Sciopero ex Ilva: “Governo dia segnale chiaro”

 

Altissima adesione alla mobilitazione indetta dai sindacati metalmeccanici in tutti i siti di Acciaierie d'Italia a partire da Taranto
pubblicato il 20 Luglio 2021, 18:44
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“Questa è solo la prima mobilitazione. Il Governo deve dare un segnale chiaro: le questioni messe in campo sono tante e, per iniziare, oggi le abbiamo portate al tavolo del Prefetto: la cassa integrazione, i ritardi nei pagamenti ai lavoratori dell’appalto, il dumping contrattuale, le comandate allargate, i lavoratori di Ilva in As, i confronti con i sindacati sistematicamente evitati e, soprattutto, le questioni ambientali e occupazionali. Siamo stanchi delle parole, degli slogan e dei rinvii. Il Governo deve dare certezze ai lavoratori e alla città“. Così Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil Taranto ed Rsu Fiom ArcelorMittal, durante il presidio all’esterno della prefettura nella giornata di sciopero indetta di Fim, Fiom e Uilm sulla vertenza dell’ex Ilva.

“È stata registrata un’altissima adesione allo sciopero di 24 ore indetto in tutti gli stabilimenti del gruppo Acciaierie d’Italia. A Taranto negli impianti l’adesione è stata intorno all’80%, al netto dei comandati per le norme di salvaguardia del sito siderurgico, mentre le imprese dell’indotto si sono fermate totalmente. Adesione sopra il 90% allo stabilimento di Genova di Cornigliano dove è stato deciso lo sciopero di un’ora al giorno fino al 29 luglio. Stabilimenti vuoti con produzione totalmente ferma a Racconigi (Cuneo) e a Legnaro (Padova) con il raggiungimento del 100% di adesioni e a Novi Ligure (Alessandria) la partecipazione è stata superiore al 90%. E infine a Paderno Dugnano (Milano) lo sciopero ha superato il 60%“. Questi invece sono i dati forniti dal responsabile della siderurgia della Fiom Cgil nazionaleGianni Venturi.

“È stata una giornata di mobilitazione molto importante che ha messo al centro la questione dell’ambiente, dell’occupazione e della sostenibilità ambientale delle produzioni di acciaio. A Taranto una delegazione è stata ricevuta dal Prefetto che ha preso l’impegno a sollecitare l’incontro entro luglio con Governo ed Acciaierie d’Italia sul piano industriale. L’unica certezza per i lavoratori è la cassa integrazione – continua Venturi – a fronte di una domanda di acciaio in forte crescita. Gli investimenti sono sostanzialmente azzerati sia per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, mettendo a rischio la sicurezza dei lavoratori, sia per il risanamento e la sostenibilità ambientale delle produzioni. Il tempo è scaduto e i lavoratori attendono risposte immediate sull’occupazione e soprattutto l’attuazione del piano ambientale e industriale. Il Governo convochi il tavolo con azienda e sindacati e renda esplicito il tanto preannunciato piano nazionale della siderurgia”, conclude il responsabile della siderurgia della Fiom Cgil nazionaleGianni Venturi.

“Nel corso della mattinata abbiamo evidenziato la necessità di avviare un confronto costruttivo sulla vertenza. Da tempo assistiamo a continui rinvii rispetto al futuro ambientale, occupazionale e industriale mentre migliaia di lavoratori vengono collocati in cassa integrazione. Il futuro è incerto per i lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in Amministrazione Straordinaria e dell’Appalto”, dichiara il segretario nazionale Fim CislValerio D’Alò.

“A fronte di un piano industriale, definito dalla multinazionale ArcelorMittal e dal nuovo socio Invitalia mai discusso e condiviso con Fim, Fiom e Uilm, continua a essere una questione inaccettabile l’assenza di un piano di manutenzioni degli impianti per assicurare la sicurezza dei lavoratori e la messa a norma degli impianti – prosegue -. È inaccettabile, inoltre, che al termine dell’ultimo incontro al MiSe l’Ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, abbia dichiarato di considerare scaduto l’accordo del 6 settembre 2018 per le parti che si riferiscono al trattamento economico e in particolare per quel che riguarda la corresponsione dell’una tantum del 3% della Ral in luogo del premio di risultato, senza alcuna preventiva comunicazione formale e tantomeno l’apertura di un negoziato per il rinnovo del Pdr, Premio di risultato. Questioni sulle quali con la Fim, insieme alla Fiom e alla Uilm, ha più volte sollecitato la necessità di chiarimenti, senza ricevere le opportune risposte”, conclude il segretario nazionale Fim CislValerio D’Alò.

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