Lavoro in pandemia: la variabile Puglia

 

I dati occupazionali sono certamente positivi e parlano di "ripresa" ma vanno letti alla luce di alcune situazioni straordinarie che ancora permangono. E c'è qualche eccezione
pubblicato il 23 Agosto 2021, 08:08
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L’economia è ripartita. Ma come ha fatto? I dati Istat ci dicono che il mercato occupazionale ha evidenziato una ripresa da inizio anno e una “rilevante” accelerazione nei mesi di maggio e giugno. E questo, si evince dall’analisi delle comunicazioni obbligatorie delle assunzioni effettuate dalle aziende nel primo semestre del 2021. In sostanza le opportunità per chi cerca lavoro sono aumentate. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati creati 719mila posti di lavoro, il 12 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2019.

Elementi di ripresa sono state la campagna vaccinale, ormai ben avviata, e le minori restrizioni per le attività produttive già fin da aprile. Un contesto difficile, nel quale sono stati attivati dall’inizio anno 611mila contratti a termine, di cui 520mila nei mesi di maggio e giugno, 245mila in più rispetto al 2019.

E qui un primo distinguo. I contratti a tempo determinato spingono verso il continuo cambiamento della posizione lavorativa: un fenomeno in crescita anche in Italia. Le posizioni a tempo indeterminato crescono, invece, molto lentamente.

L’incremento di assunzioni registrato nel primo semestre del 2021 si concentrano in particolare nei settori delle costruzioni e del commercio. Il settore turistico, invece, a differenza degli ultimi anni nei quali aveva sostenuto la crescita occupazionale italiana, ha risentito, secondo le conclusioni dell’Istat, sia delle restrizioni anti-Covid, sia della diminuzione di prenotazioni nazionali e dall’estero.

Nonostante questo, da maggio, la creazione di posti di lavoro è ripresa, attivando oltre 300mila contratti. Un risultato in linea con quanto avvenuto nel 2019: solo 13.890, invece, erano stati i nuovi contratti del settore nel 2020.

In Puglia, andando a guardare i dati regionali, il tasso di occupazione è del 46,1 per cento nel 2020, con la provincia di Bari al 52,5 per cento, seguita da Brindisi 46,9 per cento, Taranto 45 per cento, Lecce 43,6 per cento, Bat 42,6 per cento e Foggia 39,3 per cento.

A livello nazionale, l’andamento positivo sta agevolando anche la riduzione del divario di genere e tra Nord e Sud del Paese. Il numero di posti di lavoro occupati da donne è cresciuto, nel primo semestre del 2021, di 290mila unità superando, come per gli uomini, i ritmi del 2019. Migliora anche la situazione nel Mezzogiorno con oltre 270mila posti di lavoro creati e una tenuta delle posizioni a tempo indeterminato facilitata dal blocco dei licenziamenti, che al Sud ha avuto maggiore impatto.

Ma la Puglia fa eccezione. In questo report relativo al quarto semestre dello scorso anno la Puglia è tra le ultime regioni in Europa per divario di genere, cioè tra occupazione maschile e femminile, quasi 30 punti percentuali. Sempre in Puglia abbiamo il 17 per cento dei dipendenti con bassa paga – peggio in Italia fanno solo Sicilia, Calabria e Campania – vale a dire persone che hanno una retribuzione oraria inferiore dei due terzi a quella mediana. E sempre la Puglia con il 25 per cento è la seconda in Italia per lavoratori che da almeno cinque anni sono impegnati con contratti a termine sul totale dei dipendenti a tempo determinato. La ricetta per ottenere un precariato infinito, stabilizzazione mai. Infine, si registra un 24 per di lavoratori sovraistruiti, cioè che possiedono un titolo di studio superiore a quello necessario per la mansione che svolgono.

E, restando in Puglia, bisogna contare anche gli “invisibili”. Oltre 222mila nell’indagine presentata in questi giorni dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

In generale, lo studio evidenzia che se la situazione al Nord risulta essere “tutto sommato abbastanza sotto controllo”, nel Mezzogiorno il quadro è diverso. Al Sud, secondo i dati dello studio, si registra il 17,9 per cento del tasso di irregolarità e si stimano 1.2 milioni di lavoratori irregolari su 3.2 milioni calcolati nel panorama nazionale (con tasso di irregolarità al 12,8 per cento). Nel caso della Puglia, il tasso di irregolarità è al 16,1 per cento, con 222 mila lavoratori irregolari, mentre il peso del fatturato generato dal sommerso sul Pil regionale è pari al 7,1 per cento. Una cifra enorme. Fanno peggio solo Sicilia, Campania e Calabria.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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