Cis Taranto, la vera partita è sulle bonifiche

 

Ecco il punto dopo la riunione di ieri coordinata dal ministro Carfagna. Tanti gli aspetti da chiarire dal Mar Piccolo al Tecnopolo
pubblicato il 14 Luglio 2021, 21:14
24 mins

Si è svolta ieri, dopo sei mesi di stop, una nuova riunione del Tavolo istituzionale permanente sul CIS Taranto, presieduta dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna.

Che ha nominato il dr. Paolo EspositoResponsabile Unico del Contratto (RUC). Lo scorso 31 marzo nominato dal governo direttore generale dell’Agenzia per la Coesione Territoriale che risponde alla presidenza del Consiglio dei Ministri, ha 55 anni, è abruzzese, è responsabile dal 2012 dell’ufficio speciale per la ricostruzione nei comuni terremotati delle province dell’Aquila, Pescara e Teramo. Ha preso il posto di Massimo Sabatini che era stato messo a capo dell’Agenzia da Giuseppe Provenzano, ex ministro per il Sud del governo Conte due. Esposito è una figura manageriale, con un profilo maturato nel settore privato fino al 2012 quando il governo Monti lo incaricò di organizzare la ricostruzione post terremoto nelle tre province abruzzesi dei così detti comuni del Cratere del Sisma. Prima di passare nella Pubblica Amministrazione aveva lavorato, tra l’altro, come direttore del personale in diversi gruppi privati, da Caltagirone (Messaggero) a Sanofi.

Coordinerà la procedura nella fase di attuazione dei Cis, verificandone lo stato di avanzamento, il rispetto dei tempi e l’attivazione di misure di accelerazione. Certamente gli serviranno mesi per comprendere appieno la complessità del sistema Taranto

Il punto sullo stato dell’arte dell’esecuzione dei progetti

La riunione di ieri ha innanzitutto permesso di fare il punto sullo stato di attuazione del Cis Taranto, dotato di risorse pari a 1.219,6 milioni di euro per effettuare 57 interventi, di cui il 61% è sostenuto dalle Politiche di Coesione, ovvero fondi FSC e Fondi Strutturali, pari a 741,84 milioni di euro. Un altro 26% deriva da altri fondi nazionali e regionali pari a 317,09 milioni, mentre sono quasi 25 i milioni di euro provenienti dal ministero della Transizione Ecologica, ben 96 milioni quelli dell’Autorità Portuale di Sistema del mar Ionio e 37,5 quelli da fondi privati. 

Attualmente sono 12 gli interventi conclusi per una spesa pari a 92 milioni di euro, mentre sono 9 quelli in via di conclusione per una spesa pari a 644 milioni di euro. Il primo compito del RUC sarà adesso quello di attivare una due diligence con tutti i referenti unici nominati dalle amministrazioni, dopo di che sarà fornito a tutti gli attori del Cis un quadro completo degli interventi in essere ed eventuali riprogrammazioni, definaziamenti e rimodulazioni degli stessi. 

Ciò detto la quasi totalità degli interventi risulta essere in fase di progettazione o esecuzione, per una spesa pari a 908 milioni. Riguardano la parte più consistente del Cis e per questo sarà avviato un attento approfondimento (la due deligence) perché molti interventi risultano essere in ritardo e per questo servirà un nuovo cronoprogramma. Tutto questo dovrebbe avvenire ad horas, in quanto entro il 16 luglio le singole amministrazioni dovranno nominare i componenti che li rappresenteranno nel così detto Nucleo Tecnico. Dopo di che entro la metà di ottobre è previsto il primo aggiornamento, dopo il confronto con il Nucleo Tecnico, e l’eventuale rimodulazione di alcuni interventi. Dopo di che sarà redatta una relazione sullo stato di attuazione del Cis Taranto, che sarà sottoposta all’approvazione per poi essere inviata al CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) del Cis entro il prossimo mese di dicembre. 

