Bonifica area Gennarini, si procede a piccoli passi

 

Rivista l'analisi di rischio presentata dall'Acquedotto Pugliese. Intanto del progetto legato all'ex Ilva non parla più nessuno
pubblicato il 06 Settembre 2021, 18:42
10 mins

Nelle scorse settimane si è svolta, esclusivamente in modalità di videoconferenza, una riunione tecnica sul Sin (Sito Interesse Nazionale) di Taranto, al fine di una valutazione preliminare delle modifiche apportate dall’azienda Acquedotto Pugliese S.p.A. all’Analisi di rischio sito-specifica per l’area dell’impianto di depurazione Gennarini. Presenti alla riunione i rappresentanti del MiTE, ISPRA, INAIL, ARPA Puglia e di Acquedotto Pugliese S.p.A.

Preliminarmente l’Ing. Carlotta Angelini (della Direzione Generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali del ministero della Transizione Ecologica) ha fatto il punto della situazione, a seguito della trasmissione del documento “Analisi di Rischio Sito Specifica” da parte di Acquedotto Pugliese del 29/03/2021, a sguito del quale è stata indetta la Conferenza di servizi istruttoria asincrona del 7/4/2021.

A seguito dei pareri acquisti nell’ambito della Conferenza dei Servizi istruttoria da parte della Regione Puglia, di ARPA Puglia, di ISPRAINAILComune di Taranto, il Ministero il 15/6/2021 ha comunicato i motivi ostativi alla conclusione positiva del procedimento.

Pertanto in riscontro a questa comunicazione, l’Acquedotto Pugliese ha trasmesso l’Analisi di Rischio sito-specifica revisionata in ottemperanza alle osservazioni contenute nei vai pareri.

A seguito dell’Ing. Angelini è intervenuta che ha illustra le principali modifiche apportate all’Analisi di rischio: selezione dei contaminati indici dell’analisi di rischio: è stato esteso il set dei parametri anche a quelli segnalati da ARPA Puglia; materiali di riporto: è prevista la rimozione entro il 2022 e le successive verifiche di fondo scavovolatili presenti in falda: è stata integrata l’analisi di rischio con il percorso di “volatilizzazione” del triclorometanomonitoraggio delle acque sotterranee: è stato previsto il monitoraggio di tutti i parametri richiesti dagli Enti ai fini della verifica della qualità delle acque sotterranee.

Sempre l’Ing. Angelini ha poi chiesto agli enti presenti una valutazione di massima in merito al documento di Analisi di rischio revisionato dall’azienda in relazione alle osservazioni formulate con i citati pareri. Tutti gli Enti presenti hanno condiviso l’approccio seguito dell’azienda e, in linea generale, non hanno rilevato particolari criticità.

(leggi gli articoli sul depuratore Gennarini https://www.corriereditaranto.it/?s=gennarini&submit=Go)

Con riferimento, in particolare, ai cumuli di materiali da riporto, l’azienda ha comunicato che procederà allo smaltimento degli stessi, classificabili quale rifiuto non pericoloso (a seguito dei superamenti evidenziati con il test di cessione), presso idonei impianti di conferimento/recupero. Verrà, inoltre, fornita ad ARPA copia dei Formulari di Identificazione Rifiuti relativi ai suddetti cumuli per attestarne l’avvenuto e corretto smaltimento. L’azienda evidenzia che il procedimento sull’area dei riporti ha una tempistica più lunga rispetto a quella delle altre aree interessate dall’Analisi di rischio.

L’ing. Angelini in conclusione della riunione ha comunicato che, alla luce di quanto emerso nel corso della riunione, il Ministero provvederà a chiedere formalmente un parere alle Amministrazioni e agli Enti coinvolti nell’ambito di apposita Conferenza di servizi, ai fini della conclusione del procedimento.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/07/30/ex-ilva-e-acque-del-gennarini-tra-dati-e-un-po-di-storia2/)

Ricordiamo che lo scorso il 2 dicembre 2019 a Roma, presso il ministero dell’Ambiente, si svolse una riunione sull’area su cui sorge il depuratore Gennarini gestito dall’Aqp.

