Il pilota del porto, tra passione e tecnologia

 

Abbiamo intervistato il capo dei piloti di Taranto, Eligio Salvatore, che ci ha raccontato alcuni aspetti di questa professione
pubblicato il 08 Agosto 2021, 09:06
9 mins

E’ una città particolare Taranto. Non smetteremo mai di scriverlo. Ha la fortuna di avere un lungomare a più livelli, capace di diventare, all’occorrenza, un anfiteatro naturale per accogliere spettatori ed appassionati di regate veliche, di gare di canoa, di eventi legati
all’offshore e, più in generale, di tutte le manifestazioni sportive che ruotano attorno alla cultura marinara.
Ha una storia legata al mare.
Eppure, in molte occasioni, non conosce e riconosce, le principali attività professionali che, quotidianamente, contribuiscono all’operatività e alla sicurezza dell’ecosistema portuale.
Un paradosso culturale che bisognerebbe colmare, anche se la rotta da seguire richiede tempo e tanta pazienza.
Ecco perché abbiamo ritenuto utile, inaugurare una serie di appuntamenti di approfondimento con i referenti delle principali attività lavorative collegate al porto di Taranto, senza tralasciare alcuni pezzi di “storia marinara” più o meno conosciuti.
Oggi, cominciamo dai Piloti del Porto, che sono una corporazione indipendente, istituita con un Decreto Regio, che risale al periodo di Vittorio Emanuele II, come ci ha raccontato il capo dei piloti tarantini, Eligio Salvatore. Capitano di lungo corso, siciliano d’origine, con oltre 40 anni di mare alle spalle, completerà il suo mandato di Capo pilota dei piloti jonici, nel marzo del 2023.
Comandante, quanti sono i piloti in organico e quali mezzi avete in dotazione?
“Prima di rispondere alla sua domanda, credo che sia necessario raccontarle alcuni aspetti della vita operativa che caratterizza il nostro lavoro. Perché solo evidenziando alcune particolarità delle tempistiche della struttura che rappresento, si possono comprendere le dinamiche personali e professionali di un pilota. I piloti offrono un servizio continuativo, tutti i giorni dell’anno, ventiquattro ore su ventiquattro, anche se non sono previste navi in arrivo o in partenza. E come potrà ben capire, questo significa che siamo organizzati in turni di lavoro che richiedono importanti sacrifici personali e familiari, turni che a volte siamo costretti a modificare per sostituire colleghi che possono avere problemi di salute o vicissitudini di particolare importanza; inoltre bisogna dire che a volte le utenze possono richiedere più piloti di quelli normalmente in servizio per cui chi è libero dal servizio viene chiamato di rinforzo a supporto del sistema. Ma è la passione per il nostro lavoro che ci aiuta a superare la maggior parte degli ostacoli che incontriamo quotidianamente, sia in mare che a terra. Fatta questa doverosa premessa, la corporazione tarantina si compone di 6 unità, me compreso, e di 5 conduttori, a cui si affiancano due risorse amministrative. Le barche, o meglio, i mezzi che utilizziamo sono tre: si tratta di pilotine, di 32 piedi, semi dislocanti, con potenze comprese tra i 760 e gli 800 cavalli, sprigionati da due motori Aifo, installati su ciascuna di esse”.
Quali sono le attività che caratterizzano questa professione?
“Il pilota del porto è una vera e propria carta nautica parlante che racconta al comandante della nave, sulla quale sale prima dell’ingresso in porto, tutte le particolarità di quel tratto di mare, interno, in cui si prepara a navigare, informandolo di correnti, venti, profondità, eventuali ostacoli alla navigazione, presenza di campi boe, traffico di altre unità e tanto altro ancora, anche perché le manovre vengono eseguite con le macchine al minimo e sempre a velocità di sicurezza. Sicuramente non trascuriamo le informazioni che ci arrivano dall’elettronica di bordo, che integra la nostra esperienza e conoscenza del porto. Ma, al tempo stesso, senza voler sembrare presuntuoso, ci tengo ad evidenziare che non ci fidiamo