Scuola, diritti e libertà

 

Tutti d'accordo: la scuola ripartirà (in presenza) a settembre. L'unica incognita sembrano essere gli indecisi, i riluttanti, i contestatori (senza logica) dei vaccini
pubblicato il 25 Luglio 2021, 08:00
7 mins

“L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire, sostanzialmente. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore”. E ancora, sul green pass, “non è un arbitrio, è una condizione per tenere aperte le attività economiche”.

Bisogna tenere presenti le parole di Mario Draghi pronunciate giovedì sera per spiegare le misure adottate dal consiglio dei ministri nel nuovo decreto, per poter cominciare a parlare di scuola.

Sembra ormai evidente la volontà di farla ripartire in modo serio, come sembra evidente che tutto il discorso sulle riaperture sia strettamente legato alle vaccinazioni.

Una linea sovrapponibile a quella di Roberto Speranza, il Ministro della Salute intervenuto nel corso della conferenza stampa “post approvazione” del nuovo decreto covid, ha parlato del tema e dell’ipotesi di obbligo vaccinale per docenti e personale.

“Per tutto il governo – ha spiegato Speranza – la scuola è una priorità assoluta e faremo ogni sforzo per consentire una riapertura in piena sicurezza è in presenza”. (…) “Ma non vorrei che passi un messaggio che negli insegnanti c’è sfiducia perché l’85 per cento si è vaccinato, c’è un 15 per cento da recuperare e credo che dobbiamo valutare tutti gli strumenti potenziali per recuperare”.

Lo scrive anche il Ministero dell’Istruzione in una nota di accompagnamento alle indicazioni del Comitato tecnico scientifico: “In vista dell’avvio del prossimo anno scolastico 2021/22, l’obiettivo prioritario è quello di realizzare le condizioni atte ad assicurare la didattica in presenza a scuola, nelle aule, nei laboratori, nelle mense, nelle palestre, negli spazi di servizio, nei cortili e nei giardini all’aperto, in ogni altro ambiente scolastico. Occorre riuscire a costruire (e a ricostruire) le condizioni relazionali e sociali che forniscono il substrato vitale per l’apprendimento, la crescita e lo sviluppo delle nuove generazioni”.

Dalla scuola si (ri)parte. E tenerle aperte, forse, quest’anno sarà una sfida non impossibile. Presidenti di regioni permettendo.

Anche Draghi, dicevamo, ha posto il tema scuola come prioritario, tanto che nei prossimi giorni si procederà a capire come intervenire: “A noi è parso che il decreto di oggi fosse complicato. Sono rimaste fuori tre aree: la scuola, trasporti e lavoro. Saranno discussi nei prossimi giorni“, ha detto il presidente del consiglio, in merito ad una domanda sull’ipotesi obbligo vaccinale per il personale scolastico.

Poi, nella stessa serata, un tweet del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi su questa linea: “L’impegno di tutto il governo è per il rientro a scuola in presenza. Lo ha ribadito con chiarezza, questa sera, anche il residente Draghi. Le vaccinazioni sono un pezzo fondamentale di questo percorso. Vaccinarsi è un atto di responsabilità per la sicurezza di tutti”.

E torniamo alle parole di Draghi, volutamente calcolate, nel significato e nella portata. “Invito a non vaccinarsi è invito alla morte”, un messaggio inequivocabile che si contrappone al diritto di “libertà di scegliere” di taluni.

Ma scegliere cosa? Di ammalarsi? Di far ammalare gli altri?

Cosa potrebbe scegliere un professore, una segretaria o un membro del personale non docente che, coscientemente (responsabilmente proprio no), decide di non vaccinarsi?

Il secondo punto messo nero su bianco dal Ministero dell’Istruzione non lascia adito a fraintendimenti: “l’obiettivo è estendere la copertura vaccinale nelle scuole”. A parere del CTS, – si legge – il rapido completamento della campagna di vaccinazione del personale della scuola (docente e non docente), come pure degli studenti a partire dai 12 anni, rappresenta lo strumento principale per consentire l’ordinario svolgimento in presenza delle attività didattiche.

In particolare, appare eticamente doverosa la vaccinazione del personale scolastico. Così si era espresso, già mesi or sono, il Comitato Nazionale per la Bioetica: “Relativamente all’importanza delle vaccinazioni a fronte di situazioni che mettono in pericolo il bene salute del Paese, la vaccinazione (ha) un valore non solo sanitario, ma anche etico intrinseco assai rilevante. Il Comitato ritiene che debbano essere fatti tutti gli sforzi per raggiungere e mantenere una copertura vaccinale ottimale, attraverso l’adesione consapevole, non escludendo l’obbligatorietà in casi di emergenza, soprattutto per gruppi professionali maggiormente esposti all’infezione e alla trasmissione della stessa”.

Facciamo caso alle parole. “Eticamente doverosa”, “valore non solo sanitario”. E facendo un piccolo passo indietro, agganciamole al primo punto della nota ministeriale del CTS che considera “prioritaria” la completa ripresa della didattica in presenza, sia per l’essenzialità del valore formativo, che per “l’imprescindibile e indispensabile” suo apporto allo sviluppo della personalità e della socialità degli studenti, provati da lunghi periodi di limitazione delle interazioni e dei contatti sociali”, (…) per evitare per quanto possibile, nell’auspicio di una prossima uscita dalla fase emergenziale, il ricorso alla didattica a distanza.

Gli indecisi, i riluttanti, i diffidenti, possono conservare intatta la loro consapevole (ma non responsabile) scelta di non vaccinarsi. Ma questa scelta non intacchi e non interferisca con il diritto allo studio, alla socialità, alla vita di milioni di studenti.

“Imprudenti”, “inefficaci”. Parole di “terrore”, secondo Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, quelle pronunciate da Mario Draghi riportate in apertura.

Strano. Perché proprio quella parte, la destra, perfino nei giorni più neri passati in lockdown, quelli con migliaia di contagi e centinaia di morti al giorno, continuava a infischiarsene di distanziamenti e mascherine, riteneva anti democratiche le chiusure, insufficienti gli aiuti, e si mostra apertamente scettica sull’utilità del vaccino.

Non che la coerenza sia un valore, ma se parliamo di politica, la decenza è una qualità che bisognerebbe dimostrare di avere. Prima di ottenere un green pass per praticarla.

P.S. Sarà certamente un caso, ma, dopo le parole di Draghi i rispettivi leader di FdI e Lega – evidentemente in preda al terrore – hanno deciso di vaccinarsi e, contemporaneamente, le liste di attesa stanno aumentando in tutte le regioni, raddoppiando, talvolta triplicando, le richieste medie giornaliere.

Ma pensa un po’.

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Nato il 10 Agosto 1976. Laureato in Sociologia nel 2003 anno in cui comincia a collaborare con la casa editrice Ink Line. Dal 2008 iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Ha collaborato con il mensile Ribalta di Puglia, il quotidiano Taranto Oggi, il periodico N.B. Nota Bene e l’agenzia stampa Italia Media per i siti web Sportevai e Basilic. Nel 2009 ha diretto il mensile Pugliamag e dal 2015 il sito web Place2beMag. Nel 2014 ha scritto (Con)testi da incubo, tre monologhi sul tema della violenza di genere e andato in scena anche nel Novembre 2015 in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

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