Taranto e Ponte girevole, tra storia e tecnologia

 

Quante volte lo abbiamo attraversato, in macchina, a piedi, oppure a bordo di un bus? E ora attende lavori di ristrutturazione e ammodernamento
pubblicato il 01 Agosto 2021, 11:00
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Chissà quante volte lo abbiamo attraversato, in macchina, a piedi, oppure a bordo di un bus. Eppure, pochi tarantini conoscono la storia del Ponte Girevole. Che è una delle infrastrutture cittadine più prestigiose. E che richiama centinaia di persone, specie quando si apre e si chiude per far passare qualche nave militare, magari l’ammiraglia, di quel determinato periodo storico.
Ecco perché abbiamo deciso di raccontare la storia del ponte, con i suoi ammodernamenti e con le sue implementazioni tecnologiche.
E per poterlo fare abbiamo chiesto aiuto all’istituzione che è deputata a prendersene cura, cioè la Marina Militare italiana, che da sempre è un punto di riferimento sociale, oltre che culturale, per l’intera città.
Ma torniamo al ponte, perché quello che oggi utilizziamo è la seconda versione, quella cioè realizzata nel 1958 dalle Officine Nazionali di Savigliano, ed assemblata dai cantieri Tosi di Taranto: un punto di riferimento “industriale” nella realizzazione di sommergibili e navi, dal 1914 fino al 1990, e non solo per la Marina Italiana. Costo della struttura, in uso, 382 milioni di lire, per 90 metri di lunghezza e 9,3 di larghezza.
L’ultima ristrutturazione, diciamo quella più importante, risale al 1985, mentre l’implementazione della parte tecnologica è molto più recente e merita un approfondimento dedicato.
Perché nel 2020, grazie ai fondi della Marina Militare, cioè del Ministero della Difesa, sono stati investiti 787 mila euro, in sistemi di automazione all’avanguardia, che sono in grado di comandare l’apertura e la chiusura del ponte in piena automazione 4.0. Poi, c’è il sistema di monitoraggio dinamico, che studia la risposta dinamica del ponte, realizzato in house, dai tecnici del Genio per la Marina Militare, ed installato nel 2019. E si aggiungono anche i sensori del Politecnico di Bari, che servono a monitorare l’andamento delle maree.
Torniamo alle manovre di apertura e di chiusura: si concretizzano grazie a motori elettrici, posizionati alla base di ciascuno dei due bracci del ponte, che si aprono orizzontalmente, è bene ricordarlo, e non verticalmente, come invece accade nella maggior parte dei ponti in uso nel resto del mondo.
Per eventuali emergenze si può sempre contare sull’opzione manuale, neanche tanto faticosa, anche se, vista la presenza costante di 8 addetti (4 elettricisti e altrettanti meccanici), che presidiano il ponte, tutti i giorni dell’anno, risulta difficile pensare che possano nascere degli imprevisti del genere.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ma quanto tempo ci vuole per aprire e chiudere il ponte girevole?
“Circa 8 minuti, nel primo caso, ed un tempo analogo nel secondo”, ci hanno spiegato il Capitano di Corvetta Luigi Ciriello e il Tenente di Vascello Fabio Campeggio, che ci hanno aiutato nella ricostruzione storica di questo “gioiello tarantino”, che poi è una sorta di “monumento marinaro-militare” capace di sopravvivere alle diverse epoche storiche, senza che il suo valore venga scalfito dal passare del tempo.
A proposito di storia. Il primo ponte girevole fu realizzato nel 1887 e si chiamava Umberto – Cataldo, in onore del sovrano regnante, Umberto I e del santo Patrono della città, San Cataldo. Una struttura in acciaio con impalcato in legno, priva di marciapiedi, che fu modificata con l’aggiunta della rete tranviaria che portava i passeggeri dalla città nuova a quella vecchia e viceversa. Lo costruì l’impresa di “Costruzioni Metalliche di Napoli” che realizzò, nello stesso periodo, l’analogo ponte di Brest, città con cui Taranto è gemellata, e costò 4 milioni e 200 mila lire.​
Rispetto a quello attuale, si apriva e si chiudeva grazie ad un sistema idraulico che aveva il proprio “cuore pulsante” nel torrione di San Lorenzo del Castello Aragonese, nel quale era posizionata una imponente cisterna d’acqua che era collegata ad un fitto sistema di tubature idrauliche, che mediante un tunnel sottomarino, raggiungevano la volata lato città nuova del ponte, portando l’acqua su turbine idrauliche che consentivano la rotazione.
E’ stato utilizzato per una settantina d’anni ed ha visto passare carri, cavalli e anche mezzi pesanti, quelli della seconda Guerra Mondiale, per intenderci.
Proprio nel periodo bellico, siamo nel settembre del 43’, ha anche rischiato di saltare per mano tedesca: per non consegnare alle forze alleate la struttura, ritenuta strategica, il ponte rischiò di esser minato, mentre le forze inglesi avanzavano nell’operazione “Slapstick”.

Ma quale sarà il futuro del ponte girevole?
A breve, potrebbe essere oggetto di importanti lavori di ristrutturazione e ammodernamento, anche perché salsedine, condizioni meteo e umidità, contribuiscono al degrado delle parti metalliche e meccaniche.
E nel Contratto di Sviluppo dell’area Taranto, del 2020, sono stati inseriti 1,9 milioni di euro necessari al “risanamento conservativo della struttura metallica”, tra fondi Marina Militare – Ministero della Difesa e Mibact (Ministero per i Beni e per le Attività Culturali e per il Turismo).
Anche se l’utilizzo di un ponte di barche sostitutivo, per far defluire il traffico, sistema peraltro già sperimentato in passato, non è affatto scontato e potrebbe essere soppiantato da un intenso programma di lavori notturni calendarizzati e programmati per arrecare il minor disagio possibile alla cittadinanza.

 

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