«La Città Vecchia sia viva, non un museo»

 

Chiacchierata con Nello De Gregorio sul futuro dell’isola, a margine delle riprese della nostra passeggiata fra i vicoli
pubblicato il 13 Agosto 2021, 20:00
7 mins

A margine delle riprese per la nostra passeggiata fra i vicoli, abbiamo chiacchierato con la nostra guida Nello De Gregorio, accompagnati anche dall’architetto Mario Carobbi (fra gli artefici del piano di riqualificazione firmato dall’architetto Franco Blandino) a proposito dei tentativi passati e presenti di ridare vita alla Città Vecchia. Non si tratta – è bene precisarlo – di un’intervista in senso classico, quanto piuttosto di una casuale raccolta di spunti emersi passeggiando fra i vicoli e riflettendo sui perché di ciò che è accaduto, su ciò che è stato recuperato e soprattutto su ciò che ancora c’è da recuperare.

Via Cava e il Piano Blandino

Preliminarmente, il nostro cicerone tiene a fare una precisazione: «La Città Vecchia di Taranto non è mai stata un deserto così come qualcuno la vuole presentare oggi confrontandola con gli interventi singoli che qua e là da qualche anno si stanno facendo. La Città Vecchia di oggi affonda le sue radici in un momento fondamentale della storia della città. Siamo agli inizi degli anni ’80, c’è un grandissimo dibattito in città e questo dibattito culturale di alto livello porta i poteri locali ad acquisire come fatto prioritario dell’azione amministrativa un grande piano di recupero e di risanamento». Il riferimento è, ovviamente, al Piano Blandino.

«Via Cava – rievoca Nello mentre percorriamo proprio la storica strada, che oggi riprende vita fra fioriere e ristoranti – trent’anni fa era in condizioni assolutamente disperate non solo dal punto di vista sociale, ma anche dal punto di vista strutturale. Oggi guardare queste bellezze significa dire grazie a chi trent’anni fa, quarant’anni fa mise mano al piano più bello che all’epoca in Italia potesse essere immaginato. Un piano di risanamento, voglio ricordare senza alcuna polemica ai nostri amministratori, premiato ad un concorso internazionale ad Amsterdam come uno dei migliori esempi di piano di risanamento a livello europeo».

«Questa – prosegue Nello mentre scendiamo ancora lungo la strada delle antiche cave – è l’unica area che senza soluzione di continuità è stata sempre abitata, ha sempre avuto la presenza, il suono dell’uomo, dal bambino all’anziano; e noi così vogliamo che anche il resto delle aree, soprattutto il resto degli interventi, sia fatto con questa ottica, con questa logica. Il risanamento non dev’essere solo un fatto di monumentalizzazione o di abbellimento, perché noi non vogliamo una Città Vecchia musealizzata; noi vogliamo una Città Vecchia che vive e in cui quella dell’attrazione turistico-culturale sia solo una delle componenti».

Via di Mezzo e la battaglia da vincere

Se via Cava, però, ha vissuto la sua stagione di recupero – i cui frutti nonostante tutto sono ancora chiaramente visibili – altre zone dell’isola non hanno avuto la stessa fortuna. Parliamo, ovviamente, di Via di Mezzo. Arteria fra le più importanti della Città Vecchia, il suo tracciato è oggi interrotto fra la Via Nuova e Vico Zippro. Questo maxi-isolato è da decenni in stato di totale abbandono, al punto che fra gli edifici privi di solai sono cresciuti gli alberi. Quanto si può effettivamente recuperare oggi di quell’area? L’architetto Carobbi è ottimista: «Volendo, si può recuperare tutto». Dove “volendo” significa “Investendo una grande quantità di risorse” e dove “tutto”, però, non significa necessariamente “ogni singolo edificio”. Alcuni edifici recenti e di scarso o nullo valore storico, infatti, potrebbero tranquillamente essere abbattuti per “diradare” il tessuto urbano riportando alla luce le antiche corti medievali che scandivano gli isolati della città.

«Questa è la priorità delle priorità. Quando si aprirà questo muro – ci dice Nello davanti alla chiusura di Via di Mezzo – Taranto avrà vinto la sua battaglia».

Gli ipogei: perché sono ancora chiusi?

Oltre a queste grandi questioni, però, non mancano spunti anche polemici su vicende più ristrette e più di stretta attualità. È il caso degli ipogei.

«Purtroppo, da ormai due anni questi ambienti, che sono di proprietà comunale ma sui quali la nostra organizzazione – Nobilissima Taranto, ndr – per anni ha investito lacrime e sangue, sono chiusi. C’è un progetto di ulteriore messa a punto con delle schede CIS, di miglioramento dell’accessibilità, però francamente nonostante tutto ancora oggi pur essendo fruibilissimi non si capisce come mai questi ambienti restano chiusi». E le domande non si fermano. Perché, si chiede il presidente di Nobilissima Taranto, ai crocieristi non è stata proposta la visita a questi scrigni della storia più antica di Taranto?

Palazzo Troilo e le destinazioni d’uso

Ultimo fra i vari spunti sparsi è quello circa le destinazioni d’uso. Non si tratta di un problema nuovo. Già durante gli interventi di risanamento degli anni ’80 la questione tenne banco, ma spesso prevalse l’idea per cui qualsiasi destinazione d’uso fosse buona, purché garantisse la conservazione dell’immobile. Oggi quella linea di pensiero non è più sostenibile, ma proprio per questo il dibattito è tanto più rilevante. Lo è per importanti edifici della Città Vecchia ancora in attesa di restauro (è il caso del centralissimo Palazzo Troilo, uno dei tre palazzi inseriti nei programmi del CIS e il cui cantiere non è ancora partito), ma anche di edifici storici fuori dai confini dell’isola (fin troppo semplice il riferimento al Palazzo degli Uffici).

Scaletta Calò e la speranza per il futuro

Oltre alle critiche, però, non mancano anche apprezzamenti per il lavoro degli amministratori. È il caso del progetto di recupero e riapertura della Scaletta di Largo Calò. Con l’auspicio che sia solo la prima di una lunga serie di riaperture, in una Città Vecchia con troppi muri e poche vie…

 

 

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