Il nodo bonifiche: la partita si gioca sulla futura struttura tecnica

Venendo in maniera più specifica ai progetti, sono tanti i nodi da sciogliere. In primis quello relativo alle bonifiche, che rappresenta il settore con le maggiori criticità. Non a caso la struttura commissariale presiduta dal prefetto Demetrio Martino, sarà dotata di un supporto tecnico, ovvero di una struttura tecnica che a tutt’oggi manca. Del resto, il non aver rinnovato lo scorso anno l’incarico di Commissario straordinario per le bonifiche alla dott.ssa Vera Corbelli comportò, come scrivemmo più volte, il venir meno di quella imprescindibile struttura tecnica che operava gratuitamente e che è la stessa che ancora oggi opera al fianco della Corbelli presso l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale (oltre ad aver stipulato negli anni una serie di accordi importanti con il CNR e l’Università di Bari che hanno più volte difeso il suo operato e chiesto, invano, la sua riconferma).

A breve il ministro Carfagna dovrebbe convocare e presiedere una riunione ad hoc, alla quale parteciperanno il ministero dell’Ambiente (MiTE), la Regione Puglia, il Comune di Taranto e la struttura commissariale. I due enti locali durante la riunione di ieri si sono fatti avanti, dichiarando di avere a disposizione le figure che possano guidare e supportare il prefetto nella gestione delle bonifiche (il governatore Emiliano ha ‘candidato’ l’Asset, l’Agenzia Sviluppo Ecosostenibile Territorio).

Del resto, l’idea di fondo da anni è sempre stata questa: gestire di prima mano i fondi, molti dei quali appunto regionali, sottraendoli alla gestione di un tecnico come la Corbelli, per anni bersagliata dalle critiche (a cui spesso si è aggangiato il sindaco Melucci e l’ex sottosegretario Mario Turco in maniera più defilata) dello stesso governatore e del suo ex braccio destro sull’ambiente, l’ing. Valenzano, ‘accusata‘ di non aver saputo gestire e spendere adeguatamente le risorse messe a disposizione dalla Regione (critiche avanzate anche nella riunione di ieri ma che il ministro Carfagna ha più volte spento sul nascere invitando a pensare al futuro e non al passato).

Così mesi fa era stato sin da subito fin troppo chiaro che il prefetto, nominato lo scorso ottobre Commissario straordinario, mai e poi mai avrebbe potuto gestire anche questo ingombrante fardello. Ed infatti lo stesso ha chiesto aiuto al ministro Carfagna per essere affiancato da una specifica struttura tecnica: ed ecco farsi avanti Comune e Regione. Quale siano però le competenze che Comune e Regione avrebbero per gestire una tale struttura tecnica francamente non è ancora chiaro.

Ecco perché il prossimo futuro su questo argomento potrebbe riservare diverse sorprese. Una struttura tecnica di tale fattura non può essere improvvisata ed il ministro Carfagna ed il RUC Esposito sarebbero già al lavoro per individuare le professionalità più adatte. Detto ciò, è stato richiesto già ieri al RUC di valutare la possibilità di rimodulare due interventi per un importo pari ad oltre 58 milioni di euro: il primo riguarda la piattaforma per un sistema integrato di riqualificazione dell’area vasta di crisi ambientale comprensivo di monitoraggio pari a 20 milioni. Il secondo invece, riguarda l’intervento di risanamento e messa in sicurezza dei fondali del Mar Piccolo per un importo di 38 milioni di euro.

Del resto anche ieri sulla bonifica del Mar Piccolo non se n’è praticamente parlato. Ricordiamo che l’iter della gara internazionale è stata interrotta la scorsa estate, con il mancato rinnovo dell’incarico alla dott.ssa Corbelli. A fine giugno era partita la fase di negoziazione prevista dalla gara del Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto seno I mediante dimostrazione tecnologica“. Dopo di che il progetto di bonifica del Mar Piccolo è finito in un limbo dal quale ancora oggi sembra non riuscire ad uscire.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/26/bonifica-mar-piccolo-parte-fase-negoziazione/)

