Acciaierie d’Italia, nuova Cigo sino a dicembre

 

L'azienda ha inviato la comunicazione attesa alle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici e a Confindustria Taranto
pubblicato il 02 Settembre 2021, 18:01
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L’azienda Acciaierie d’Italia ha comunicato quest’oggi alla organizzazioni sindacali dei metalmeccanici di Taranto, Fiom, Fim, Uilm, Ugl e Usb, oltre che a Confindustria Taranto, che dal 27 settembre e per 13 settimane sarà attivata la Cigo per 3.500 lavoratori.

Nella nota dell’azienda si legge che “causa dell’emergenza epidemiologica COVID-19 ancora in atto in tutto il territorio nazionale ed internazionale, i cui effetti continuano ad avere riflessi in termini del consolidamento degli ordinativi e stabilità dei volumi produttivi, con Decreto Legge del 20.07.2021 n. 103 pubblicato in pari data in Gazzetta Ufficiale n. 172 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha inteso procedere alla concessione di un’integrazione del trattamento di integrazione salariale di cui alla legge 21 maggio 2021, n. 69, per una durata massima di ulteriori tredici settimane. Allo stato attuale, presso il sito produttivo di Taranto, le tredici settimane di proroga terminano il 25 settembre“.

Nel mese di marzo 2020, con l’inizio della pandemia Covid-19, anche in accordo con le organizzazioni sindacali, la società ricorda di aver dovuto fermare alcuni impianti di produzione. Nello specifico presso il sito di Taranto, il sito produttivo che alimenta la produzione di tutti i siti di lavorazione in Italia, si è proceduto alla fermata non programmata dell’Altoforno 2, che ha comportato la riduzione della capacità produttiva di ghisa di circa 5.000 tonnellate al giorno, con conseguente fermata dell’Acciaieria n.1.

Tale fermata, ha inoltre indotto la società a riformulare i piani di intervento manutentivo sull’Altoforno 4, rinviati a causa della fermata dell’Altoforno 2 e non più ulteriormente differibili per ragioni tecniche, tanto da doverne prevedere l’esecuzione con fermata dello stesso Altoforno 4 di circa 60 giorni nel periodo aprile-giugno 2021, con ulteriore “mancata produzione” di circa 5.000 tonnellate giorno di ghisa, con conseguente fermata dell’Acciaieria n. 1.

“Il perdurare di tale blocco produttivo per un periodo superiore all’intero anno, nonostante nel generale contesto di mercato siano oggi percepibili segnali ottimistici nella crescente e maggiormente stabile domanda di acciaio, ha condizionato e continua ad incidere in modo inevitabile sulla possibilità di poter saturare gli impianti di laminazione e rilavorazione a valle del ciclo produttivo sia per lo stabilimento di Taranto ma anche per i centri di lavorazione e laminazione a freddo del Nord Italia (a titolo esemplificativo Genova, Novi Ligure, Racconigi) con ovvie ricadute sulla possibilità di impiego, in modo continuativo, del personale addetto su tali impianti” prosegue la nota dell’azienda.

Pertanto, a causa di questa situazione imputabile all’impatto e ai riflessi della emergenza epidemiologica Covid-19, la società sarà nuovamente interessata ad una sospensione e/o riduzione delle attività lavorative per il cui effetto richiede l’intervento della CIG Ordinaria e delle relative provvidenze che, a decorrere dal 27 settembre 2021 e per un periodo presumibile di 13 settimane, potrà interessare fino ad un massimo di circa 3500 dipendenti media settimanale, distinti tra quadri, impiegati ed operai.

La società precisa infine che, nell’individuazione del personale da porre in sospensione, si atterrà a criteri oggettivi derivanti dagli Impianti in marcia, dalle professionalità dei lavoratori coniugate alla quantità ed alla qualità delle lavorazioni di volta in volta da eseguire.

(leggi tutti gli articoli su Acciaierie d’Italia https://www.corriereditaranto.it/?s=acciaierie+d%27italia&submit=Go)

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