Fabio Genovesi ad ‘Aperitivo d’Autore’

 

pubblicato il 22 Agosto 2021, 10:59
7 mins

Torna Aperitivo d’Autore. E sarà come chiudere un cerchio, visto che
lunedì 23 agosto ospite dell’associazione Volta la carta sarà Fabio Genovesi , che
avrebbe dovuto esserci lo scorso anno quando l’appuntamento fu annullato a causa
della pandemia. Non cambia, rispetto ad allora, il luogo dell’evento: le Tenute Eméra ,
splendida masseria-cantina a due passi dal mare, a Lizzano .

Riparte quindi la formula che esalta e unisce la buona enogastronomia
pugliese e la letteratura di qualità. Come consuetudine, i partecipanti alla serata prima
prenderanno parte a un gustoso aperitivo mediterraneo accompagnato dagli ottimi
vini “padroni di casa” di Claudio Quarta Vignaiolo e poi avranno modo di conoscere
lo scrittore toscano che presenterà il suo ultimo romanzo, “Il calamaro gigante”
(Feltrinelli Editore), in cui racconta di un viaggio alla deriva, per terra e soprattutto per
mare, inseguendo i sogni, le passioni, le storie, alla scoperta delle meraviglie della
natura, perché la storia più incredibile è proprio la realtà.

È partner dell’iniziativa anche la libreria AmicoLibro. Si comincia alle 19.30 . Converserà con Genovesi
l’ideatore di Aperitivo d’Autore Vincenzo Parabita e il cantautore lizzanese
Emanuele Barbati , che nel 2020 ha pubblicato il singolo “Chi manda le onde”, nato
proprio dopo la lettura dell’omonimo romanzo dello scrittore toscano.

Per prendere parte alla serata è obbligatorio prenotare chiamando al numero
380.4385348 oppure scrivendo all’indirizzo email [email protected] . I
posti sono limitati e si accede solo con Green Pass.

Fabio Genovesi è nato e vive a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca. Il suo debutto
letterario avviene nel 2008 con il romanzo “Versilia Rock City”. La sua seconda opera,
“Esche vive” (Mondadori, 2011), è stato tradotto in dieci Paesi. Per Laterza, invece,
l’anno seguente esce il saggio cult “Morte dei Marmi”. Nel 2015, con “Chi manda le
onde” (Mondadori), vince il Premio Strega Giovani ed entra anche nella cinquina dei
titoli finalisti dello Strega. Sempre con Mondadori, nel 2017 pubblica il romanzo “Il
mare dove non si tocca” (Premio Viareggio), nel 2019 il libro per ragazzi “Rolando del
camposanto” e nel 2020 “Cadrò, sognando di volare”. A maggio di quest’anno con
Feltrinelli Editore è uscito “Il calamaro gigante”. Per Rai2 e RaiSport racconta i luoghi e
le loro storie durante le dirette del Giro d’Italia e del Tour de France. Collabora con il
Corriere della Sera e il suo settimanale La Lettura. Scrive anche soggetti per il cinema,
reportage per Rolling Stone e altre riviste musicali e ha tradotto autori di culto come
Hunter S. Thompson.

IL LIBRO
Del mare non sappiamo nulla, però ci illudiamo del contrario: passiamo una giornata in
spiaggia e pensiamo di guardare il mare, invece vediamo solo “la sua buccia, la sua​
pelle salata e luccicante”. Forse perché appena sotto c’è una vita così diversa e
strabiliante da sembrarci impossibile. Come per secoli è sembrata impossibile
l’esistenza del calamaro gigante, il mostro marino che ha mosso alla sua ricerca gli
esploratori più diversi. Sono pochi gli scienziati che ascoltano le parole degli uomini di
mare (naviganti, pescatori, indigeni), i più le credono bugie da marinai o allucinazioni
collettive. Fabio Genovesi racconta la vera storia di questo impossibile, del calamaro
gigante e di chi lo ha cercato a dispetto di tutto, insieme a mille altre storie che come
tentacoli si stendono dall’oceano a casa nostra. Ricordandoci che viviamo su un
pianeta dove esistono ancora i dinosauri, come il celacanto, o animali come gli
scorpioni che sono identici e perfetti da quattrocento milioni di anni, invitandoci così a
credere nell’incredibile, e a inseguire i nostri sogni fino a territori inesplorati. E lo fa
mescolando le vite di questi esploratori stravaganti e scienziati irregolari alla storia
privata di sua nonna Giuseppina, che a cena parlava con il marito morto da anni, della
compagna delle medie che un giorno smette di camminare per non pestare le
formiche, della bambina nata per un appuntamento mancato in gelateria. Ne emerge
un pianeta che sembra una grande follia, ma se smettiamo di sfruttarlo e avvelenarlo,
se smettiamo di considerarci un gradino sopra e capiamo di essere mescolati al tutto
della Natura, ecco che diventiamo anche noi parte di questo clamoroso, smisurato
prodigio, mentre su queste pagine navighiamo alla sorprendente, divertente,
commovente scoperta delle meraviglie del mondo, e quindi di noi stessi.

Tenute Eméra deve il suo nome alla dea greca Hemera che simboleggia la luce del
giorno: un tributo alla cultura della Magna Grecia ma anche alla posizione geografica
delle tenute, situate nella penisola salentina, il lembo più orientale d’Italia che per
primo assiste al sorgere del sole. Tenute Eméra, a Lizzano, è la più grande delle
cantine di Claudio Quarta, lo scienziato pugliese che dopo aver girato il mondo ha
deciso di rimettere radici a sud, nella sua Puglia (e in Campania) per diventare
vignaiolo. Insieme alla figlia Alessandra, che ha scelto anche lei di seguirlo fra vigne e
bottaie, produce magnifici vini di territorio, espressione dei terroir e dei vitigni
autoctoni. Sguardo visionario e propensione all’accoglienza, padre e figlia sono sempre
pronti a raccontare la loro storia, i loro vini, e le tradizioni del territorio attraverso
iniziative di enoturismo e la loro Cantina con cucina. La cantina è una struttura ipogea
disposta su tre livelli, costruita sfruttando un salto di quota naturale di 7 metri sul
livello del mare e scavando per ulteriori 13 metri. Il tetto della cantina è
completamente ricoperto da un prato che assicura il necessario isolamento termico e
contribuisce fortemente all’abbattimento dei consumi energetici. Il vigneto, a ridosso
del mare, si estende su una proprietà di circa 80 ettari, di cui quasi 50 vitati nel 2007.
Una bellezza struggente accoglie il visitatore che a due passi, immerso nella
campagna, trova anche l’antico Casino Nitti (anch’esso di proprietà della famiglia
Quarta), appartenuto al primo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia del primo
dopoguerra, Francesco Saverio Nitti.

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