“Italvolley: largo ai giovani”

 

Intervista all'ex centrale Paolo Cozzi, ora commentatore
pubblicato il 02 Settembre 2021, 17:08
7 mins

Domani cominciano i Campionati Europei di pallavolo. L’Italia affidata Al neo CT  De Giorgi si presenta con una squadra senza stelle (fuori Zaytsev e Juantorena) e tanti giovani di belle speranze. Abbiamo colto l’occasione per parlare di Nazionale, ma anche di SuperLega e del ruolo che in questo campionato potrà recitare la Prisma Taranto, con Paolo Cozzi, ex centrale azzurro (bronzo ad Atene 2004, oro agli Europei del 2003 e del 2005) ma anche rossoblù (stagione 2009-10), che di recente ha commentato le Olimpiadi di Tokyo per Discovery Channel e che anche è un apprezzato opinionista del portale volleynews.it

Paolo, subito domanda a bruciapelo:l’Italia di De Giorgi riuscirà ad arrivare in zona medaglie agli Europei?

Se pensiamo a come è andata alle Olimpiadi vien da dire che è difficile. Agli Europei ci sono nazionali molto competitive dalla Francia che ha vinto l’oro a Tokyo, alla Serbia che ha avuto tutta l’estate per prepararsi a questo evento, alla Polonia che è in cerca di riscatto, sino alla Germania. Ci sta in un’ottica di rinnovamento che si possa non raggiungere almeno le semifinali.

Certo in un momento in cui il ranking conta per le varie qualificazioni, Parigi in primis, la nostra posizione attuale (ottavo posto) comincia ad essere preoccupante. Il lato positivo è veder giocare i nostri giovani e capire subito su chi poter contare in futuro. Secondo me De Giorgi ha fatto bene a puntare sui giovani. E’ inutile che continuiamo a cercare di salvare il presente con il rischio di compromettere il futuro. Era giusto tirare una riga di un certo tipo e incominciare a guardare a quello che abbiamo, pensando di valorizzarlo perché di materiale umano da valorizzare ce n’è.

L’Italvolley sembra scoperta nel ruolo di opposto…

Non credo che Zaytsev sia definitivamente fuori dalla Nazionale. Al momento è ai box per infortunio ma secondo me rientrerà nel progetto anche perché la Nazionale ha ancora bisogno del miglior Ivan e lui stesso, per il tipo di personaggio che è, ha bisogno della Nazionale. Al momento c’è Pinali nel ruolo di opposto che il suo campionato a Ravenna se lo è fatto. Ora con Trento avrà una possibilità di crescita ulteriore. Si dice sempre che i giovani non trovano spazio nei club di SuperLega. Mi sembra che Pinali a Trento abbia una buona chance per mettersi in evidenza.

Parliamo della SuperLega e della protesta dei club per avere alla ripresa della stagione agonistica i palazzetti almeno con la capienza al 50%…

Capisco benissimo che per i club più strutturati e che negli anni hanno fidelizzato un rapporto con i propri sostenitori, come Perugia o Modena, possa venire a mancare una grossa fetta di incassi. Però è anche vero che ci sono palazzetti che durante una normale stagione si riempiono per metà della loro capienza o che ci sono club che quando stabiliscono il prezzo di un biglietto pensano più a portare gente dentro che a fare incassi. Di sicuro il 35% è poco e su questo non ci piove. Credo che una buona base di partenza per la nuova stagione possa essere quella di arrivare a poter contare sul 50/60% della capienza regolare.

La prossima SuperLega sarà sempre divisa in due/tre tronconi?

Si decisamente. Vedo Perugia un pelo sopra Modena – che paga qualcosa al centro, soprattutto a muro – e Civitanova che ha tanti reduci dalle Olimpiadi e che ha perso Leal, il miglior schiacciatore al mondo. Poi ci sono le squadre che lotteranno per i play-off e giù vedo una bella lotta per la salvezza con Ravenna, Padova, Taranto e anche la coppia Latina – Verona.

Taranto che tipo di approccio al campionato deve avere?

Ci sarà da soffrire tantissimo. C’è da lavorare e sudare tanto in palestra sin da subito. Vediamo questa volta che coniglio tirerà fuori dal cilindro il “mago” Di Pinto che ci ha abituato ad imprese quasi impossibili nel passato.

Taranto, secondo me, deve cercare di partire forte per strappare qualche punto – che alla fine potrebbero fare la differenza in chiave salvezza – contro quelle squadre che hanno tanti reduci dalle competizioni internazionali e che, quindi, non saranno al top nei primi due mesi di campionato. Deve essere una squadra “ignorante” in campo nel senso che deve ignorare l’avversario che ha dall’altra parte della rete, non deve pensare al suo blasone, ai giocatori top che ha di fronte e giocare spingendo sempre al massimo contro tutti con tanta voglia di lottare su ogni pallone dal primo all’ultimo minuto del match.

Tu sei stato uno degli ultimi giocatori rossoblù a giocare in A/1 (stagione 2009/10). Quanto è cambiato il massimo campionato di volley italiano da allora?

Solo in fatto di centimetri è cresciuto tantissimo il nostro torneo. C’è molta fisicità e meno tecnica. Il paragone calzante lo trovi tra due grossi campioni come Leal che è l’emblema dello strapotere fisico della pallavolo moderna e Juantorena che è sempre stato un giocatore potente ma che risaltava all’occhio per la sua grande tecnica, emblema della pallavolo di un decennio fa. Inoltre vedo un grosso divario generazionale tra i palleggiatori. Ce ne sono tanti ultratrentenni e molti giovanissimi.

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