Ex Ilva, Tar Lazio: batteria 12 va spenta. Ma…

 

Tar Lazio respinge ricorso di Acciaierie d'Italia. Tempistica con ISPRA prevede fermata entro il 31 agosto. Ora al MiTE ultima parola su riesame tempi
pubblicato il 21 Luglio 2021, 17:23
12 mins

I giudici amministrativi della Seconda Sezione Bis del Tar del Lazio, si sono pronunciati in merito al ricorso presentato da Acciaierie d’Italia, che chiedeva la sospensione dell’efficacia del decreto con cui il ministero della Transizione Ecologica (MiTE) lo scorso giugno, respingeva la richiesta di proroga avanzata dal gestore, per il completamento della prescrizione n. 16.o) – 42 – 49 (interventi Batteria n. 12 e nuova doccia 6).

Ricordiamo che secondo il Piano Ambientale del settembre 2017 (DPCM 29 settembre 2017), la prescrizione andava attuata entro il 30 giugno 2021, mentre l’azienda aveva chiesto un differimento sino al 31 gennaio 2022. Eventualità bocciata dal parere motivato della Sottocommissioene VIA – Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS (datato 14 giugno), che verrà analizzato ed approvato nella successiva riunione della Conferenza di Servizi (16 giugno). Parere recepito e condiviso dal ministero della Transizione Ecologica, che ritenne non accoglibile la richiesta di differimento della prescrizione imponendo all’azienda per garantire il rispetto delle condizioni già in essere, la messa fuori produzione della batteria entro il termine del 30 giugno 2021 previsto per l’adeguamento e il fermo a partire dal 1 luglio. L’entrata in esercizio della batteria n. 12, secondo quanto prescritto dal decreto ministeriale, potrà avvenire solo previa verifica da parte dell’Autorità di controllo del completamento degli interventi di adeguamento della batteria medesima previsti in conformità alle migliori tecniche disponibili (BAT) per la produzione di ferro e acciaio (di cui alla Decisione di esecuzione della Commissione europea n. 2012/135/UE del 28 febbraio 2012).

(leggi il nostro articolo sulla vicenda https://www.corriereditaranto.it/2021/07/01/ex-ilva-sulla-batteria-12-lennesima-corrida2/)

Per i gudici mancano atti chiari per ottenere la proroga

I giudici del Tar del Lazio hanno condiviso l’impostazione del MiTE sulla vicenda, dopo che decreto monocratico aveva già respinto la sospensione cautelare urgente richiesta dall’azienda.

Nel dispositvo della sentenza si legge infatti che “non risultano allegati in atti elementi di fatto (organizzativi, produttivi, logistici o comunque) di forza maggiore, diversi ed ulteriori dalla generica invocazione delle restrizioni derivanti dalle misure anti-COVID, che giustifichino non solo il mancato rispetto del termine del 30 giugno 2021, ma anche la circostanza che la relativa richiesta di proroga sia stata presentata solo a ridosso della suddetta scadenza (la domanda è del 4 maggio 2021) con una tempistica tale da rendere oggettivamente impossibile la individuazione di misure alternative“.

Inoltre i giudici evidenziano che “non sono allegate, nel presente giudizio, circostanze di pregiudizio irreparabile tali da giustificare sul punto l’accoglimento della misura cautelare, essendo prospettate solamente conseguenze di ordine produttivo in maniera generica e non adeguatamente comprovata“; e che pertanto “la domanda cautelare va respinta, quanto all’aspetto sin qui considerato, confermandosi anche in sede collegiale che non sussistono i presupposti per disporre in via cautelare il riesame del termine del 30 giugno 2021 per l’adempimento della prescrizione n. 16 o) – 42- 49, stante l’incidenza della relativa inottemperanza, e della conseguente fermata della Batteria n. 12 per 128 giorni non previamente programmati, su profili inerenti la produttività dello stabilimento, che si traducono in dati di natura economica, la cui difficile ristorabilità, che parte ricorrente continua a prospettare solo genericamente, oltre a non essere parametrata alle capacità economiche della società dando conto della relativa incidenza, che deve essere tale da assumere idoneità alla causazione di effetti irreversibili quanto alla sopravvivenza della stessa, non può prevalere sugli interessi, aventi natura sensibilissima e costituzionalmente rilevanti e protetti, che le prescrizioni mirano a tutelare (DP nr. 3634/2021)”.

(leggi l’articolo sulla relazione della VDS https://www.corriereditaranto.it/2021/07/12/la-politica-ascolti-la-scienza-e-segua-la-ragione/)

Le motivazioni tecnica e sanitaria che hanno spinto il MiTE al diniego della proroga

Ricordiamo infatti i due aspetti dirimenti che hanno portato a tale decisione il ministero. La prima, di natura squisitamente tecnica. Nel rapporto di vigilanza redatto dai tecnici dell’ISPRA a seguito del sopraluogo del 9 giugno 2021, si evinceva che innanzitutto, relativamente allo stato dell’intervento inerente all’installazione del sistema di controllo della pressione dei singoli forni denominato SOPRECO, “è stata completata l’attività di procurement, fornitura e consegna in sito nonché quella di sopralluogo da parte della società incaricata della relativa installazione, mentre risultano non ancora avviate le rimanenti attività indicate nel cronoprogramma”; per quanto riguarda lo stato dell’intervento ai fini della sostituzione delle docce allo spegnimento del coke le attività già avviate sono indicate in una tabella del parere, con le relative percentuali di avanzamento (che vanno dal 30 al 90%) e la nuova data di ultimazione prevista dal proponente (dall’agosto al settembre 2021); allo stato, la quota raggiunta dalla torre di spegnimento è di 49 metri a fronte dei 52 metri finali; mentre “tutte le rimanenti attività indicate nel cronoprogramma non sono state ancora avviate“.