All’interno del comparto bonifiche ci sono anche i lavori di bonifica previsti nel cimitero di San Brunone nel rione Tamburi. Come si ricorderà poche settimane fa il prefetto di Taranto Demetrio Martino, in qualità di Commissario straordinario per le bonifiche ha firmato un provvedimento attraverso il quale ha decretato “di annullare in autotutela” della gara per l’affidamento dell’appalto alla Cisa spa. Bisognerà ora rivedere la progettazione dell’intervento, in quanto secondo il provvedimento del prefetto il progetto non contemplava i costi di smaltimento del materiale inquinato, che farebbero lievitare di 2 milioni di euro le risorse da destinare al progetto in questione.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/06/18/bonifica-cimitero-san-brunone-e-tutto-da-rifare/)

Sempre nel settore delle bonifiche sono previste le attività relative alla rimozione e allo smaltimento del relitto del mercato ittico galleggiante affondato nel Mar Piccolo di Taranto. Sono riprese le attività del complesso cantiere dallo scorso mese di marzo, avviate lo scorso anno dalla struttura guidata dalla dott.ssa Corbelli con il supporto del Dipartimento di biologia del Politecnico di Bari e con il Raggruppamento Temporaneo di Imprese – RTI – Serveco/Stess.

(leggi gli articoli sul mercato ittico galleggiante https://www.corriereditaranto.it/?s=mercato+ittico+galleggiante&submit=Go)

Così come prosegue l’iter per la bonifica dell’area PIP di Statte. Anche in questo caso nelle scorse settimane il prefetto Martino ha firmato un decreto che prevede sia il Comune di Statte il soggetto attuatore degli interventi, ad oggi ancora oggetto di un lungo iter all’interno di una Conferenza dei Servizi molto complessa. Presente alla riunione di ieri, il sindaco ha colto l’occasione per ribadire la necessietà di reperire le ultime risorse necessarie allo smaltimento degli ultimi fusti presenti presso il sito ex Cemerad. Del cui complesso è ancora commissario la stessa Corbelli, che nell’ultimo anno ha chiesto più volte aiuto ai governi succedutisi negli ultimi anni: lo scorso marzo la Corbelli ha scritto anche al neo ministro per la Transizione Energetica Roberto Cingolani. Attualmente nel deposito sono ad oggi presenti 3.074 fusti, tutti contenenti materiale radioattivo. Inoltre a causa della carenza di risorse economiche non è stato possibile, inevitabilmente, proseguire anche la vigilanza armata h24 interrotta dal 14.12.2020.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/03/31/bonifiche-corbelli-e-cemerad-lasciate-indifese/)

In ultimo, si è anche discusso del progetto di bonifica e riqualificazione industriale dell’ex Yard Belleli. Che è stato inserito nell’ambito del Cis Taranto nel maggio 2020, per poi nell’ottobre dello scorso anno far partire l’iter per l’individuazione delle risorse per l’intervento, che ammontano a ben 200 milioni di euro. Di cui 62 saranno a carico dell’investitore privato, il gruppo Ferretti e quasi 138 milioni a carico dello Stato. Di quest’ultimi la Regione Puglia finanzia 13,4 milioni a valere su proprie risorse nonché per 28,1 milioni di euro a valere sull’anticipazione di FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) che saranno disposte dal CIPESS in quota regionale su proposta del ministro per il Sud. Inoltre, lo stesso ministro su proposta del ministero dello Sviluppo economico finanzia altri 35 milioni di euro, a valere sul FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) di competenza del MiSE, la misura del Contratto di Sviluppo richiesto dal gruppo Ferretti. Lo scorso 2 luglio il gruppo ha formalizzato la domanda di accesso al Contratto di Sviluppo, consentendo la definizione e la prossima sottoscrizzione dell’Accordo di Programma Ambiente (ex art. 252 bis) nonché il pieno recupero ambientale e produttivo dell’area, che è stato confermato dovrebbe garantire l’impiego di 200 lavoratori diretti più l’indotto.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/08/25/ferretti-a-taranto-procede-iter-concessione-yard-belleli2/ e gli articoli https://www.corriereditaranto.it/?s=bonifica+yard+belleli&submit=Go)

