Giretto: “Taranto? Bellissimi ricordi”

 

Intervista al team manager della Nazionale Italiana
pubblicato il 02 Agosto 2021, 22:39
7 mins

Giacomo Giretto, classe 1973, nativo di Imperia, da giocatore è stato un centrale sempre molto affidabile in campo, magari poco appariscente ma certamente dall’apporto prezioso. Quando è venuto a Taranto, nel 2000, aveva vinto con la Nazionale Italiana un Mondiale (1994) e due World League (1994 e 1995), mentre a livello di club aveva vinto due scudetti con la gloriosa Maxicono Parma. Ha giocato in riva allo Jonio nelle stagioni dal 2000 al 2002 in A/1 e dal 2004 al 2006 in A/1 e A/2. E’ il giocatore con il maggior numero di presenze (77) in maglia rossoblù nel torneo di A/1. Dal 2019 ricopre l’incarico di team manager della Nazionale seniores dopo una lunga gavetta con le giovanili ed il beach.

E visto che ci siamo gli chiediamo subito dello schiacciatore rossoblù Fabrizio Gironi, da poco convocato dal nuovo CT De Giorgi, per alcuni stage ai quali stanno prendendo parte giocatori futuribili per la maglia azzurra: “I giovani come lui portano sempre entusiasmo, verve, sfrontatezza che servono da stimolo al gruppo e lo dice uno che da ragazzo ha vinto molto” – spiega al telefono da Mantova, sede della seconda parte del collegiale azzurro – “Per quanto riguarda Gironi, a prescindere dalle doti tecniche, senza le quali non sarebbe stato convocato, credo che prometta bene. Si sta districando con serenitàin questo gruppo sperimentale e ci sarà modo anche per lui in futuro di dire la sua in azzurro”.

Che ricordi ha di Taranto il Giretto giocatore?

Ottimi. Ho vissuto annate differenti tra loro. In un paio abbiamo raggiunto dei bei risultati arrivando praticamente a ridosso della zona play-off. Ricordo il Palafiom gremito di gente.Mi ha fatto piacere ritrovare Taranto in SuperLega. Merito del presidente Bongiovanni e della vice-presidente Zelatore che hanno fatto qualcosa di incredibile in un’annata particolare. Taranto torna nell’ambiente che le compete. Ha una storia alle spalle, ha un palazzetto importante e tifosi che per passione si meritano il massimo.

Quest’anno la Prisma Volley ha allestito, un po’ per necessità, un po’ per strategia di mercato, un organico con tanti giocatori italiani. Che ne pensi?

La ritengo una cosa positiva. Se prendi tanti stranieri che magari sono anche esordienti nel campionato italiano, ti assumi un grosso rischio. Essendo il primo anno di SuperLega credo ci sia la necessità di amalgamare il prima possibile la squadra. Il coefficiente di difficoltà di questo campionato è altissimo e sicuramente un tecnico esperto e capace come Di Pinto starà pensando di approcciarsi alla nuova stagione con l’intento di partire subito per strappare punti preziosi approfittando del fatto che nelle prime giornate le big di solito lasciano qualcosa per strada.

Da giocatore a dirigente quanto è difficile cambiare pagina?

Da giocatore pensi solo al campo, a giocare e a niente altro. Da dirigente ci sono tante sfaccettature da prendere in considerazione, devi pensare a tante cose. Diciamo che ora mi ci sono abituato, sono più padrone del mio ruolo.

Come hai ritrovato il neo CT De Giorgi ?

Sereno, tranquillo, molto determinato, sa quello che vuole. Ha un progetto a lunga scadenza sul quale lavorare, un gruppo importante che è quello dell’Olimpiade più i giovani che stanno lavorando qui in Italia. Insomma credo ci siano tutte le condizioni per far bene.

La pallavolo italiana ha bisogno di personaggi che riescano a fare da traino all’intero movimento. C’è un erede di Zaytsev che ormai ha superato la trentina?

Io credo che Michieletto già sia un bel personaggio. Essere titolare a 19 anni alle Olimpiadi credo rappresenti un biglietto da visita non indifferente. Non voglio scomodare paragoni eccellenti ma l’ultimo giovane, così tanto giovane, che ha partecipato all’Olimpiade è  stato un certo Papi. Mi viene in mente anche Rosalba. Credo che Michieletto abbia tutte le carte in regola per diventare un giocatore importante per la Nazionale e di conseguenza essere fonte di ispirazione per i ragazzini.

La storia che le nuove generazioni sono meno abituate al sacrificio perché dispongono di tante distrazioni la ritieni corrispondente alla realtà?

Si è vero. A loro discolpa c’è il fatto che rispetto a quando ero ragazzo io, oggi realmente ci sono tante cose a cui pensare per cui l’attenzione non è focalizzata solo sulla pallavolo ma anche su altre cose che magari possono distrarre. E’ evidente come i social siano diventati una parte importante della vita di un ragazzo dei giorni nostri. Però ho notato che in tanti  sanno come utilizzarli, riescono a gestirli, non ne sono totalmente assorbiti come accadeva qualche anno fa.

Infine la più classica delle richieste: un messaggio ai tuoi ex tifosi di Taranto…

Ho sempre avuto Taranto nel cuore. Negli anni ho conservato delle belle amicizie. Appena posso vengo giù a godermi un mare splendido. E poi la gente è molto accogliente. Quattro stagioni non si scordano facilmente. Ogni volta che penso a Taranto mi vengono in mente le persone eccezionali che ho incontrato, la gente sugli spalti che sostiene la squadra in maniera impagabile. Il mio augurio è che i tifosi possano indentificarsi in un gruppo di giocatori in grado di regalare loro delle emozioni. Perché lo sport è emozione e queste Olimpiadi ce lo stanno dimostrando.

*credit foto – www.federvolley.it (foto 1)

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