Motivo della riunione, rendere noti i dati in merito alla caratterizzazione dei terreni su cui far sorgere l’impianto di ampliamento del depuratore: quello che serve al progetto di cui sopra. Il piano di caratterizzazione venne approvatonella Conferenza dei Servizi del 24 febbraio 2011: i risultati sono arrivati nel giugno del 2019. Otto anni…

Per quanto riguarda la matrice top-soil, non si registrarono superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC). Per la matrice acque sotterranee invece, si registrarono superamenti per Solfati, Arsenico, Boro e Triclorometano. Come indicato da ARPA Puglia furono anche analizzati i materiali da riporto che, sottoposti a test di eluazione, evidenziarono superamenti per il Nichel, Arsenico, Piombo, Alluminio, Antimonio, Ferro e Manganese.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/11/16/ex-ilva-naufraga-il-progetto-delle-acque-reflue/)

Il mese successivo, siamo al luglio 2019, la Divisione Bonifiche del ministero dell’Ambiente chiede ad ARPA Puglia di inviare la relazione di validazione delle indagini di caratterizzazione, che è stata trasmessa l’8 novembre 2020. Mentre al gestore dell’impianto, ovvero l’Acquedotto, vista la contaminazione delle acque di falda, di procedere alle attività di prevenzione previste dal D.lgs. 152/2006, così come di gestire come previsto dalla legge i materiali da riporto che non avevano superato i test così detti di cessione. Infine, venne chiesto alla Provincia di Taranto di inviduare i responsabili dell’inquinamento della falda

Tutto questo in quanto il ministero dell’Ambiente voleva dei chiarimenti in merito alle procedure tecnico-amministrative che si volevano attuare per la realizzazione dell’impianto di potenziamento del depuratore Gennarini, visto che l’area suddetta risulta inquinata.

Durante la riunione del dicembre 2019, emerse queste problematicità, il rappresentante dell’Aqp dichiarò che l’area in cui dovrebbe sorgere l’impianto, non interferisce con le attività di bonifica in corso, visto che il depuratore rientra nel SIN di Taranto. Inoltre, affermò che la società voleva effettuare un monitoraggio delle acque di falda, mentre per quanto concerneva il materiale da riporto, lo stesso sarebbe stato messo in sicurezza, pur non essendo depositato in un’area diversa rispetto a quella su cui far sorgere il nuovo impianto.

In merito al superamento del parametro Triclorometano, si è ipotizzata un’origine naturale dovuta al processo di clolurazione di sostanze umiche (tipicamente costituite da tre componenti distinte in base alle differenti caratteristiche di solubilità in alcali o acidi). Ciò detto la società si è detta indirizzata ad effettuare un’analisi di rischio sanitaria per capire esattamente come intervenire. Che è appunto quella analizzata recentemente.

Per quanto attiene invece il materiale da riporto, era in corso di valutazione una messa in sicurezza permanente, in modo da garantire l’isolamento dei materiali non solo nella parte superficiale ma anche in quella potenzialmente a contatto con l’oscillazione dela falda. Anche perché l’Aqp durante la riunione segnalò superamenti di contaminazione della falda anche in aree non ricadenti nel SIN.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/04/18/falda-del-gennarini-inquinata-al-cis-lo-sanno/)

Infine ricordiamo un altro piao di aspetti di questa vicenda. In merito al revamping, potenziamento e ambientalizzazione dell’intero sistema di depurazione acque facente capo all’impianto Gennarini, il Comune ha finanziato il progetto con 25 milioni di euro, ai fini del riutilizzo delle stesse a uso industriale ed agricolo. La fase di progettazione è terminata nel maggio dello scorso anno.

Il progetto prevede il potenziamento della linea acqua e della linea fanghi, la copertura e la deodorizzazione delle principali stazioni di trattamento. Tra le opere da realizzare, vi sarà anche un nuovo impianto di cogenerazione alimentato dal biogas prodotto dai fanghi che fornirà energia elettrica al depuratore, con una conseguente riduzione dei consumi energetici. L’intervento dovrebbe avere una durata di circa 3 anni, dall’avvio del cantiere.

Ricordiamo inoltre che il progetto che prevede il“Completamento del progetto dell’utilizzo industriale (ex Ilva) delle acque reflue di Taranto per uso potabile ed irriguo”, un intervento che doveva consistere nella realizzazione di un impianto di ultra-affinamento delle acque refluecivili trattate nell’impianto di depurazione di Taranto Bellavista e del collettamento delle stesse fino all’area dello stabilimento siderurgico ex Ilva, è stato di fatto messo da parte dal Cis di Taranto (dopo che era presente nella prima AIA rilasciata all’ex Ilva nel 2011 e riproposto nel Piano Ambientale 2014).

Al posto di quel progetto, di cui abbiamo sempre scritto negli ultimi 15 anni, nei mesi scorsi è stata proposta l’idea di creare un dissalatore. Progetto sul quale al momento non sembra esserci alcun procedimento in atto. Ma di cui scriveremo a breve. Staremo a vedere quel che accadrà su questo progetto che si attende da quasi 30 anni. E sul quale ci dichiarammo a favore oltre 15 anni fa, nella misura in cui è attuabile.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/02/10/acque-reflue-ex-ilva-si-fara-il-dissalatore/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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