Codici & Piromani

 

Mentre in Italia bruciano ettari di pinete, vegetazione e macchia mediterranea la nuova riforma della giustizia rischia un clamoroso passo indietro sui reati delle ecomafie, ma ci sono anche buone notizie
pubblicato il 08 Agosto 2021, 08:08
9 mins

Da settimane, l’Italia brucia. Letteralmente. Non ha cambiato segno la tendenza rilevata nel 2020, quando, tra incendi dolosi, colposi e accidentali, lo stivale è stato percorso dalle fiamme lungo 63 mila ettari di superficie.

Quest’anno, dopo l’enorme rogo di luglio in Sardegna che ha distrutto oltre 20 mila ettari di territorio, sono seguiti devastanti incendi in Sicilia, Calabria, Puglia, Abruzzo e Emilia Romagna.

In Calabria due vittime

Le ultime due vittime in Calabria. Due cadaveri carbonizzati sono stati trovati venerdì, in località “Gutta”, nell’area del Parco nazionale d’Aspromonte, un piccolo polmone verde, gravemente danneggiato negli ultimi giorni da un alto numero di roghi. Una donna e suo nipote, volevano salvare il loro uliveto. La Procura di Reggio Calabria ha avviato un’inchiesta per accertare le responsabilità sulla morte dei due. L’inchiesta riguarderà anche le cause dell’incendio, quasi certamente di origine dolosa. Ma le possibilità di individuare chi ha appiccato le fiamme, estese molto rapidamente, sono poche. Forse nessuna.

I roghi raggiungono estensioni raramente osservate prima d’ora. Secondo Legambiente si è di fronte al moltiplicarsi di eventi estremi che “superano la capacità di controllo, con una velocità di propagazione oltre i 3 km all’ora”.

Una gestione oculata per mettere al sicuro le foreste è una delle soluzioni per tutelare il patrimonio forestale italiano. In Italia, boschi e foreste coprono una superficie di 10,9 milioni di ettari, circa il 36 per cento della superficie nazionale totale. Dalla Seconda guerra mondiale in poi c’è stato, infatti, un progressivo abbandono delle campagne italiane che ha portato la vegetazione a espandersi.

I dati

Secondo un rapporto della Commissione europea “Forest fires in Europe, Middle East and North Africa 2019”, in Italia, ci sono dodici incendi boschivi al giorno, 1260 dall’inizio dell’anno. Dati che si aggiornano quotidianamente. L’anno scorso gli incendi boschivi censiti dai pompieri sono stati 4865 per 55 mila ettari di superficie. Il numero del 2020 è più alto di quello dei primi sette mesi del 2021 perché la stagione degli incendi si è allungata, protraendosi fino a ottobre.

Siamo di fronte, quindi, a un aumento dei “grandi incendi forestali” con aree bruciate sempre più vaste perché i roghi sono sempre più difficili da estinguere. E questo, a causa dei cambiamenti climatici che portano a condizioni meteorologiche estreme, come la siccità prolungata o i forti venti.

Con l’abbandono dell’agricoltura e dell’allevamento, e conseguentemente con la mancata gestione del territorio, le foreste diventano meno resistenti accumulando combustibile vegetale infiammabile. L’urbanizzazione ha poi ridotto le aree di confine tra bosco e centri abitati così che gli incendi minacciano spesso l’incolumità pubblica.

Di fronte a questa grave situazione il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, ha assicurato che “il governo non resterà inerme davanti a tanta devastazione. Migliaia di aziende agricole stanno pagando un prezzo altissimo. Il governo è presente, farà di tutto per aiutarle a rialzarsi, con interventi anche in deroga agli attuali vincoli, compresa l’attivazione del Fondo di Solidarietà Nazionale”.

Ma c’è un ma. Anzi due.