completamente degli strumenti, cioè dei sistemi convenzionali, perché in alcune occasioni, potrebbero esserci, specie nel caso di apparati installati sui mercantili e sul naviglio civile, dei riscontri di posizione non puntuali. Cosa che invece difficilmente può accadere con i sistemi destinati all’uso militare. Ecco perché privilegiamo l’esperienza visiva, che tra l’altro, ci guida nella maggior parte delle operazioni di ingresso, di uscita e di ormeggio, dentro e fuori dal porto. Anche se in condizioni di pioggia battente, nebbia e scarsa visibilità, la tecnologia diventa di fondamentale ausilio”.
Ci sono delle attività che precedono l’entrata in porto di una nave?
“Assolutamente, si. Sarebbe strano il contrario. Quando viene richiesta la nostra presenza, cominciamo a prepararci con dei briefing incrociati, mentre la nave segue la sua rotta di avvicinamento al porto di Taranto. Generalmente, coinvolgono il comandante della nave e gli ufficiali in plancia e la sezione macchine”.
Durante le fasi di manovra, la responsabilità della nave di chi è?
“Le responsabilità sono sempre e solo del comandante, la legislazione impone ai piloti il ruolo di primo ufficiale. La normativa italiana ed internazionale, ritengono il comandante l’unico responsabile ovvero il punto di riferimento di tutto quello che accade a bordo, ed eventualmente, che può scaturire durante la navigazione di una nave. Sinceramente, un peso fin troppo gravoso, quello che ricade sulle spalle dei comandanti, che noi aiutiamo e con i quali ci confrontiamo, quotidianamente, per ottenere il miglior risultato possibile, rispetto allo scenario di manovra che ci vede impegnati in un vero e proprio lavoro di squadra”.
E per la sicurezza del porto i piloti che ruolo hanno?
“Il porto è un ecosistema, che si compone di vari attori e altrettante attività. Oltre a noi, ci sono: la Guardia Costiera, i rimorchiatori e gli ormeggiatori. E ciascuno deve fare la sua parte, ma non in forma esclusiva e senza informare gli altri. Molto spesso è come trovarsi di fronte ad un puzzle, di cui ciascuno ha un pezzo in mano: per esser completato c’è bisogno che i tasselli vengano messi al posto giusto.
Poi, ci sono le esercitazioni congiunte, organizzate dall’Autorità marittima. Quelle che riguardano le prove antincendio, coinvolgono gli equipaggi della nave interessata, i vigili del fuoco, tutti i servizi​ tecnico nautici ed in particolare vengono usati i potenti idranti in dotazione alla flotta dei rimorchiatori napoletani, in forza a Taranto. Sono delle vere e proprie “grandi prove” di scenari avversi che, in alcune occasioni, hanno coinvolto anche i copri speciali della Marina Militare in particolare quando vengono effettuate esercitazioni di safety e antiterrorismo. Anche se a Taranto, per fortuna, non si sono mai verificati incidenti particolarmente gravi”.
Qual è il trend del traffico portuale a margine degli effetti legati alla pandemia?
“Non ho il dettaglio dei numeri, ma posso dirle, con assoluta certezza, che il calo del traffico c’è stato ed è stato anche sensibile. Più in generale, Taranto ha avuto, fino ad una trentina di navi in rada, anche se il mio è un ricordo che risale a diversi anni fa. Ma oggi, non è più così, anche se ci sono delle belle novità, mi riferisco alla presenza della Msc che impreziosisce, con la sua presenza, l’area portuale, precedentemente dedicata al solo naviglio mercantile di carico e scarico”.
Quando lascerà il comando?
“Come le ho detto prima, nel marzo del 2023 scadrà il mio mandato, ed insieme ai colleghi presenteremo una terna di piloti al Comandante del porto che nominerà il collega che mi sostituirà nell’incarico. Il comando del gruppo, mi creda, inorgoglisce tanto ma è anche fatto di duro lavoro e di molteplici responsabilità. Dura quattro anni, anche se può essere rinnovato, per ulteriori quattro, sempre che non sia vicina l’età pensionabile”.

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