In relazione all’intervento identificato con il n. 3, in merito al miglioramento del sistema di aspirazione allo sfornamento, le attività già in essere sono con le relative percentuali di avanzamento oscillano dal 3 al 63%, mentre la data di avvio e la nuova data di ultimazione prevista dal proponente copre un arco temporale che va da agosto a gennaio 2022 (l’attività delle opere civili è stata avviata il giorno antecedente al sopralluogo, per cui la percentuale di avanzamento è pari allo 0%); “tutte le rimanenti attività indicate nel cronoprogramma non sono state ancora avviate“. Per quanto riguarda l’intervento riferito ai lavori al camino E428 “l’installazione dei filtri a maniche è stata completata, per cui il camino è in esercizio“.

La seconda questione era invece di natura sanitaria. Nel parere della Sottocommissione VIA si leggeva che la prescrizione è correlata alle emissioni in atmosfera, “che sono tra gli aspetti più significativi dell’impianto“. A tal proposti al riguardo di tale scenario emissivo, la Sottocommissione ricordava che il 18 maggio 2021, a cura di ARPA Puglia, ASL Taranto e Agenzia Regionale Sociosanitaria (ARESS), è stato pubblicato il “Rapporto di Valutazione di Danno Sanitario (VDS) ai sensi del Decreto Direttoriale n.188 del 27 maggio 2019 – Scenario emissivo correlato alla produzione di 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio – Autorizzazione Integrata Ambientale secondo il DPCM del 29 settembre 2017 dello stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale Acciaierie d’Italia S.p.A. (ex-ArcelorMittal Italia S.p.A. di Taranto)”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/02/16/22222registro-tumori-taranto-trend-in-lieve-dimunizione/)

Stante il fatto che “dei quattro interventi tecnici previsti dalla prescrizione in esame solo quello in precedenza indicato con il n. 4 (installazione di filtri a manica al camino E428 della batteria 12) risulta essere stato realizzato e risulta essere in esercizio” e che “al mancato completamento degli altri 3 interventi non corrispondono interventi di compensazione degli impatti ad essi associati”, le valutazioni riportate nel Rapporto sul Danno Sanitario, “mostrano una stima del livello di rischio sanitario incompatibile con il richiesto differimento“. Pertanto “il proposto differimento del termine di esecuzione di alcuni degli interventi stabiliti dalla prescrizione in esame comporta un aggravio complessivo significativo in termini di impatto ambientale, sotto il profilo della protrazione delle emissioni in atmosfera“. Nella stessa sentenza del Tar si legge infatti che “è comunque necessario – a tutela delle preminenti ragioni di protezione dell’ambiente, della salute umana e della sicurezza dell’impianto ed a conferma della misura cautelare, che l’Autorità resistente provveda sollecitamente alla conclusione del procedimento di riesame pendente, alla luce di quanto risulta agli atti di causa (circa i rischi di impatti negativi sull’impianto di trattamento delle acque reflue, per effetto della chiusura accelerata nei termini di dieci giorni originariamente fissato) e riscontrato dall’ISPRA“.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/07/01/ex-ilva-le-altre-prescrizioni-del-mite-allazienda/)

Operazioni di spegnimento concordte con ISPRA entro il 31 agosto

Detto ciò, resta in piedi il secondo aspetto di questa vicenda, ovvero i termini per il processo di messa fuori produzione della batteria nr. 12 in conseguenza del mancato adeguamento entro il 30.12.2021. Il MiTE ha infatti informato il Tar di avere in corso il riesame proposto da Acciaierie d’Italia, che dunque è ancora pendente e non è concluso, sulla tempistica delle operazioni, concordate e verificate con ISPRA. Il termine previsto è il 31 agosto, salvo che il MiTE non decida diversamente.

Come si legge nella conclusioni del dispositivo in cui si “dispone l’obbligo per il Ministero di concludere il riesame dell’istanza della parte ricorrente nei limiti di cui in parte motiva e, nelle more del riesame, l’obbligo per il Gestore di proseguire la messa fuori produzione della batteria nr. 12 nei termini e con le modalità pure in parte motiva indicate”.

Questo significa che la batteria 12, che ad oggi non era stata ancora spenta, potrà restare in fase di preriscaldo sino alla conclusione del riesame del MiTE. Intanto però l’azienda si è già portata avanti, acquistando il coke all’esterno e consentendo così la ripartenza, avvenuta nei giorni scorsi, dell’altoforno 4 e dell’acciaieria 1 (la batteria è infatti legata al rifornimento dell’altoforno in questione).

Il tutto però, va inquadrato nei prossimi eventi. A partire dal nuovo piano industriale e ambientale che l’azienda presenterà, pare entro fine mese. Che potrebbe ‘nuovamente’ sconvolgere l’intero assetto produttivo del siderurgico, traguardandolo verso una nuova fase storica, dove la maggior parte degli impianti dell’area a caldo potrebbero ridurre notevolmente la loro attività e quindi il loro impatto sulla salute e sull’ambiente di lavoratori e cittadini.

Come scritto già lo scorso mese però, va sottolineato come gli enti di controllo funzionino a dovere. Che siano indipendenti da eventuali pressioni di chicchessia. E che come sottolineato da Asl Taranto, Arpa Puglia e ARESS nel rapporto sulla VDS all’interno della procedura di riesame del Piano Ambientale 2017, tutte le prescrizioni ancora non attuate vadano completate entro i termini prescritti e non oltre il 2023. Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sull’Osservatorio Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=osservatorio+ilva&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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