Puglia, cronaca di un anno scolastico disastroso e prospettive future

 

Bilancio e analisi dello scorso anno scolastico, mentre la Regione assicura: stavolta siamo pronti davvero
pubblicato il 22 Luglio 2021, 09:58
26 mins

La storia insegna, ma non ha scolari”, scriveva Antonio Gramsci; una massima quanto mai vera, considerato il ciclico ripetersi degli stessi errori durante il lungo cammino dell’umanità; e quanto mai attuale, se pensiamo che in una società come quella odierna le notizie circolano a velocità istantanea e altrettanto immediatamente vengono riposte nel dimenticatoio, per far spazio alle nuove.

L’avvento della pandemia da Covid-19 ha peggiorato, se possibile, questa situazione: il susseguirsi di notizie, decreti, ordinanze e lockdown ha generato una cultura dell’immediato che spesso rischia di eclissare una visione globale degli avvenimenti.

Ecco perché, nel nostro piccolo, crediamo sia utile un bilancio dello scorso, drammatico, anno scolastico pugliese; analizzare e riportare alla memoria quello che è accaduto, inserendolo in un quadro più ampio, con l’ottimistico fine di evitare di ricadere nelle stesse problematiche e di proporre un’alternativa costruttiva per l’anno che verrà.

I mesi trascorsi sono stati densi di avvenimenti, pertanto riteniamo giusto dividere in due parti questo lungo excursus sul tormentato rapporto tra scuola pugliese e pandemia.

 

Nella prima parte di occuperemo del periodo che va dall’inizio dell’anno scolastico al collocamento della Puglia in zona rossa, a causa delle molteplici criticità emerse tra settembre 2020 e marzo 2021.

 

Settembre-novembre 2020

Il 24 settembre 2020 l’anno scolastico pugliese prende il via, accompagnato dai migliori auspici: dopo il lungo lockdown, le lezioni riprendono in presenza, con l’obbligo della mascherina per tutti gli alunni sopra i 6 anni e il personale scolastico, distanziamento, disinfettanti e gli ormai celebri banchi a rotelle annunciati dal MIUR.

distanziamento banchi settembre 2020

Il distanziamento dei banchi previsto per la riapertura in presenza.

“La scuola è arrivata preparata a questa riapertura” dichiarò dal suo sopralluogo a Molfetta il presidente della regione, Michele Emiliano, aggiungendo che “il nostro supporto alla scuola durerà tutto l’anno”.

Un atteggiamento positivo a cui fecero eco le dichiarazioni dell’assessore alla sanità, Pierluigi Lopalco: “Abbiamo lavorato e stiamo lavorando perché l’anno scolastico riprenda serenamente; è ovvio che potranno esserci dei casi positivi, ma non dobbiamo farne un dramma”.

Ma l’ottimismo dura poco: ad appena un mese dalla ripresa delle lezioni, arriva la prima di una lunga serie di ordinanze, volte a limitare la didattica in presenza.

Il 22 ottobre, infatti, il governatore pugliese ordina la sospensione delle attività scolastiche in presenza per le ultime tre classi della scuola secondaria; nel testo ufficiale del provvedimento si legge che il Dipartimento di Salute ha riscontrato un aumento dei contagi, collegato dal Dipartimento di Promozione della Salute al maggior utilizzo dei mezzi di trasporto, in concomitanza con la riapertura delle scuole; l’Assessorato dei Trasporti, a sua volta, ritiene che questo incremento possa essere “ragionevolmente collegato “ all’uso dei suddetti mezzi di trasporto da parte degli alunni delle scuole superiori, in particolare delle ultime tre classi.

“Tenere a casa 120mila pugliesi in questo momento significa anche abbassare e rallentare il numero dei contagi”, dichiara Emiliano, che manifesta la necessità di disallineare gli orari delle linee di trasporto sovraccariche.

La regione chiede alle scuole, alle famiglie e ai ragazzi di segnalare le linee che “secondo il loro giudizio” hanno bisogno di un alleggerimento entro il 13 novembre, per poi “organizzare meglio i vettori di trasporto scolastico, aumentando nei limiti del possibile autisti e mezzi”. Insomma, era piuttosto prevedibile che il servizio di trasporto andasse potenziato e riorganizzato PRIMA dell’inizio delle lezioni, sulla base di un’analisi preventiva dei rischi.

