Puglia, cronaca di un anno scolastico disastroso e prospettive future

 

pubblicato il 23 Luglio 2021, 09:18
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Continua la nostra ricostruzione dell’anno scolastico 2020/2021 in Puglia, riprendendo il filo del discorso dal mese in cui la regione, travolta dalla terza ondata di contagi, ha evidenziato drammaticamente tutte le criticità irrisolte.

Aprile 2021

Il ricorso massiccio della Puglia alla didattica a distanza non sfugge all’attenzione nazionale: se Giuseppe Conte aveva più volte espresso la necessità di garantire il più possibile la didattica in presenza, il neo-presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il nuovo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, non sono da meno; nel decreto-legge dell’1/04/2021 n.44, infatti, si legge che la “didattica in presenza deve essere garantita sull’intero territorio nazionale, dalla scuola dell’infanzia alla prima media, dal 7 al 30 aprile”; le ultime due classi delle medie e il ciclo delle superiori svolgeranno le lezioni a distanza in zona rossa, mentre in zona gialla e arancione adotteranno forme flessibili, che garantiranno la presenza di una percentuale minima del 50% e massima del 75% dei componenti.

Si precisa, inoltre, che “non saranno ammesse deroghe da parte di presidenti delle regioni e sindaci”; un provvedimento volto a limitare la frequenza con cui alcuni governatori, Emiliano in primis, bypassavano le norme rivolte alla scuola.

Tuttavia, nel decreto si lascia aperto lo spiraglio di “consentire la deroga solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica”.

Emiliano, sfruttando proprio questo assist del governo, emana il 4 aprile un’ennesima ordinanza, con cui lascia nuovamente alle famiglie la possibilità di richiedere alla scuola la didattica digitale integrata.

Immediata la reazione del Codacons di Lecce e le proteste dei genitori, ormai stremati da un anno che sembra non finire mai.

“Basta con la distorsione della DaD a scelta”, tuona Roberto Romito, presidente regionale dell’Associazione nazionale Presidi della Puglia; “abbiamo bisogno di screening periodici su alunni e personale; di TOSS (operatori scolastici sanitari), la cui istituzione è stata deliberata a gennaio, ma che non si sono ancora visti nelle scuole; e di interventi scolastici che evitino il sovraffollamento delle classi, sia in termini di reperimento di altri spazi che di interventi strutturali nelle scuole”.

Fortunatamente, l’anno scolastico 2020/2021 si avvia alla conclusione: con il decreto legge del 22 aprile 2021 il governo Draghi cerca di garantire l’ultimo mese di presenza alle scuole, prevedendo la didattica in presenza dall’infanzia alla prima media sull’intero territorio nazionale.

Per quanto riguarda le scuole secondarie di secondo grado, in zona rossa si garantiscono le lezioni in presenza per almeno il 50% e fino a un massimo del 75% dell’intera popolazione studentesca; in zona arancione o gialla si garantiscono, invece, le lezioni in presenza per almeno il 70% e fino a un massimo del 100% dell’intera popolazione studentesca.

Con un’ultima ordinanza del 23 aprile, però, Emiliano proroga la didattica a scelta fino al termine delle lezioni, per le scuole di ogni ordine e grado.

Nel provvedimento si riporta che “i dati della sorveglianza scolastica mostrano una riduzione dei contagi tra gli studenti e il personale scolastico” e che “si osserva un decremento generale nella curva dei contagi, per effetto delle restrizioni precedenti, ad eccezione della fascia 0-13, il che porta alla necessità di garantire la didattica a distanza per chi ne senta il bisogno, per tutelare il proprio ambito familiare”.

La situazione regionale, però, precipita criticamente.

In una dichiarazione passata alla storia, Emiliano consiglia ai suoi corregionali di “autogestirsi” in vista delle vacanze di Pasqua e di non chiedere continuamente controlli, dal momento che “non possono o non vogliono farli”.

La mancata osservanza, da parte di molti pugliesi, delle norme restrittive vigenti nella zona rossa rafforzata (in vigore dal 27 marzo), unita all’elevata velocità di trasmissione della variante inglese, provocano un picco di casi positivi e il tilt del contact tracing; a ciò si aggiunge, nello stesso periodo, il sovraccarico del sistema ospedaliero, che porterà molti medici a denunciare aspramente le condizioni degli ospedali.

Pochi giorni dopo, il governatore pugliese ammette ciò che ormai appare chiaro a tutti: “Eravamo impreparati ad affrontare una pandemia”.

