Ex Ilva, sindacati chiedono incontro a Governo

 

Fim, Fiom e Uilm hanno richiesto al ministro Giorgetti di convocare un incontro sulla vertenza dopo l'ultima riunione dello scorso 8 luglio
pubblicato il 03 Settembre 2021, 18:13
7 mins

I sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm tornano a fare pressione nei confronti del governo affinché vengano convocati il prima possibile, per riprendere i fili del discorso sul futuro dell’ex Ilva. “Il governo ci convochi, mantenga la parola data a luglio dopo l’incontro al Mise. Non si può ricordare dei sindacati solo a fronte di problemi di ordine pubblico: evidentemente è questa la sua concezione di relazioni industriali, ed è una cosa paradossale”. Così il segretario generale della Fiom, Francesca Re David, conversando con l’Adnkronos, torna a sollecitare il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, sulla riapertura del tavolo sull’ex gruppo Ilva.

“Abbiamo mandato una richiesta scritta di convocazione. Lo scorso luglio erano state concesse 13 settimane di cassa covid con l’impegno di arrivare alla scadenza con la presentazione del piano e degli strumenti necessari ad avviare una discussione ampia con i sindacati, E invece non succede nulla“, aggiunge. Puntando il dito sulla nuova richiesta di cigo ordinaria che arriva dai vertici di Acciaierie d’Italia. “Siamo tornati esattamente come prima di luglio – denuncia ancora Re David -. Sono in oltre 3mila i lavoratori in cassa a Taranto e il mercato dell’acciaio è tornato a tirare: non si capisce dunque quale sia la prospettiva di risalita produttiva nè quale avanzamento sia possibile sul piano ambientale”, prosegue. Ed è “paradossale che i lavoratori non abbiano nessun tipo di prospettiva” afferma, criticando anche quell’intervento sulle delocalizzazioni che il governo non ha ancora presentato in Cdm: “Intanto non si capisce come una legge possa essere retroattiva nè perchè il sindacato non sia stato mai chiamato ad esprimersi ma soprattutto non si capisce come stiano insieme un intervento che una sfilata importante di uomini di partito e di politici ha chiesto dopo la vicenda Gkn e la richiesta delle multinazionali ai tavoli di confronto di ottenere un cig per cessazione di attività: le due cose non stanno insieme, se non delocalizzi non chiudi”, spiega Re David. E conclude: “Se qualcuno pensa che i sindacati diano il prorio assenso a politiche di riduzione dell’occupazione per Ilva o supportino decisioni prese altrove con cui chiudere stabilimenti e siti, non ci siamo. Non funziona così”. 

Sulla vicenda ex Ilva si registra anche l’intervento del segretario generale della FIM-CISL Roberto Benaglia e del segretario nazionale Fim Cisl Valerio D’Alò. “Come Fim, Fiom e Uilm oggi abbiamo chiesto nuovamente un incontro al Mise e ad Acciaierie d’Italia per far ripartire il confronto sulle sorti del polo siderurgico. Dopo l’ultimo incontro dell’8 luglio scorso – rilevano Roberto Benaglia e Valerio D’Alò – non abbiamo ancora avuto ulteriore occasione di aggiornamento sulla vertenza, che tiene col fiato sospeso complessivamente – tra l’intero gruppo Acciaierie d’Italia, Ilva in Amministrazione Straordinaria e aziende dell’Indotto e dell’Appalto – oltre 20mila famiglie dei lavoratori. Superata la fase estiva, serve riprendere la trattativa, riempiendola di contenuti indispensabili, per riuscire a fare chiarezza e fissare le tappe del rilancio del polo siderurgico di Taranto e di tutto il gruppo. Riteniamo che la ridefinizione in atto tra i nuovi soci – Stato e ArcelorMittal – del nuovo piano industriale ci debba coinvolgere sin dalle battute iniziali”.

“Per la costruzione di un programma di rilancio di tutti i siti ex Ilva, è fondamentale per noi – aggiungono Benaglia e D’Alò – mettersi a lavoro insieme, condividendo gli orientamenti del futuro piano industriale. Come rappresentanti dei lavoratori, inoltre, non possiamo assistere al fatto che ammortizzatori sociali e scelte industriali di investimento vadano avanti in maniera divergente e scollegate tra loro. Dobbiamo dare un senso anche ai sacrifici che i lavoratori, gravati dagli ammortizzatori sociali, stanno facendo e soprattutto dobbiamo limitarli per fare in modo che la stagione importante sull’acciaio sia colta molto più pienamente a partire da questi mesi del 2021 da parte del nuovo gruppo”. “Ci attendiamo – concludono Benaglia e D’Alò – risposte rapide, attraverso una convocazione seria e soprattutto auspichiamo che finalmente il sindacato venga coinvolto sulla costruzione e sulla definizione degli investimenti sostenibili, delle scelte occupazionali e del futuro di questo gruppo”.

“Abbiamo richiesto insieme a Fim e Fiom l’ennesimo incontro al Ministro Giorgetti per affrontare la grave problematica dell’ex Ilva. Dall’8 luglio abbiamo atteso inutilmente il rispetto dell’impegno che a conclusione dell’incontro avevano assunto i tre ministri presenti (Orlando, Carfagna, Giorgetti) e l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Morselli. In quell’occasione ci era stato ribadito che le tredici settimane di cassa integrazione a partire dal primo luglio dovevano essere sufficienti per arrivare alla ‘presentazione del piano industriale aggiornato e da concordare con tutte le parti coinvolte (azienda, sindacato e territori) per la gestione dei mesi successivi e del piano occupazionale”, dichiara Rocco Palombella, segretario generale Uilm.

“Ad oggi – prosegue – l’unica azione messa in campo da Acciaierie d’Italia è la richiesta di ulteriori 13 settimane di cassa integrazione per circa 4mila lavoratori a partire dal 27 settembre. Le notizie arrivano solamente a mezzo stampa su ipotetici progetti di aggiornamento del piano industriale che impatterebbero in modo drammatico sui livelli occupazionali. Quanto tempo dobbiamo aspettare ancora? Siamo stufi – conclude Palombella – di assistere a una prassi ormai consolidata e che dura da troppi anni. La pazienza dei lavoratori ex Ilva e del sindacato è finita“.

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Un Commento a: Ex Ilva, sindacati chiedono incontro a Governo

  1. Fra

    Settembre 4th, 2021

    Peggio di così non si può andare ,spazzatura a go go ,impianti fatiscenti ,buio pesto ,inquinamento visibile, guard rail rosso rame autorizzato ,la cassa covid (maledetto virus nato a vantaggio delle multinazionali) ,che dire il decadentismo rivive in Taranto e i cittadini ne sono fieri a quanto pare !!

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