a non restare chiusa negli immensi capannoni di Grottaglie.

Poi arriva Aren Hoxha, collega di Andrea, cofondatore di Urban Farmer, figlio di imprenditori di successo albanesi. E la sua idea: “Voglio portare Farmville nella vita reale”. Il “piano” sembra abbastanza folle per riuscire. Infatti, su questo substrato, unito alla conoscenza del territorio e di un po’ di persone proprietari di terreni incolti da anni, praticamente abbandonati, si accende l’intuizione.

Qui nasce Urban Farmer. Nel punto d’incontro tra chi vuole un terreno da coltivare e chi per diversi motivi, non vuole occuparsene o non può permetterselo. E’ di fatto un market place, ma meno banale a detta dei fondatori, dove l’utente/cliente utilizzando la piattaforma sul sito: www.urbanfarmer.it troverà tra pochi giorni terreni disponibili da coltivare nell’arco di 30 chilometri, raggio entro il quale saranno evidenziati gli agricoltori che aderiscono alla piattaforma.

“Pensa a quanti vantaggi possiamo mettere sul piatto della bilancia: un terreno da incolto diventa produttivo. Da qual momento già rischia meno di essere devastato da un incendio. Poi c’è il momento della raccolta. Ma i vantaggi non sono finiti”.

Gli agricoltori scelti da Urban Farmer, ci spiega Guarrasi, non fanno colture intensive e soprattutto sono attenti alla varietà dei prodotti. “Facciamo un esempio. Andando al supermercato e comprando dalla grande distribuzione si trovano solo due tipi di cime di rapa. Solo in Puglia, per dare un’idea, ne esistono 7 varietà, per lo più sconosciute e introvabili sui banchi. E così per tutti gli altri ortaggi, per la frutta, i cereali, eccetera. Questo lo dico perché si percepisce un livello di attenzione accresciuto della gente nel controllare la provenienza dei prodotti che portano sulla tavola. Ecco, a tutto questo noi siamo la risposta”.

“Pensare locale e agire globale”. “Sappiamo che la Terra ha un problema. Ma anche gli agricoltori hanno un problema. Vivono in un regime di sostentamento, quando va bene. In un mercato dominato dalla grande distribuzione che decide cosa coltivare, a che prezzo e perfino le modalità di pagamento. Da soli non ce la fanno, perché non hanno alternative. E non possono fare agricoltura sostenibile, o la programmazione della semina. Qual è l’effetto? Abbiamo fragole (insipide) tutto l’anno. Vero. Ma a che prezzo? Il prezzo lo pagano la nostra salute e le colture più antiche, che hanno bisogno di più tempo e di più cure e che quindi, vengono messe da parte”.

Semplice e ambizioso. Due qualità che non bastano a trasformare un’idea in un progetto, sempre difficile da realizzare, soffocato quasi sempre da montagne di carta burocrazia o destinato a morire di stenti, senza guide che rispondono alla tue domande.

Andrea Guarrasi e Aren Hoxha, dopo aver superato tutte quelle difficoltà, hanno incassato l’attenzione del ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli al quale hanno illustrato il progetto, mosso obiezioni e evidenziato criticità. E una certa attenzione è stata anche dimostrata dal senatore pentastellato
Mario Turco che seguirà, speriamo con molta attenzione, i primi passi della nascita di Urban Farmer.

“Noi – prosegue Guarrasi – abbiamo studiato il mercato. Ci sono 1,4 milioni di aziende agricole, 57 miliardi di fatturato, all’interno del quale il market place prende una “fettina” da 1,2 miliardi. Questo, banalmente, vuol dire che c’è mercato”.

E non è un caso. “Urban Farmer, e ciò costituisce un altro vantaggio, potrebbe colmare un vuoto nell’ambito della digitalizzazione in agricoltura, dove in Italia si è praticamente a zero sebbene esistano miriadi di piccole realtà che vorrebbero investire in agricoltura”.

Natura e ambiente. Cibo e salute. Economia e salute. “Tutti abbiamo delle idee – mi dice salutandomi Andrea Guarrasi – ma poi bisogna chiedersi, queste idee risolvono problemi?”.

Non fa una piega, voi che dite?

 

(Nella foto da sinistra Andrea Guarrasi e Aren Hoxha)

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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