Tecnopolo Taranto, dopo 3 anni tutto fermo: perchè?

 

Nell'ultima riunione del Cis si è appreso di una modifica rispetto al progetto iniziale. Interrogazione del deputato Fioravanti a tre ministeri
pubblicato il 28 Luglio 2021, 19:23
6 mins

Dopo la prima riunione del Tavolo istituzionale permanente sul CIS Taranto, presieduta dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, la vicenda legata al Tecnopolo di Taranto pare essersi ingarbugliata ulteriormente.

Come si ricorderà lo scorso aprile è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.80 del 2 aprile, il “Regolamento di approvazione dello statuto della fondazione Istituto di Ricerche Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile” che ha sbloccato gli 8 milioni di euro previsti dalla legge 30 dicembre 2018. Mentre lo scorso giugno si svolse un webinar organizzato dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), su “Il Tecnopolo del Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile: governance e lancio di un programma Paese”.

Durante la riunione del Cis si è venuti a conoscenza del fatto che dopo un’interlocuzione tra il ministero dello Sviluppo economico (MiSE), il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR) e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionico, il progetto è stato delimitato nell’ottica della realizzazione di un “Centro del Mare Sostenibile” in sinergia con Fincantieri. Motivo per il quale si è deciso di passare ad una nuova definizione del Masterplan e di una precisa quantificazione delle risorse necessarie.

Di fatto dunque sembra che il Tecnopolo, che inizialmente aveva l’obiettivo di “promuovere un hub italiano con proiezione internazionale sullo sviluppo sostenibile, quale asset strategico dell’innovazione“, potrebbe trasformarsi in tutt’altro.

Su questo frangente, durante la riunione si è registrato un nuovo intervento del governatore Emiliano, che avrebbe proposto una non chiarissima unificazione del Tecnopolo di Taranto con il Biopolo di Lecce (finanziato dalla Regione Puglia), che però si dovrebbe occupare di biotecnologie in campo medico. Il governatore ha proposto di creare una sinergia tra i due istituti: anche in questo caso però, l’uscita del governatore non è piaciuta a più di qualcuno.

(leggi tutti gli articoli sul Cis Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=cis+taranto&submit=Go)

E prorio ieri, il deputato Lorenzo Fioramonti (che è bene ricordare che fu appunto colui il quale più si prodigò per questo progetto del Tecnopolo durante il governo Conte I) ha presentato un’interrogazione a risposta scrittaco-firmatari dell’atto i deputati MuroniCecconiFusacchia. appartenenti al gruppo Misto-Facciamo ECO-Federazione dei Verdi, indirizzata al Ministro dell’università e della ricerca (attuale delegato a rispondere), al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della transizione ecologica.

L’intererrogazione trova la sua motivazione per sapere “se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quali rapide iniziative di competenza intendano realizzare, considerati i ritardi ormai insostenibili, soprattutto per una città come Taranto, che in questi anni non ha visto alcun tipo di intervento concreto per migliorare la propria situazione, dopo decenni di abusi di carattere industriale con gravissimi e devastanti impatti sociali, sanitari ed ambientali”.

(leggi gli articoli sul Tecnopolo https://www.corriereditaranto.it/?s=tecnopolo&submit=Go)

Nell’interrogazione viene ricordato che con decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2020, n. 195, entrato in vigore in data 17 aprile 2021, è stato approvato lo Statuto della fondazione «Istituto di Ricerche Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile».

Che ambisce ad essere “un hub della green economy, che consenta alle imprese operanti nel settore energetico, alle università e agli enti pubblici di ricerca, nonché ad attori privati, di lavorare insieme presso una struttura dedicata completamente allo sviluppo sostenibile, per perseguire «lo svolgimento delle funzioni e dei compiti conoscitivi, di ricerca, tecnico-scientifici, di trasferimento tecnologico e di valorizzazione delle innovazioni e della proprietà intellettuale generata, nel campo dello studio e dell’utilizzo delle tecnologie pulite, delle fonti energetiche rinnovabili, dei nuovi materiali, dell’economia circolare, strumentali alla promozione della crescita sostenibile del Paese e al miglioramento della competitività del sistema produttivo nazionale», in linea dunque con l’impostazione europea e con quella dei più recenti Governi nazionali, nonché estremamente rilevante anche in termini di prestigio sia in ambito nazionale che internazionale”.

“Il Tecnopolo ha sede a Taranto, territorio particolarmente fragile perché ferito da un assetto industriale che per decenni ha avuto un fortissimo impatto negativo sull’ambiente e sulla salute dei cittadini e, pertanto, la sua concreta realizzazione può rappresentare una possibilità di riscatto e un’alternativa occupazionale ai lavoratori delle acciaierie, sia in maniera diretta, sia per l’indotto che sarebbe in grado di generare – viene ricordato nell’interrogazione -. Istituito con la legge di bilancio del 30 dicembre 2018, n. 145, come previsto ai commi 732 e seguenti dell’articolo 1, che prevede inoltre una spesa di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, il Governo allora in carica, così come i Governi che si sono succeduti, hanno manifestato un grandissimo interesse per questo progetto, riconoscendone la centralità e l’urgenza, soprattutto nell’epoca della transizione ecologica ed energetica, tassello fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici. Ciononostante, a quasi tre anni dalla promulgazione, anche a seguito del recente decreto del Presidente della Repubblica che ne regola lo Statuto, il Tecnopolo rimane ancora inattuato“.

Sarebbe interessante conoscere il perché. E cosa ne sarà di un progetto che resta di restare una grande incompiuta. Almeno a metà.

(leggi l’articolo sull’ultima riunione del Cis Taranto https://www.corriereditaranto.it/2021/07/14/cis-taranto-la-vera-partita-e-sulle-bonifiche-1/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

Un Commento a: Tecnopolo Taranto, dopo 3 anni tutto fermo: perchè?

  1. Gico

    Luglio 29th, 2021

    La politica locale resta legata alla ” old economy ” cioè quella del carbone, dei fossili per motivi utilitaristici mentre ignora la realizzazione di un “hub della green economy ” anche perchè impreparata culturalmente. Del resto la politica regionale ad iniziare dai cugini leccesi tramite il governatore ed i politici nazionali scaldano la macchina della corruzione per accaparrarsi il bottino della transizione energetica.Questo è stato evidenziato anche dalla poco simpatica A D Lucia Morselli. Insomma siamo alle solite dove si registra la solita ignavia della maggioranza dei tarantini dove una piccola minoranza che tarantini non sono svende il territorio per un piatto di lenticchie.

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