Effettivamente, nel Piano Scuola 2020/2021, citato nell’ordinanza proprio da Emiliano e firmato il 26 giugno 2020 dall’allora ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, è presente un’indagine, basata sui dati Istat degli anni precedenti; in essa si evidenzia la possibilità di andare incontro ad un sovraffollamento delle linee di trasporto in concomitanza con la riapertura delle scuole; a tale proposito, nel documento si specifica che gli studenti costituiscono una percentuale esigua di coloro che usano i mezzi di trasporto per lavoro, studio o altro; tuttavia, poiché l’inizio delle lezioni porta comunque ad un incremento nell’occupazione dei suddetti mezzi, si chiede di “prevedere soluzioni specifiche soprattutto in quelle aree in cui, verosimilmente, l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico da parte degli studenti è maggiore”; una di queste poteva essere costituita dall’ingresso scaglionato, per le ultime tre classi delle scuole superiori, o una rimodulazione preventiva dell’orario scolastico delle stesse.

Ma la situazione peggiora rapidamente a livello nazionale, tanto che nel Dpcm del 24/10/2020 il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, introduce la Didattica Digitale Integrata per il 75% delle classi delle scuole superiori.

Emiliano, dopo aver confermato le misure del Dpcm con l’ordinanza del 25 ottobre, cambia idea e con un terzo provvedimento, emanato il 28 ottobre, sospende la didattica in presenza per le scuole di ogni ordine e grado, fino al 24 novembre.

Questa volta, il sovraffollamento dei trasporti non è citato, ma si fa riferimento ad un’analisi effettuata dal Dipartimento di Prevenzione, che segnala “un incremento dei contagi correlato a studenti e personale scolastico di ogni ordine e grado”; nella fattispecie, si parla di ”286 scuole toccate da casi Covid”.

La problematica, in questo caso, riguarda ”l’ingente carico di lavoro sul servizio sanitario, dovuto al tracciamento dei contatti stretti per ciascun alunno o docente risultato positivo”.

È doveroso, a tale proposito, aprire una parentesi: i tempi di attesa per avere l’esito di un tampone da parte delle Asl sono troppo lunghi e rendono difficile il tracciamento di ulteriori contatti o la quarantena; quest’ultima, infatti, scatta per la classe o per i contatti stretti solo quando il soggetto è accertato come caso positivo. Nel frattempo, ci si affida al buon senso o ai tamponi privati, dai costi piuttosto onerosi e quindi non accessibili a tutti. Si arriva all’assurdo per cui un potenziale contagiato da soggetto ancora in attesa di accertamento può, nel frattempo, insegnare ad altre classi ed avere contatti sociali.

Con l’introduzione della didattica a distanza comincia, per le famiglie pugliesi, un percorso costellato di ostacoli: innanzitutto, la difficoltà di reperire baby-sitter o familiari che possano affiancare i più piccoli o, in caso contrario, la richiesta di ferie e permessi utili allo scopo; infatti, gran parte delle attività lavorative continua ad operare in presenza, come previsto dal Dpcm del 24/10/2020.

A questo quadro oltremodo complesso si aggiungono l’urgenza di doversi attrezzare con tablet e computer, le problematiche legate alla connessione di rete non sempre efficiente e, last but not least, il disagio di dover sperimentare, anche per i più piccoli, la Dad; va da sè che imparare a leggere e scrivere attraverso un tablet non sia il massimo, al netto degli sforzi encomiabili di famiglie e docenti. Ma c’è di più: numerose scuole si rivelano impreparate a sostenere la didattica digitale, portando, di fatto, ad un’interruzione dell’attività scolastica.

Le proteste sempre più numerose delle famiglie degli studenti sfociano in un ricorso al Tar di Bari, che accoglie la richiesta di ripristinare la didattica in presenza.

La divisione in aree di rischio stabilita dal Dpcm del 3/11/2020

 

A seguito del Dpcm del 3/11/2020, con cui Conte istituisce la divisione dell’Italia in aree di rischio, individuate attraverso un colore, la Puglia, viene collocata in fascia arancione, con le scuole superiori in didattica a distanza; viene, invece, consentito lo svolgimento delle lezioni in presenza per le scuole dell’infanzia, elementari e medie.

Il 6 novembre Emiliano concede il ritorno in presenza per gli ordini previsti dal Dpcm, ammettendo “l’inadeguatezza del sistema scolastico pugliese ad attivare la Dad”.

