Fondazione Gimbe: “Scuola in presenza è a rischio”

 

Il 75% della popolazione di età compresa tra 12 e 18 anni non ha ancora ricevuto la prima dose di vaccino, Lopalco: "Dal 23 agosto vaccineremo per classi”
pubblicato il 16 Luglio 2021, 20:25
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Dietro l’apparente calma piatta dell’Italia, ancora in zona bianca, cominciano ad agitarsi turbolenze sempre più evidenti; dall’ultimo report di Fondazione Gimbe, infatti, emergono una serie di problematiche che, se non gestite correttamente e tempestivamente, rischiano di riportare gran parte delle regioni alla situazione complicata di qualche mese fa.

I dati nazionali dai monitoraggi

Nella settimana tra il 7 e il 13 luglio, infatti, è stato registrato un aumento del 61,4% dei contagi su scala nazionale, a fronte di un calo di ricoveri (-11,3%) e di ingressi in terapia intensiva (-16%); la diminuzione dell’occupazione ospedaliera, tuttavia, se da un lato testimonia i primi effetti positivi della campagna vaccinale, dall’altro potrebbe portare a sottovalutare le criticità presenti.

“L’incremento settimanale dei casi – scrive Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe – è sottostimato a causa del continuo calo dell’attività di testing; ciò rende impossibile un adeguato tracciamento dei contatti”; negli ultimi 7 giorni, infatti, l’attività di testing è diminuita di un ulteriore 4,6% sul territorio nazionale.

monitoraggio Gimbe 7-13 luglio

Ma l’incertezza principale resta quella della disponibilità delle dosi di vaccino: “l’uscita di scena dei vaccini a vettore adenovirale ed il flop di CureVac ci hanno reso dipendenti dai vaccini a vettore mRna” afferma Cartabellotta, aggiungendo che “nel terzo trimestre rischiamo di poter contare solo sui 45,5 milioni di dosi a mRna: ovvero, circa la metà delle dosi preventivate”.

Anche il monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità evidenzia un aumento nell’incidenza dei casi sul territorio nazionale; dalla Cabina di Regia la raccomandazione resta quella di “raggiungere un’elevata copertura vaccinale e mantenere elevata l’attenzione, soprattutto alla luce dell’aumento della presenza della variante Delta, “che si attende diventi prevalente in breve tempo”.

Cartabellotta: “Necessario rimettere la scuola al centro dell’agenda politica, rischio Dad a settembre”

In una nazione con i contagi in aumento e le dosi che rischiano di venir meno prima del previsto c’è un’altra grossa incognita all’orizzonte: la ripresa, a settembre, della scuola in presenza.

La Fondazione Gimbe riporta che il 75% della popolazione nazionale compresa tra 12 e 18 anni non ha ancora ricevuto, a due mesi dall’inizio delle attività scolastiche, nemmeno la prima dose di vaccino.

Stesso dicasi per il 14,8% del personale scolastico, tra insegnanti e personale ATA.

copertura vaccinale per età-I.S.S.

Numeri che mettono in seria discussione l’annunciato ritorno tra i banchi, fortemente voluto dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che ha affermato: “l’intenzione mia e del ministero è sempre stata quella della scuola in presenza e i dati Invalsi, che ci sono pervenuti in questi giorni, ci hanno dato ragione”.

Bianchi ha precisato che, secondo i dati ufficiali il personale scolastico è prossimo all’80% della copertura vaccinale.

“Stiamo lavorando per tornare a scuola in presenza, per questo mi appello personalmente agli studenti: vaccinatevi tutti”.