In effetti, con le scuole chiuse fino al 7 aprile e la regione in zona rossa dal 15 marzo, il picco dei contagi registrato nelle stesse settimane appare slegato dalle lezioni in presenza; tra le cause rientra certamente la mancanza di senso civico, come stigmatizzato dai vertici, ma anche tanto altro: dalla cronica carenza di tamponi, lamentata dall’AAROI-EMAC, che denuncia anche mancanza di posti letto sufficienti e di personale qualificato; ai ritardi nella campagna vaccinale, funestata dai furbetti del vaccino e condotta, inizialmente, in maniera a dir poco confusionale.

La Puglia, in questi mesi, è chiaramente una nave allo sbando, che evidenzia drammaticamente tutte le sue falle.

Emiliano se la prende col governo, colpevole di non aver predisposto preventivamente il piano pandemico e di aver costretto la regione ad operare dei tagli sul personale medico qualificato, ad esempio gli anestesisti.

Il 23 aprile la Puglia, dopo 6 settimane, lascia la zona rossa per quella arancione, nonostante la soglia di occupazione delle terapie intensive sia ancora oltre i limiti stabiliti dal governo e nonostante in alcune province si registri una media superiore a 250 casi per 100.000 abitanti.

Comprensibilmente, al danno sanitario e scolastico si sta sommando quello economico, con tante attività che chiedono a gran voce la riapertura, stremate da mesi di chiusura forzata.

“Le difficoltà economiche sono ormai insostenibili, siamo a rischio di tensioni sociali” dichiara Emiliano, portando il ministro della Salute, Roberto Speranza, a concedere un allentamento delle restrizioni, nonostante la gravità della situazione.

Nel frattempo, solo il 7,7% della popolazione pugliese ha completato il ciclo vaccinale, anche a causa dei ritardi nelle forniture e della gestione iniziale; la Puglia rimedia una figuraccia a livello internazionale, in quanto citata dal Financial Times come esempio negativo della conduzione di una campagna vaccinale.

“Non si tratta di mancanza di fiducia nelle istituzioni regionali ma della constatazione di un fallimento“: è questa la sconfortante conclusione delle associazioni sindacali dei medici pugliesi ad aprile.

 

Maggio – Giugno 2021

Il 10 maggio la Puglia torna in zona gialla e gli sforzi della regione cominciano a concentrarsi sulla possibilità di vivere un’estate all’insegna del “turismo sicuro”; la campagna vaccinale decolla, tanto da posizionare continuamente la regione ai primi posti per la vaccinazione delle fasce più a rischio e per numero di somministrazioni in base alle dosi consegnate; dati che Emiliano rimarcherà frequentemente, dopo l’onta dei mesi precedenti.

Gradualmente, i contagi cominciano a scendere e la pressione ospedaliera diminuisce, tanto che alla fine del mese la regione sembra avere i numeri per il passaggio in zona bianca.

Emiliano dichiara che la regione ha subito un danno economico gravissimo, pertanto invita i corregionali a trascorrere l’estate nella propria regione, onde evitare il rischio di riportare a casa varianti prese in altri Paesi.

E la scuola? I vertici regionali sperimentano con successo la vaccinazione dei maturandi, per permettere lo svolgimento degli esami di maturità in presenza; Lopalco dichiara che l’adesione da parte degli studenti è stata altissima e che in pochi giorni, utilizzando il modello già usato col personale scolastico, è stato possibile completare la vaccinazione di tutti i maturandi.

Il 14 giugno la Puglia passa in zona bianca e la situazione sembra mantenersi idilliaca; vengono meno il coprifuoco e l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, se si può mantenere la distanza interpersonale. Le attività riprendono a lavorare a pieno regime e la regione punta tutto sul turismo per riparare i danni economici subiti.

Fondazione Gimbe, però, negli ultimi monitoraggi settimanali ha evidenziato un calo generale dei tamponi su territorio nazionale, sottolineando che la Puglia è una delle regioni che effettuano, al momento, meno attività di testing.

È chiaro, come dichiarato da Gimbe, che la corsa alla zona bianca disincentiva le regioni ad effettuare attività di testing, proprio nel momento in cui il calo dei contagi permetterebbe di avviare un tracciamento efficace. Nel frattempo, la comparsa della variante Delta, che si mostra meno sensibile ai vaccini attualmente in circolo ed estremamente contagiosa, costituisce una nuova incognita, pronta a rovinare i piani futuri, se non adeguatamente gestita con testing, contact tracing, vaccini e comuni norme di buon senso.

 

Prospettive per il prossimo anno scolastico

Dopo un anno scolastico a dir poco impegnativo, le attenzioni di studenti, personale scolastico e famiglie sono tutte puntate a settembre; da più parti si proclama a gran voce che le lezioni riprenderanno in presenza, anche in seguito gli ultimi dati Invalsi che, sottolineando un calo delle competenze, particolarmente nelle regioni che hanno fatto largo uso della DaD, hanno decretato il definitivo fallimento della didattica a distanza.