Tuttavia, arriva il coup de théâtre: dopo aver comunicato che i dati ufficiali del Dipartimento hanno rilevato una crescita dei contagi nelle fasce di età comprese tra le classi medie ed elementari successivamente all’apertura delle scuole e che la chiusura recente è riuscita ad arrestare tale incremento, il governatore pugliese rimette la decisione della didattica digitale integrata alle famiglie.

In poche parole, le classi medie ed elementari possono tornare in presenza, A MENO CHE le famiglie non facciano espressa richiesta  all’istituto scolastico di pertinenza di usufruire della Dad.

La situazione, a questo punto, diventa ancora più caotica: si arriva al punto in cui i docenti sono costretti a insegnare ad una classe per metà in presenza e per l’altra metà a distanza, con tutti i disagi immaginabili che questo modus comporta.

Peraltro, nell’ordinanza viene espressamente detto che il Dipartimento di salute non ha rilevato sostanziali miglioramenti dall’ultima ordinanza (del 30/10) e che, anzi, la situazione generale dei contagi è peggiorata.

Dicembre 2020

A questo punto, la speranza di tutti è di arrivare il prima possibile al sospirato stop delle vacanze natalizie: il provvedimento del 6 novembre, viene infatti confermato con un’ordinanza emanata il 4 dicembre ed esteso fino al 23/12. Nel documento viene riportato uno studio del Dipartimento di Promozione della Salute, in cui si “rileva un trend di contrazione dei contagi in ambito scolastico, seguito alle ordinanze di chiusura delle scuole”; si evidenzia, inoltre, che le analisi dei dati suggeriscono che i focolai scolastici abbiano avuto origine dalla popolazione studentesca.

Mascherine, distanziamento e disinfettanti vengono “ritenuti insufficienti a contenere il contagio, in caso di circolazione virale elevata” e stare a casa sembra essere l’unica soluzione disponibile.

La Puglia, infatti, comincia ad annaspare vistosamente: a fronte di una nazione quasi tutta in giallo, la regione resta ancora in fascia arancione, principalmente per la difficoltà di testare tempestivamente i casi sospetti: in un quadro del genere, è verosimile che la decisione di chiudere le scuole o, quantomeno, di ridurre la presenza nelle stesse, sia dovuta alla necessità non di migliorare la situazione, bensì di evitare un ulteriore peggioramento.

La questione trasporti, intanto, sembra essere stata accantonata.

Gennaio 2021

Durante le vacanze di Natale la popolazione italiana sperimenta l’alternanza tra giorni rossi e arancioni; il governatore pugliese, dal canto suo, invita i corregionali ad evitare le classiche rimpatriate natalizie, per evitare un rientro a scuola funestato da un ulteriore aumento dei casi positivi.

Tuttavia, il pranzo dell’Epifania diventa indigesto per numerose famiglie pugliesi: con un’ordinanza emanata proprio nella serata del 5 gennaio 2021, Emiliano impone nuovamente a tutti gli ordini scolastici la didattica digitale integrata, lasciando la possibilità di svolgere le lezioni in presenza per le famiglie degli studenti di medie ed elementari che facciano espressa richiesta: insomma, un rovesciamento delle ultime due ordinanze, che lascia in minoranza le famiglie a favore della didattica in presenza.

Le motivazioni riportate nel provvedimento fanno nuovamente riferimento allo studio successivo ai primi mesi di scuola e ai miglioramenti osservati nella fascia 6-18 anni a seguito delle chiusure imposte nei mesi precedenti. “Il maggior contenimento possibile della popolazione scolastica in presenza contribuirebbe notevolmente a limitare la diffusione della pandemia”, si legge nel testo ufficiale del provvedimento.

Dal monitoraggio delle prime settimane di gennaio, infatti, la Puglia risulta una regione ad alto rischio, soprattutto per l’aumento dei contagi: ancora una volta, il male minore sembra essere quello di chiudere le scuole e limitare la didattica.

Il provvedimento è prorogato successivamente fino al 16 gennaio 2021, quando Emiliano è costretto, sulla base del nuovo Dpcm del 14/01/2021, a ripristinare le lezioni in presenza per infanzia, elementari e medie, mantenendo però la possibilità di scelta per le famiglie che vogliono la DDI; le superiori, invece, restano ancora una volta a distanza.

