“Caso” Pilato, il parere di un mental coach

 

"Allenare la mente è importante quanto allenare il corpo"
pubblicato il 03 Agosto 2021, 13:55
7 mins

“L’avversario nella tua mente è molto più forte di quello dall’altra parte della rete”, questo è il teorema che ha portato il maestro di tennis statunitense Timothy Gallwey, alla fine degli anni settanta, alle origini del mental coaching.

Ai giorni nostri la figura del mental coach è diventata fondamentale per portare lo sportivo, soprattutto quello che deve affrontare competizioni di altissimo livello, a sviluppare una forte consapevolezza di sé, ma anche ad insegnargli tecniche di concentrazione, di automotivazione e di potenziamento del proprio essere interiore.

Due protagonisti recenti, potremmo dire recentissimi, dello sport italiano sono seguiti da altrettanti “coach della mente” ai quali pubblicamente viene riconosciuto di essere fondamentali per il raggiungimento di risultati di primissimo livello.

E’ il caso di Marcell Jacobs, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo nei 100 metri. Il velocista azzurro è seguito dalla mental coach Nicoletta Romanazzi, la quale ha spiegato in un’intervista alla Gazzetta dello Sport quanto sia stato utile il percorso fatto assieme riferendo che nel potenziale Jacobs aveva certe prestazioni ma che doveva soltanto sbloccarsi mentalmente, trovare la chiave giusta per gestire la tensione e soprattutto per affrontare alcune questioni personali rimaste irrisolte (il rapporto con il padre, ndr).

Stesso dicasi per Leonardo Bonucci, Campione d’Europa con la Nazionale Italiana di calcio, al quale il suo mental coach, Alberto Ferrarini, aveva addirittura predetto un gol nella finale contro l’Inghilterra e che avrebbe alzato al cielo la coppa. Il difensore della Juventus, tempo addietro, aveva pubblicamente ammesso che questo sconosciuto motivatore gli aveva fatto aumentare l’autostima ed era stato in grado di scavare così a fondo nel suo interiore da dare l’impressione di conoscerlo da sempre.

C’è poi l’altro lato della medaglia. Cosa accade a quegli sportivi che improvvisamente si bloccano, non riescono a soddisfare le aspettative elevate dei propri fan, non ottengono quei risultati per i quali hanno lavorato duro? Ansia da prestazione, pressioni enormi e quell’essere condannati a vincere che rischia di far sbarellare chiunque.

Lo abbiamo chiesto, citando i casi della nuotatrice Benedetta Pilato e della ginnasta Simon Biles, alla psicologa dello sport, Tiziana De Giulio che ha la particolarità di essere anche una sportiva a livello agonistico facendo parte della nazionale italiana di apnea indoor. Ciò le ha fornito il vantaggio di aver vissuto esperienze analoghe a quelle degli sportivi di cui si interessa.

“La Pilato, anche se ha gareggiato già in molte competizioni realizzando diversi record, ha pagato probabilmente la sua giovane età e di conseguenza l’inesperienza a gestire mentalmente una competizione di assoluto livello come l’Olimpiade. Sicuramente c’è stato una situazione di pressioni mentali, di ansia da prestazione nel momento in cui è scesa in vasca. Premesso che chi arriva a disputare competizioni di tal livello non ci arriva per caso, è importante arrivarci preparati non solo tecnicamente ma anche mentalmente. Chi ha maggiore esperienza ha una tenuta mentale più allenata a simili eventi. Benedetta probabilmente non ha retto la pressione attorno a lei e ha perso il focus su quello che doveva fare una volta in gara”.

Ci spieghi meglio..

“Quando si effettua una performance sportiva si deve entrare in quello che nel gergo tecnico si chiama flow, una dimensione dello stato mentale in cui l’atleta deve rimanere concentrato. Si entra in questa sorta di tunnel, si focalizza l’obiettivo, mente e corpo sono in un equilibrio perfetto che genera la prestazione perfetta. Se mentalmente ed emotivamente non c’è questa concentrazione, i pensieri, le ansie e le preoccupazioni posso interferire.

La Pilato, nei suoi post social, tra le righe ha fatto capire che ha patito l’assenza accanto a lei del suo storico allenatore (Vito D’Onghia). Può aver influito sulla sua prestazione?

Sicuramente per lei il suo coach rappresenta la spalla sicura su cui poggiarsi. Può aver influito sicuramente ma deve diventare un elemento sul quale lavorare, ossia riuscire a rimanere forti anche senza quella stampella emotiva rappresentata dalla vicinanza fisica del proprio allenatore.

Cosa deve fare secondo lei ora la Pilato?

Non si deve fermare. I veri atleti da questo genere di situazioni prendono lo slancio per migliorarsi, perfezionarsi e tornare più forti i prima. Deve rientrare subito in acqua e pensare ai successivi obiettivi. L’importante è che lo faccia con lo spirito di sempre, ossia con il piacere di fare sport, di divertirsi, anche se ad alti livelli, lasciando fuori le sensazioni negative che possono generare stress mentale.

Diverso, invece, il discorso della ginnasta statunitense Biles, campionessa olimpica a Rio 2016 e cinque volte campionessa del mondo. E’ tornata oggi a gareggiare a Tokyo dopo qualche giorno di stop volontario perchè  avvertiva tutto il peso del mondo sulle spalle e doveva concentrarsi sulla sua salute mentale.

Qui la situazione è differente. Ci ritroviamo di fronte ad una sportiva che di esperienza ad altissimi livelli ne aveva tanta e che, però, ha tirato fuori un suo malessere. In tutti gli sport, come la ginnastica artistica, dove il gesto tecnico è fondamentale in quanto deve essere eseguito con una precisione incredibile, ancora di più se la mente non segue il corpo, al rischio di offrire una performance negativa si aggiunge quello di procurarsi degli infortuni seri. Quello che lei ha subito è stata questa intrusione di pensieri, si chiamano psicotrappole, che diventano così tanto disturbanti da influire seriamente sulle prestazioni, distogliendo attenzione e concentrazione. Allenare la mente è fondamentale. Dall’esterno molto spesso noi vediamo questi campioni dello sport come degli eroi invincibili perché si mostrano sicuri di sé ma internamente hanno le loro fragilità che vanno superate grazie al sostegno di un entourage del quale il mental coach è elemento importante.

*credit foto Pilato www.federnuoto.it

 

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