Just Transition Fund: 45 proposte per l’area di Taranto

 

Nell’ambito della Manifestazione di Interesse promossa dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale: ora saranno valutate da una commissione di esperti
pubblicato il 05 Agosto 2021, 19:59
7 mins

Sono state in tutto 68 le proposte pervenute, entro il termine fissato del 30 luglio 2021, nell’ambito della Manifestazione di Interesse promossa dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale per dare l’opportunità ad imprese, organizzazioni, cittadini di contribuire alla formulazione dei Piani territoriali per una Transizione Giusta finanziati dal Just Transition Fund.

Come si ricorderà, l’Italia ha indicato l’area del Sulcis Iglesiente e l’area di Taranto quali destinatarie della propria quota del JTF, con una dotazione di circa un miliardo di euro. Delle proposte pervenute, 45 riguardano Taranto e 23 il Sulcis.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/07/02/just-transition-fund-ok-a-fondi-per-taranto/)

Leggendo il report del ministero, hanno partecipato prevalentemente imprese (49), con progetti centrati su innovazione, ricerca, sostenibilità, energie rinnovabili. Sono inoltre pervenute proposte da 10 soggetti pubblici, principalmente focalizzate sulla rigenerazione urbana e sulla tutela del territorio. Altri contributi sono stati inviati da soggetti del terzo settore e da sindacati, rivolti soprattutto a politiche attive per il lavoro e sviluppo sostenibile.

Le proposte pervenute nei tempi previsti saranno esaminate da una commissione di esperti di sviluppo territoriale e transizione green provenienti dalle strutture tecniche del ministro per il Sud. Si terrà conto della coerenza con l’oggetto, l’ambito di applicazione, l’obiettivo specifico e le finalità del JTF (art 1, 2 e 8 del Regolamento UE 2021/1056 che istituisce il JTF), della capacità delle proposte di far fronte alle sfide economiche e sociali del territorio al quale si riferiscono e della rilevanza rispetto ai fabbisogni delle due aree documentati dai proponenti o da dati e pubblicazioni accessibili.

Il focus su Taranto: a rischio migliaia di posti di lavoro in siderurgia

Nel rapporto della Commissione europea si ricorda che l’Italia è il quarto maggiore produttore di gas a effetto serra dell’UE e il suo settore energetico è il principale responsabile al totale delle emissioni di gas a effetto serra, con una quota del 56 % nel 2017. Le principali fonti di emissioni di gas a effetto serra in Italia sono le centrali a carbone e la produzione di ferro/acciaio. Due zone meritano un’attenzione specifica, Taranto e il Sulcis Iglesiente (Carbonia- Iglesias, nel sud-ovest della Sardegna). 

Nell’area funzionale urbana di Taranto, si legge sempre nel documento ufficiale della Commissione europea, che ospita una delle più grandi acciaierie europee e una delle tre maggiori centrali alimentate a carbone in Italia, il grande inquinamento industriale deriva dai gas a effetto serra, ma anche da altri inquinanti e dal particolato.

Questa zona è fortemente dipendente dal punto di vista economico dall’acciaieria, che impiega circa 10.000 dipendenti, con circa ulteriori 10.000 che secondo le stime lavorano in società ad essa collegate nell’indotto. Questi posti di lavoro sono a rischio. E’ quanto mette nero su bianco la Commissione europea.

La forte dipendenza della zona dai combustibili fossili rappresenta una sfida enorme per quanto riguarda la decarbonizzazione e richiede notevoli sforzi per sostenere una strategia di transizione integrata, che accompagni lo spostamento a lungo termine di Taranto verso alternative economiche e un ulteriore sviluppo del polo siderurgico.

In base a questa valutazione preliminare, sembra necessario che il Fondo per una transizione giusta concentri il suo intervento in questa zona, si legge nel documento.

Per far fronte a queste sfide sono stati identificati fabbisogni di investimenti prioritari per rendere più moderne e competitive le economie di questo settore. Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare a: 

investimenti nella diffusione di tecnologie e infrastrutture per l’energia pulita a prezzi accessibili, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, anche nei siti industriali con elevate emissioni di gas a effetto serra con l’obiettivo di ridurre queste emissioni. Nella zona, i siti industriali, che svolgono le attività elencate nell’allegato I della direttiva 2003/87/CE, impiegano un numero considerevole di lavoratori e la loro attività è a rischio a causa delle loro elevate emissioni di gas a effetto serra; si potrebbe prendere in considerazione il sostegno a investimenti volti a ridurre le emissioni, a condizione che conseguano una riduzione sostanziale delle emissioni (molto al di sotto dei parametri di riferimento utilizzati per l’assegnazione gratuita di quote ai sensi della direttiva 2003/87/CE).

La zona di Taranto dovrebbe subire notevoli perdite di posti di lavoro, che potrebbero non essere del tutto compensate dalla creazione e dallo sviluppo delle PMI; potrebbe quindi essere preso in considerazione il sostegno agli investimenti produttivi nelle grandi imprese, a condizione che gli investimenti siano compatibili con il Green Deal europeo. 

Le azioni chiave del Fondo per una transizione giusta potrebbero mirare in particolare a:

investimenti nella rigenerazione e la decontaminazione dei siti, il ripristino del terreno e i progetti di conversione;

investimenti nel potenziamento dell’economia circolare, anche mediante la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, l’uso efficiente delle risorse, il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio;

investimenti produttivi nelle PMI, tra cui le start-up, finalizzati alla diversificazione e alla riconversione economica;

miglioramento delle competenze e riqualificazione professionale dei lavoratori;

assistenza nella ricerca di lavoro;

inclusione attiva delle persone in cerca di lavoro.

Un tassello sicuramente importante, che qualora venisse realizzato, si andrebbe a sommare ai tanti previsti per l’area di Taranto. Ma anche e soprattutto un’analisi molto lucida e molto chiara, che non solo evidenzia uno prossimo aumento nella perdita dei posti di lavoro, ma mette in guardia dal pensare che si possa sostituire un sistema economico di tipo industriale solo attraverso investimenti milionari in settori alternativi, seppur fondamentali per l’economia del futuro.  

(leggi tutti gli articoli sull’argomento https://www.corriereditaranto.it/?s=Just+Transition+Fund+&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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