Nel frattempo, verso la fine del mese la crisi di governo sfocia nelle dimissioni di Giuseppe Conte, che verrà sostituito nelle prime settimane di febbraio da Mario Draghi.

Nell’ultimo Dpcm si consente, in zona gialla e in zona arancione, la didattica in presenza per infanzia, elementari, medie; per le superiori le lezioni in presenza dovranno svolgersi per un minimo del 50% e un massimo del 75% della popolazione scolastica.

La Puglia, a gennaio 2021, è ancora in fascia arancione e vi rimarrà fino al 14 febbraio.

Febbraio 2021

In una situazione in netto miglioramento diventa quantomeno poco comprensibile l’ostinazione di Emiliano a non attenersi al Dpcm per quanto riguarda le superiori, cosicché il 2 febbraio il governatore, con un’ennesima ordinanza, stabilisce che dal 1 febbraio le superiori possano andare in presenza per metà della popolazione scolastica; il primo ciclo di istruzione resta in presenza MA con la possibilità, per le famiglie, di scegliere la DDI.

Il 4 febbraio il provvedimento è prorogato; nei testi delle ultime due ordinanze Emiliano riporta il monitoraggio del Ministero della Salute, che parla “di un lieve miglioramento della situazione dei contagi” e di una “stabilizzazione della curva per la Puglia, classificando come basso il rischio di diffusione dei contagi”.

Tuttavia, comincia ad emergere quello che nei mesi successivi diventerà il punto dolente della gestione pugliese della pandemia: l’impatto sul sistema ospedaliero regionale.

Pertanto, la chiusura delle scuole, prima utile a decongestionare i mezzi di trasporto (non attrezzati in precedenza), poi a frenare la curva dei contagi, diventa ora il mezzo per evitare che la pressione sul sistema sanitario regionale diventi eccessiva.

La panacea di tutti i mali, irrisolvibili in altra maniera.

Nelle scuole pugliesi di ogni ordine e grado è molto frequente trovare, in questo periodo, classi in cui i docenti devono barcamenarsi tra la sorveglianza di chi frequenta in classe e le difficoltà di chi è a casa, tra cui collegamenti saltati, difficoltà di audio, sovrapposizioni tra alunni ecc.

C’è da credere che un qualsiasi spettatore di questa paradossale situazione avrebbe parafrasato Primo Levi chiedendosi “se questa è scuola”.

Dal 14 febbraio la Puglia viene finalmente collocata in fascia gialla: i monitoraggi settimanali dell’Istituto Superiore di Sanità, relativi alla settimana 8-14 e 15-21 febbraio riportano una classificazione complessiva di basso rischio per la Puglia; il trend settimanale dei contagi risulta in lieve calo e non vengono segnalate allerte per l’impatto sul sistema sanitario.

Tuttavia, in maniera del tutto inaspettata, con l’ordinanza del 22 febbraio Emiliano rimette tutti gli ordini scolastici in didattica digitale integrata, motivando la decisione con la frase che nello stesso monitoraggio dell’I.S.S. era rivolta preventivamente a tutte le regioni: “un nuovo rapido aumento dei contagi porterebbe ad un sovraccarico dei servizi sanitari”.

Insomma, in una regione classificata a basso rischio, con lieve calo dei contagi e senza allerte di resilienza, si arriva alla chiusura delle scuole a scopo preventivo; nel provvedimento viene, inoltre, citata una nota del Dipartimento di Salute che registra “un maggior tasso di contagio nella popolazione scolastica, rispetto a quella generale”.

In poche parole, a causa della presenza ormai diffusa della variante inglese, ritenuta ad alta trasmissibilità, il Dipartimento di Salute ha notato un ovvio aumento dei casi positivi nelle fasce più giovani della popolazione, probabilmente a causa dei contagi in ambito familiare.

I genitori pugliesi organizzano manifestazioni di protesta e flash mob davanti ai cancelli chiusi delle scuole; “Ancora una volta si utilizza la scuola per nascondere il fallimento della gestione sanitaria della pandemia” scrivono i genitori del coordinamento Priorità alla scuola di Puglia, che aggiungono: “la regione Puglia è venuta meno ai suoi impegni, ne chiediamo il commissariamento”.