Lopalco, come sempre, si mostra fiducioso: “Vaccineremo per classi a partire dal 23 agosto, perché è necessario cominciare l’anno scolastico con una somministrazione recente del siero” ha dichiarato nei giorni scorsi, affermando che sarà ripetuto il modello utilizzato per i maturandi.

Ma quali sono i dati ufficiali in Puglia?

Percentuale della popolazione pugliese vaccinata, per fasce d’età (luglio 2021).
Fonte: Il Sole 24 Ore.

Allo stato attuale, nella fascia 12-19 anni il 72,96% non ha ancora ricevuto la prima dose di vaccino e solo 12,52% ha completato il ciclo vaccinale.

La Regione, comprensibilmente, ha dato precedenza alle fasce più a rischio, assicurando una copertura di più del 90% nella fascia over 80 e di oltre il 70% nella fascia over 50 della popolazione pugliese.

C’è da dire, però, che il numero di studenti da vaccinare è davvero alto.

Due le difficoltà principali: la possibile carenza di dosi, dovuta alla rimodulazione del piano vaccinale nazionale, diventato dipendente dai vaccini a vettore mRna; e la diffidenza di parte dei genitori degli studenti, che ha già levato la voce in difesa del diritto di scelta, a fronte della chiamata in massa auspicata da Lopalco.

Per quanto riguarda il personale scolastico, i vertici regionali hanno già assicurato che “in Puglia l’adesione alla campagna vaccinale è stata altissima, circa il 90% del personale scolastico è stato vaccinato”.

In questi giorni si è tenuto un Tavolo Permanente Regionale per l’avvio dell’anno scolastico 2021/2022, a cui hanno partecipato sindacati e associazioni, che hanno condiviso l’indicazione proveniente dal Comitato tecnico-scientifico di evitare il distanziamento nelle classi se almeno il 60% degli alunni sarà stato vaccinato, unitamente al personale scolastico in servizio.

Tuttavia, sono ancora molti i nodi da sciogliere, tanto che l’Associazione Nazionale Presidi ha dichiarato di “avere l’esigenza di regole chiare e condivise”; nella fattispecie si chiede di usufruire tempestivamente e sin dal primo giorno di scuola del cosiddetto organico Covid; di stabilire un range accettabile di popolazione scolastica vaccinata da ammettere in presenza in condizioni di rischio; di avere a disposizione, nel rispetto della privacy, almeno la percentuale di alunni vaccinati per classe e di chiarire il ruolo di scuole ed Asl nella gestione dei casi positivi.

Dal canto suo, Bianchi ha precisato che il governo, con il decreto Sostegni bis, ha stanziato ingenti fondi per la ripresa della scuola in presenza, in particolare:

  • 350 milioni di euro per le scuole statali e 60 milioni per le paritarie: queste cifre saranno interamente volte ad interventi di sicurezza negli ambienti scolastici;
  • 70 milioni di euro che gli enti locali potranno utilizzare per l’affitto temporaneo di ulteriori strutture, necessarie alla didattica in presenza;
  • 450 milioni di euro, concordati col ministero delle Infrastrutture, per potenziare i servizi aggiuntivi per il trasporto scolastico. Le scuole avranno accesso ad un ulteriore fondo di 50 milioni di euro per finanziare anche gli spostamenti casa-scuola-casa del personale scolastico e degli studenti.

L’eterno nodo dei trasporti, accantonato per gran parte dell’anno scolastico, è finalmente tornato alla ribalta: l’ANP ha chiesto di aggiornare le deliberazioni, ferme all’anno scorso e ha dichiarato la sua contrarietà ai doppi turni in ingresso, chiedendo soluzioni flessibili e non centralizzate, bensì adattate alle esigenze specifiche.

A tale proposito, l’assessore regionale all’Istruzione, Sebastiano Leo, ha dichiarato: “Quello dei trasporti è un punto importante; se si decide di scaglionare l’orario d’ingresso saranno garantiti i mezzi di trasporto per ogni fascia oraria. Il piano è pronto e le risorse ci sono per poter lavorare in sicurezza”.

Leo ha poi confermato la presenza del personale Covid e ha aggiunto che la regione è pronta a ripartire in presenza.

Insomma, dopo le risorse stanziate, l’esperienza fatta, le forze messe in campo e tutte le promesse ventilate a gran voce, la regione non ha più scusanti: si deve e si può garantire la didattica in presenza.

L’anno scolastico 2021/2022 partirà il 20 settembre, in alcune scuole anche una settimana prima, e l’auspicio generale, alla luce del disastroso trascorso, è che la regione si mostri finalmente preparata ad affrontare la pandemia e le criticità connesse.

 

FINE

(Leggi anche: https://www.corriereditaranto.it/2021/07/22/puglia-cronaca-di-un-anno-scolastico-disastroso-e-prospettive-future/)

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