E l’estate andavamo a mare da “Braciola”

 

Nicola Melucci: "Così un tempo i ragazzini nell’Isola trascorrevano la stagione più calda"
pubblicato il 25 Agosto 2021, 07:38
5 mins

“Summer in Old City”, così la scritta campeggiava in una locandina, con cui si cercava di conferire un certo tono a un evento culturale in Città vecchia. Mentalmente lo traducevamo con la più popolare “’A staggiòne a Tarde vecchie”, durante la passeggiata fra gli ombreggianti vicoli che mitigavano il caldo afoso di metà agosto. Ci chiedevamo come, un tempo, i bambini dell’Isola trascorrevano la più bella delle stagioni? Ce lo racconta Nicola Melucci, tarantino doc legatissimo alle nostre tradizioni e che nella giunta Armentani ha ricoperto anche l’incarico di vice sindaco.

Attualmente impegnato nel centro di ascolto antiviolenza dell’associazione “Stella Maris”, Nicola ha trascorso gran parte della giovinezza (anni cinquanta) proprio in Città vecchia, dove da qualche tempo è tornato a vivere. “Liberi dagli impegni scolastici alla scuola Amati – racconta – trascorrevamo le mattinate allo stabilimento balneare di ‘Braciole’, vicino al castello aragonese, che sorgeva su palafitte. Alle 8.30 eravamo pronti per andare a mare. Pagando una minima somma, avevamo accesso agli spogliatoi. Quindi, ci tuffavamo e uscivamo dall’acqua solo quando sulle mani comparivano le vesciche. In particolare aspettavamo con ansia l’arrivo delle ragazze che andavano a cambiarsi nelle cabine. Per poterle spiare sollevavamo di poco le botole da cui si accedeva al mare: più che le caviglie non riuscivamo a intravvedere, ma ci accontentavamo, ben attenti però a non farci scoprire da eventuali accompagnatori, altrimenti erano guai seri!”.

La domenica, invece, il piccolo Nicola andava con la famiglia a fare il bagno al Sabbione, usufruendo a mezzogiorno di un piccolo punto ristoro approntato dai mitilicoltori, che nel prospiciente specchio d’acqua avevano gli allevamenti di cozze.

Il pomeriggio, e quando il meteo non permetteva il bagno, veniva trascorso in piazzetta Sant’Agostino, che si trasformava in campo di calcio e … laboratorio di falegnameria per realizzare rudimentali monopattini o addirittura slittini, questi ultimi ricavati da vecchie cassette per la frutta abbandonate nel mercato di via Di Mezzo. “Sfruttando la pendenza dell’attiguo vicolo – racconta – ci cimentavamo in spericolate corse, ben attenti a non travolgere i passanti”.

Non mancavano i giochi tradizionali, come “‘u curruchele” (una particolare trottola): chi perdeva doveva sottostare a’ pezzogne’, con il vincitore che spaccava la trottola del perdente. Particolarmente impegnativo era il “manuè zozzò”, una sorta di catena umana in cui si saltava sulle spalle di chi stava sotto. Alla fine si gridava ‘Pese ‘u chiumme o no?’, fino a quando l’equilibrio instabile faceva cadere tutti a terra. Il tutto, badando bene a non infastidire le funzioni officiate dal parroco di Sant’Agostino don Orazio Trani, presso cui la domenica Nicola e i suoi amici servivano messa e all’occorrenza portavano a turno la croce durante i funerali. Nel pomeriggio spesso la piccola comitiva si recava alla “Marina” per assistere ai tornei di livoria, in cui si destreggiavano gli adulti, cercando di impararne bene le regole.

“La domenica venivamo incaricati di portare in chiesa i coetanei più restii alla fede, che abitavano nella zona bassa di Città vecchia – continua Nicola Melucci – A chi accettava l’invito don Orazio regalava un po’ di gallette ricevute dai soldati americani alla fine della guerra che, nonostante il trascorrere degli anni, conservavano un sapore gradevolissimo. Con gli stessi ragazzi, a volte, facevamo la guerra a colpi di pietre: noi dall’alto del pendio La Riccia e loro giù, in via Di Mezzo. Qualche volte anche io sono stato colpito alla fronte, ma la ferita si rimarginava subito con un po’ di ‘olie de pesce sciorge’. Alla fine, si ritornava amici come prima”.

Il tutto ebbe fine con il trasferimento della sua famiglia nella nuova casa di viale Liguria, munita di ogni comodità, ma senza più gli amici del vicolo, che Nicola continua a ricordare con grande nostalgia.

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Un Commento a: E l’estate andavamo a mare da “Braciola”

  1. Francesco Simonetti

    Agosto 25th, 2021

    e sì, Braciola, ora sede della Marineria del Palio di Taranto.La storia nella storia, recupero fatto dopo 20 anni di abbandono totale. Ora fiore all’occhiello della citta’.

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