Nel pomeriggio del 23 febbraio il Tar di Bari boccia ancora una volta il provvedimento e i vertici regionali annunciano una nuova ordinanza in serata; il risultato è che gli studenti pugliesi non sanno se il giorno dopo possono recarsi o meno a scuola, le famiglie brancolano nell’incertezza, è caos totale.

Gli istituti scolastici provano a decidere autonomamente, in attesa di ulteriori sviluppi.

Con la successiva ordinanza del 24 febbraio Emiliano conferma la didattica digitale integrata, lasciando la possibilità di richiedere la presenza senza limiti di posti per il primo ciclo e per un massimo del 50% per le superiori.

Questa volta la decisione è legata alla “necessità di vaccinare e tutelare il personale scolastico” ma la sensazione generale è che sia solo un altro modo per prendere tempo; in tal senso, infatti, vengono interpretate le dichiarazioni di Lopalco, che afferma (probabilmente nel momento meno adatto): “Fosse per me continuerei con la didattica a distanza fino a primavera, perché prevenire è meglio che curare”.

Alla fine del mese prende finalmente avvio la campagna vaccinale del personale scolastico, che usufruisce del siero AstraZeneca.

Marzo 2021

Si arriva così a quello che sicuramente è stato uno dei mesi più difficili dello scorso anno, sotto numerosi punti di vista.

Già nel monitoraggio settimanale dell’I.S.S. relativo alla fine del mese precedente troviamo la segnalazione dell’aumento di tamponi positivi per la Puglia; tuttavia, non viene ancora rilevata alcuna allerta né sovraccarico del sistema ospedaliero.

Nel report successivo, che si riferisce alla settimana 1-7/03/01, però, la regione viene classificata come zona ad alto rischio, in virtù dell’aumento di casi e per “dichiarata trasmissione non gestibile in modo efficace con misure locali (zone rosse)”; infatti Emiliano aveva la possibilità di istituire la zona rossa limitatamente alle province con maggiori problematiche, nella fattispecie Taranto e Bari, che avevano superato la fatidica soglia di 250 casi per 100.000 abitanti; ma la situazione generale è in peggioramento e il governatore, con l’ordinanza del 10 marzo, emana una serie di restrizioni sul territorio regionale, prevedendo per le province di Bari e Taranto la didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado.

Un’ulteriore complicazione viene però introdotta dalla possibilità di mandare in presenza “gli alunni e studenti figli di personale sanitario, o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione”; a questo punto si scatena la bagarre per individuare le categorie essenziali alla società, con un ennesimo disagio psicologico e materiale che crea ritardi nella ripresa.

Nella successiva ordinanza del 12 marzo il governatore opera delle rettifiche, permettendo il ritorno in presenza per la scuola dell’infanzia e gli asili nido che, come sappiamo, non fanno parte della scuola dell’obbligo.

Nel frattempo la situazione si complica e nel successivo report la regione è l’unica a riportare molteplici allerte di resilienza, tra le quali spicca il tilt del contact tracing, che da questo momento diventerà una costante dei mesi successivi; la Puglia viene dichiarata interamente zona rossa dal 15 marzo.

A questo punto Emiliano revoca le precedenti ordinanze, attenendosi alle disposizioni previste dal Dpcm del 2/03/2021; infatti, se negli ultimi decreti la didattica in presenza era prevista sino alla prima media anche in zona rossa, con l’ultimo provvedimento del presidente del Consiglio si stabilisce che nella fascia di maggior rischio sia attivata la didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado.

La riunione di Emiliano e Lopalco con i sindaci pugliesi.

Nei successivi monitoraggi la Puglia si conferma zona ad alto rischio, presentando una serie di allerte, tra cui l’aumento dei contagi, il sovraccarico di terapie intensive e della cosiddetta area non critica e il tilt del contact tracing; la regione attraversa un periodo difficile, vengono emanate restrizioni volte a contenere i contagi e il territorio viene posto nella zona rossa rafforzata ma la situazione diventa presto ingestibile. Il 20 marzo, in una videoconferenza con i sindaci pugliesi, il presidente della regione chiede di incentivare ovunque lo smartworking e cercare in ogni modo di evitare gli assembramenti. “Il trend dei contagi è in crescita e non abbiano ancora toccato il picco, purtroppo” dichiarerà Lopalco.

Ed infatti i problemi, per la regione, non sono ancora terminati.

 

1 – continua

 

Fototitolo www.larivista.ch

Condividi:
Share

Commenta

  • (non verrà pubblicata)