Bianchi: “I dati Invalsi ci danno ragione, la scuola va fatta in presenza”

Durante il Question Time al Senato dello scorso 15 luglio, Bianchi ha ricordato che col decreto Sostegni bis saranno stanziati:

350 milioni di euro per le scuole statali e 60 milioni per le paritarie: queste cifre saranno interamente volte ad interventi di sicurezza negli ambienti scolastici; 70 milioni di euro che gli enti locali potranno utilizzare per l’affitto temporaneo di ulteriori strutture, necessarie alla didattica in presenza; 450 milioni di euro, concordati col ministero delle Infrastrutture, per potenziare i servizi aggiuntivi per il trasporto scolastico.  Le scuole avranno accesso ad un ulteriore fondo di 50 milioni di euro per finanziare anche gli spostamenti casa-scuola-casa del personale scolastico e degli studenti.

didattica a distanza

Non solo campagna vaccinale, quindi: a quanto pare, il governo sta cercando di mettere in campo le risorse necessarie a garantire il rientro in classe degli alunni.

Decisivo, in tal senso, è stato il riscontro offerto in questi giorni dalle prove Invalsi.

Questi test, somministrati annualmente dall’ente che valuta, a livello nazionale e regionale, la preparazione e l’acquisizione delle competenze nei diversi ordini di scuola, hanno restituito un quadro piuttosto sconfortante.

Solo la scuola primaria, infatti, mantiene stabile il livello rispetto all’anno precedente; per gli altri ordini di scuola la situazione è decisamente peggiorata, specialmente in italiano e matematica.

Ma c’è di più: i dati mostrano una flessione maggiore del rendimento in alcune regioni del sud Italia (in primis Puglia e Campania) che hanno fatto largo ricorso alla Dad; “qui abbiamo riscontrato una percentuale molto elevata di allievi al di sotto dei livelli minimi in matematica” ha dichiarato Roberto Ricci, responsabile delle prove Invalsi.

Semplicemente un dato di fatto, che però certifica, se ancora fosse necessario, il fallimento della Didattica a distanza.

Lopalco: “In Puglia primo appello ad agosto, vaccineremo per classi”

L’assessore alla Sanità della regione Puglia, Pierluigi Lopalco, è ottimista: “Siamo la regione che ha vaccinato di più nelle scuole, da noi oltre il 90% del personale scolastico ha aderito alla campagna vaccinale”.

Tuttavia, solo il 21% dei pugliesi di età compresa tra 12 e 19 anni ha ricevuto almeno la prima dose; a tal proposito Lopalco ha dichiarato che l’avvio della vaccinazione degli studenti è fissato al 23 agosto.

Una data quasi a ridosso dell’inizio delle lezioni, previsto per il 20 settembre (in alcune scuole anche una settimana prima) e motivata dall’assessore pugliese con la necessità “di avere una somministrazione fresca per l’avvio dell’anno scolastico”.

L’epidemiologo vorrebbe ripetere il modus operandi utilizzato con i maturandi: “vaccinare per classi- ha affermato – tramite la collaborazione degli uffici scolastici, ha dato ottimi risultati”.

Il senso di appartenenza alla comunità-classe che si genera in questo caso, infatti, offre la spinta necessaria ad aderire alla campagna vaccinale.

Due gli ostacoli principali a questo scenario: la possibile carenza dei vaccini e la resistenza psicologica da parte dei genitori degli studenti da vaccinare.

È stato lo stesso Lopalco a parlare apertamente di queste criticità: “tutto è legato all’approvvigionamento delle dosi: se, come spero, non avremo problemi, i nostri ragazzi potranno cominciare l’anno già con due dosi”.

L’epidemiologo, inoltre, ha ammesso di sapere di andare incontro alle polemiche con parte delle famiglie, come già avvenuto in altre parti del mondo: contro le sue dichiarazioni, infatti, si è già levata la voce del comitato Articolo 34 – genitori per la scuola; la portavoce, Daria Cascarano, scrive che “la scelta del vaccino per gli studenti spetta alle famiglie; non abbiamo intenzione di alimentare nuovamente tensioni tra famiglie e ragazzi. Non siamo carne da macello”.

Sulla base di queste problematiche ancora da risolvere, pertanto, la ripresa della didattica in presenza a settembre sembra tutt’altro che certa.

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