Taranto e i turisti, piacevoli riscontri

 

Se ne sono visti molti in giro, al netto dei crocieristi. Un segnale per chi vuol scrivere il futuro di questa città
pubblicato il 19 Agosto 2021, 12:10
5 mins

Visti i primissimi riscontri, Taranto può ragionevolmente considerarsi una mèta per il turismo. Certo, non compete con altre realtà – almeno per il momento – però è oggettivo constatare come piccoli gruppi di forestieri abbiano circolato per i vicoli della Città vecchia, nelle vie del Borgo e soprattutto affollato le spiagge della nostra litoranea.
Insomma, i segnali di una città che può offrire momenti di spensieratezza ci sono e, seppur non ci siano bilanci ufficiali, la sensazione è che i numeri appena saranno disponibili potranno quantomeno strappare un minimo di soddisfazione.
E in effetti, sarà capitato anche a voi di incontrare turisti in giro più che in passato. E non solo nei ‘mercoledì crocieristici’. Se, per esempio, lo stesso MarTa fa sapere di aver fatto boom nel giorno di Ferragosto, qualcosa vorrà pur dire.
Possiamo parlare di svolta? Beh, la prudenza non è mai troppa, specie perchè le dinamiche del turista-tipo sono tutte oggi da interpretare alla luce di una pandemia che ha sovvertito e sovverte tutte le previsioni. Però, possiamo affermarlo serenamente come Taranto sia stata annusata e visitata già da qualche anno, e cioè prim’ancora che il covid stravolgesse tutto e tutti.
Del resto, è da un bel po’ di tempo che Taranto riesce a mettere in mostra le sue tuttora inespresse potenzialità. Pian pianino scopre le sue ricchezze, cerca di farle conoscere al mondo, offre di sè una narrazione differente, manifesta il suo dissenso all’unica fotografia grigia e velenosa che per decenni ha imperato.
Oddio, non è che i problemi siano scomparsi o si nascondano sotto il tappeto: non sia mai! Però, è come se finalmente si sia compreso che non esiste solo il lato oscuro: quante città al mondo incupiscono nei problemi e nei disastri però attirano comunque viaggi e viaggiatori?

Il terminal passeggeri ancora non terminato al porto

Basta quel che osserviamo adesso? No, perchè molto, tanto, forse troppo c’è ancora da fare. Decoro urbano, recupero e valorizzazione dei tesori, mentalità differente sono il lungo, lunghissimo percorso ancora da attraversare. Ai quali aggiungere ricettività e alto senso d’accoglienza.

Poter attraccare navi e imbarcazioni in approdi degni di tale nome, riattivare l’aeroporto almeno quale scalo turistico, potenziare e favorire attività ‘coccolose’ per gli ospiti. E, diciamolo pure, lanciare un brand che sia per davvero l’elemento determinante per il rapporto tra città e ospite.
Il prossimo anno, in primavera inoltrata, la città sarà chiamata a rinnovare le cariche di sindaco e consiglieri comunali.

Nel frattempo, l’attuale Amministrazione dovrà completare il suo mandato affrontando diversi nodi, tra cui la definizione del nuovo Piano Urbanistico Generale (fermo ormai da diversi decenni) e, a cascata, tutta una serie di piani che riguardano la visione futura della città (pensiamo al piano della mobilità sostenibile, giusto per fare un esempio), sia nella sua conformazione fisica (pensiamo al recupero di parte del patrimonio storico) che nell’indirizzo socio-economico, in una sorta di svolta epocale che sappia davvero e in modo serio sganciarsi – seppur lentamente ma progressivamente – dall’attuale monocultura industriale.
Ed ecco, allora, che i segnali di un turismo che cresce nella nostra città vanno colti e soprattutto coltivati: nessuno può pretendere di vivere solo di questo, ma c’è un’economia importante da costruire e che non si limita al solo ricevimento, insomma al posto-letto.
Molto è stato fatto, va detto e accettato. Altrimenti, da queste parti non si sarebbe affacciato nessuno. Gli sforzi compiuti dall’Ente civico vanno riconosciuti, seppur non mancano e non mancherebbero giustificate e costruttive critiche. Così come – e ciò dura ormai da anni – i sacrifici sostenuti da imprenditori e associazioni, volti a valorizzare e promuovere una città tuttora poco pronta a sprigionare tutto il suo fascino.
Non è facile, va di tanto in tanto ricordato, cambiare rotta quando per decenni si è stati comodi su una poltrona nonostante invecchiasse e cominciasse a scricchiolare. Bisogna fare di più? Certo, sicuro. Bisogna chiedere di più alla politica? Assolutamente sì. Per cui osservare i passi che nei prossimi mesi verranno compiuti affinchè le tante idee progettuali annunciate si concretizzino, sarà non soltanto una piacevole curiosità ma anche capire se alle parole corrispondano i fatti.

E cioè, se con la semina si giunga finalmente al raccolto.

 

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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