Il primo risiede nel fatto che la lotta al fuoco, in Italia, segue un approccio emergenziale. Ovvero, si concentra principalmente sull’estinzione degli incendi piuttosto che sulla loro prevenzione. Seguendo il paradosso dell’estinzione si cerca di estinguere le fiamme il più rapidamente possibile per contenerne gli impatti su beni e ambiente. Perché alla base c’è l’idea che il fuoco rappresenti sempre una minaccia. Il fuoco, invece, costituisce un elemento naturale che in alcuni casi può aiutare a prevenire effetti disastrosi in tempi medio-lunghi. Un esempio è il “fuoco prescritto” una tecnica che consente di ridurre l’eccessiva vegetazione esposta alle fiamme, riducendo i danni dell’incendio.

Strategie articolate e intelligenti per rendere le foreste resistenti e resilienti. Davide Ascoli, docente dell’Università di Torino e uno dei maggiori esperti di prevenzione incendi, parla di smart solution, un modo per convincere tutti i soggetti che usano un territorio (agricoltori, cittadini, allevatori, aziende e istituzioni) a cooperare per renderlo più resiliente al fuoco.

Un esempio è il progetto attuato in Andalusia, (Spagna) dove è stato reintrodotto il bisonte europeo, un vigile del fuoco naturale. Il bisonte mangia la vegetazione, apre varchi nel bosco e pulisce il sottosuolo. Gli allevatori, a cui è corrisposto un incentivo, devono far pascolare gli animali in punti strategici per la prevenzione degli incendi. Inoltre le aziende pastorali commercializzano i prodotti caseari puntando sul marchio di utilità nella lotta gli incendi.

In questo modo si crea una rete “attiva” di interessi a supporto della lotta agli incendi, migliorando non solo il sistema ambientale ma anche l’economia.

Un’altra soluzione, ad esempio, è applicare la selvicoltura preventiva per rendere gli incendi più facilmente controllabili e circoscritti. Sempre in Spagna, in Catalogna, è stata creata un rete di viali taglia-fuoco. Tra un viale e l’altro hanno piantato viti, con cui si realizza il vino che “spegne gli incendi”.

In Italia abbiamo il progetto LIFE Granatha per ripopolare le brughiere montane del Pratomagno, in provincia di Arezzo. Il progetto prevede di rilanciare la filiera delle scope di erica per ripristinare la brughiera e la loro funzionalità ecologica.

C’è chi si ingegna, in un modo o nell’altro.

Per esempio, l’uomo è responsabile di 6 incendi su 10. Secondo le statistiche dei carabinieri forestali del 2019, quasi 6 casi su 10 sono riconducibili a cause dolose. La legge 68 del 2015 ha inserito gli ecoreati nel codice penale. Tra i reati ambientali: il delitto di incendio doloso, di inquinamento ambientale e il più grave delitto di disastro ambientale, che prevede fino a 15 anni di reclusione contro chi attenta agli ecosistemi.

Ma, come si preannunciava, proprio il 4 agosto la Camera ha bocciato l’emendamento alla riforma della Giustizia per cancellare i limiti di proroga per i processi contro i reati ambientali. Secondo la riforma della giustizia Cartabia i processi dal 2025 potranno durare fino a 2 anni di base, più una proroga di un anno al massimo; in Cassazione, 1 anno più una proroga di sei mesi. In sostanza, non c’è un limite al numero di proroghe per i reati di associazione di stampo mafioso, terrorismo, violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. Purtroppo, con la bocciatura dell’emendamento, gli ecoreati potranno diventare improcedibili per scadenza dei termini del processo.

“Dopo aver ottenuto 6 anni fa una riforma del codice penale a dir poco epocale, che ha chiuso una lunghissima stagione di impunità per ecocriminali e inquinatori seriali, rischiamo ora un terribile passo indietro che i tanti territori massacrati da numerose illegalità ambientali, con evidenti impatti sulla salute di moltitudini di persone”, ha denunciato il Presidente di Legambiente, Stefano Ciafani.

E che si tratti di piromani da ricovero, vandali del sabato sera o ecomafie organizzate, sembra un regalo che non possiamo permetterci di fare.

Condividi:
Share
Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Commenta

  • (non verrà pubblicata)