Nicola Giudetti, l’enciclopedia vivente di vicende e personaggi di ‘Tarde vecchie’

 

pubblicato il 17 Agosto 2021, 09:00
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Lo ascolti e ti pare di rivivere gli anni belli della Città vecchia, pullulante di negozi e di botteghe di artigiani, dove si era conosciuti soprattutto per il soprannome. Quando i ragazzini giocavano nei vicoli senza paura di essere investiti dalle motociclette, che ora sfrecciano incuranti dell’altrui incolumità, ci si conosceva e ci aiutava tutti, in una sorta di famiglia allargata. Non c’era l’ansia del benessere di oggi ma si viveva in serenità. Tutto questo nei racconti del pittore Nicola Giudetti, 84 anni, che appare un po’ l’enciclopedia vivente di questa Taranto, la più bella e purtroppo a lungo la più abbandonata, con attualmente degli evidenti segni di rinascita. Chi passeggia per via Duomo non può non essere attratto dal suo laboratorio d’arte, vera esplosione di colori, al civico 208, nei pressi di Palazzo Galeota. I suoi quadri parlano di marine, vicoli, postierle, reti di pescatori, paranze, processioni. Una pittura viva quella di Giudetti, che con la sua sensibilità d’artista, trasporta sulla tela le emozioni legate alla tarantinità e le rende fruibili all’osservatore sotto forma di immagini e colori. Se lo sguardo del visitatore si posa su un quadro, ecco pronto, l’artista, a sviscerarti ogni particolarità del paesaggio ritratto, narrando ogni fatto ad esso collegato. E se l’ospite è un tarantino avanti negli anni che torna a visitare dopo i luoghi della sua giovinezza, è tutto un incrociarsi di ricordi, racconti di vita vissuta, con descrizione di personaggi che pare rivederli.

Nicola Giudetti è vissuto a lungo in arco Santi Medici, vicino all’omonimo santuario, in una famiglia povera e dignitosa. Il papà era un piccolo artigiano e per arrotondare faceva il muratore e l’imbianchino. La fede era l’unico vero conforto di quella casa, soprattutto quando le disgrazie visitavano a visitarla. “Quando morì il mio fratellino, di pochi mesi, papà costruì da solo la bara e la portò al cimitero in bicicletta, ben assicurata con la corda”- racconta.

I turisti si lasciano volentieri coinvolgere da lui nelle visite guidate per il centro storico. “L’ammà’ salvà, Tarde vecchije nuestre!”, ripete a tutti quello che si soffermano nel suo studio. Un appello largamente condiviso e sottoscritto da quanti firmano il registro delle visite, lasciando commosse testimonianze.

Approfittando delle maggiori ricorrenze religiose Nicola Giudetti raduna attorno a sé un folto gruppo di pittori anche loro “malati” di Città vecchia, dando vita ad apprezzate collettive nell’ex chiesetta della Madonna della Scala, dove organizza anche apprezzate serate fra canti e poesie all’insegna della tarantinità.

Nei pur angusti spazi della sua bottega nell’antica Via Maggiore, Nicola Giudetti, fra vecchie foto, presepi e mini-processioni dei Misteri, ha allestito anche una ricca raccolta di attrezzi una volta in uso nelle case e nei laboratori artigianali e che spesso porta nelle scuole per meglio illustrare gli usi e costumi di una volta. Recentemente ha collaborato all’allestimento del museo del mare nell’ex chiesetta della Madonna della Scala, fornendo gli attrezzi di lavoro una volta in uso a pescatori e mitilicoltori.

I suoi ricordi più belli riguardano gli anni lontani della scuola di pittura gratuita per i bambini del quartiere. Tantissimi coloro che hanno imparato le varie tecniche figurative, con pennarelli e colori acquistati dallo stesso artista. Pochi di loro, per la verità, hanno proseguito per la strada dell’arte ma tutti hanno ottenuto da quella esperienza un’importante lezione di vita e di condivisione, evitando così le cattive strade. E che soddisfazione ascoltare i complimenti dei genitori, nelle collettiva dei suoi allievi a fine corso! A tal proposito Nicola Giudetti ama raccontare un significativo episodio: “Un giorno venne nel mio studio un uomo dalle fattezze poco rassicuranti chiedendo con fare minaccioso e a gran voce: ‘Dov’è Nicola Giudetti?’. Tutto tremante e già pronto al peggio, gli chiesi perchè lo stesse cercando. Mi rispose che lo voleva ringraziare dato che il suo piccino si stava dedicando con impegno alla pittura, evitando di stare tanto tempo in strada, e aggiungendo che i suoi quadri venivano richiesti addirittura dagli insegnanti. ‘Sono io, Nicola Giudetti’, risposi, rinfrancato. E lui mi abbracciò commosso, non finendo mai di ringraziarmi. Sono queste le cose che ti danno veramente soddisfazione e ti spingono ad amare questa nostra meravigliosa ‘Tarde vecchie’”.

Foto di Nicola Cardellicchio

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