I rimorchiatori nell’ecosistema portuale tarantino

 

Ci spiega tutto, Gaetano Raguseo, responsabile della base jonica
pubblicato il 22 Agosto 2021, 08:35
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L’ecosistema portuale tarantino si compone di diversi attori, funzionali l’uno all’altro, che operano per consentire l’attività tradizionale in sicurezza.
Dopo aver raccontato quello che fanno i piloti del porto, all’interno dell’ecosistema portuale dello scalo jonico, andiamo a conoscere quali sono le attività dei rimorchiatori, in questo caso, quelli Napoletani, di base nella città dei due mari. Anche se sarebbe più corretto dire che operano in concessione a Taranto, come Bari, Napoli e Gaeta.
A spiegarci meglio cosa fanno i Rimorchiatori Napoletani, è stato Gaetano Raguseo, responsabile della base di Taranto e coordinatore operativo anche delle altre sedi.
“I servizi tecnico-nautici – esordisce Raguseo -, sono dei bracci operativi necessari alla sicurezza portuale e della navigazione e sono quelli offerti da: piloti del porto, rimorchiatori, dal servizio di battellaggio di merci e persone e dalle attività degli ormeggiatori”.
Quanti sono i rimorchiatori che operano a Taranto?
“In tutto sono sei unità, di cui quattro con equipaggi a bordo ventiquattr’ore su ventiquattro, sempre pronte a mollare gli ormeggi per dare assistenza alle navi che ce la richiedono o per ordine dell’Autorità Marittima. Complessivamente, possiamo contare su una forza lavoro di 54 persone più quelle di supporto a terra. Per un totale di 17 equipaggi che si danno il cambio, durante tutto l’anno”.
Ma le navi che manovrano in porto, sono obbligate dal codice della navigazione a chiedere il supporto dei rimorchiatori?
“Assolutamente no. Il codice della navigazione non c’entra nulla. La normativa è un’altra, quella cioè legata ad un’ordinanza della Capitaneria di Porto, che prescrive, in base ad una serie di parametri, tra i quali, il tonnellaggio, le condizioni meteo e anche il numero di eliche di manovra, quanti rimorchiatori sono necessari a quella determinata nave per manovrare in sicurezza”.
Le navi più prestigiose che avete trainato o assistito?
“ La Cavour, la Garibaldi e anche il Vittorio Veneto, nel suo ultimo passaggio nel canale navigabile solo per citare le più note. Ma al di là del legame con la città e con la Marina Militare, con cui collaboriamo spesso, ogni nave che assistiamo è motivo d’orgoglio per la nostra società e non solo per i ritorni economici”.
I rimorchiatori Napoletani sono anche dotati di sistemi antincendio?
“Si, a bordo ci sono degli idranti alimentati da pompe ad elevata portata. I nostri rimorchiatori, infatti, sono tutti certificati FFQ1 e RECOIL proprio per poter dare al porto il massimo in termini di sicurezza antincendio e antinquinamento.”
Quali sono le differenze tra i vari rimorchiatori che operano a Taranto?
“Sono tutti molto simili tra loro, dotati di propulsione azimutale. Questo significa che si comandano tramite un joystick in plancia. La particolarità di questo tipo di propulsione è che consente ai nostri rimorchiatori di navigare in ogni direzione, anche trasversalmente, e quindi di manovrare in spazi ristrettissimi. Hanno una capacità di tiro variabile: passiamo dalle 85 tonnellate del Baia alle 45 del più piccolo Marechiaro. Le lunghezze, invece, sono similari, comprese tra 26 e 28 metri”.
Ci parlava di propulsione azimutale.
“Esatto. E’ un concetto navale legato ad un propulsore, che può essere ruotato secondo un asse verticale e orientato in una qualsiasi direzione orizzontale, rendendo inutile la presenza del timone . Un sistema di propulsione azimutale consente una maggiore manovrabilità della nave rispetto ad un sistema di propulsione, tradizionale, costituito da eliche fisse e da un timone”.
Gli equipaggi sono tutti locali oppure no?
“Nella maggior parte dei casi, si tratta di pugliesi. Più in generale, se guardiamo anche agli altri porti in cui siamo presenti, con un pizzico di orgoglio, posso confermare che ci sono equipaggi totalmente meridionali”.
Quale potrebbe essere il futuro dei traffici a Taranto?
“Molto dipenderà dall’Acciaieria. Per ora, posso solo dire che, orientativamente, siamo al 60% dell’operatività portuale. Speriamo che Taranto possa diventare presto un hub per lo smistamento di merci e container. E la presenza delle navi da crociera possa aumentare il traffico navale”.

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