Si è poi affrontato l’intricato problema della così dette bonifiche leggere. Che riguardano direttamente il progetto ‘Verde Amico’, ideato dall’ex commissario Corbelli ed in cui furono inseriti i 130 lavoratori provenienti dal bacino della società partecipata della provincia di Taranto, fallita anni addietro, l’ex Taranto Isolaverde. Progetto che ha esaurito le risorse lo scorso febbraio protando a compimento i 24 mesi previsti inizialmente, destinando nuovamente alla NASPI i lavoratori, sostegno al reddito che terminerà nel mese di agosto. Anche in questo caso si è registrato un problema di reperimento di risorse, che lo scorso anno vide un accesso scontro tra la stessa Corbelli e la Divisione Bonifiche del ministero dell’Ambiente.

Nella riunione di ieri il Comune di Taranto ha presentato un nuovo progetto di durata biennale, denominato “Recupero delle aree a verde e dei relitti stradali” del valore di 6 milioni di euro. Il progetto prevede la rivalorizzazione delle aree verdi esistenti sull’intero territorio comunale, attraverso la raccolta di materiale antropico, la manutenzione ordinaria e straordinaria, e il ripristino e la realizzazione di aree a verde attrezzato. Il finanziamento arriverà dalla Regione Puglia attraverso le risorse FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) che saranno anticipate dal ministero per il Sud: pertanto si è chiesto al Tavolo Istituzionale di inserire il progetto all’interno del Cis. Saranno impiegati i 130 lavoratori che dovrebbero ‘traslocare’ da Infrataras (oggi Kyma Servizi) a Kyma Ambiente (l’ex Amiu) società partecipate del comune inserire all’interno della neonata holding Kyma (che ingloba anche Kyma Trasporti ovvero l’ex Amat). Se il tutto dovesse andare in porto, molti di questi lavoratori potranno finalmente tirare un sospiro di sollievo in quanto con altri due anni di lavoro raggiungero l’agognata pensione.

Da registrare, durante la discussione sulle bonifiche, l’intervento del governatore Emiliano che ha proposto per alcuni lavori l’utilizzodegli ex lavoratori Ilva in AS. Allorchè è prontamente intervenuto l’avv. Lupo, presente in rappresentanza della struttura commissariale di Ilva in AS di cui lo stesso fa parte, ricordando al governatore che quei lavoratori sono vincolati all’accordo sindalcale del 6 settembre 2018 sottoscritto con ArcelorMittal. Un’uscita, quella di Emiliano, non casuale e nemmeno campata in aria. Ma legata all’interlocuzione negli ultimi con l’USB di Taranto (sigla sindacale a cui il governotore si è molto avvicinato negli ultimi anni) con la stessa Regione e la task force regionale per l’occupazione, per l’utilizzo degli stessi lavoratori ex Ilva per i così detti LPU (Lavori di Pubblica Utilità), con la Regione che si è impegnata a chiedere l’apertura di un tavolo ad hoc presso il MiSE. Eventualità già a suo tempo criticata fortemente dalla Cgil di Taranto, che anche ieri non ha avuto parole al miele per il governatore.

(leggi gli articoli sul progetto ‘Verde Amico’ https://www.corriereditaranto.it/?s=verde+amico&submit=Go)

Anche sulla nascita del Tecnopolo di Taranto c’è ancora molto da fare. Tra l’altro ci sono delle novità importanti in merito al progetto. Come si ricorderà lo scorso aprile è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.80 del 2 aprile, il “Regolamento di approvazione dello statuto della fondazione Istituto di Ricerche Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile” che ha sbloccato gli 8 milioni di euro previsti dalla legge 30 dicembre 2018. Mentre lo scorso giugno si svolse un webinar organizzato dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), su “Il Tecnopolo del Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile: governance e lancio di un programma Paese”.

Durante la riunione di ieri si è venuti a conoscenza del fatto che dopo un’interlocuzione tra il ministero dello Sviluppo economico (MiSE), il ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR) e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionico, il progetto è stato delimitato nell’ottica della realizzazione di un “Centro del Mare Sostenibile” in sinergia con Fincantieri. Anche in questo caso si è deciso di passare ad una nuova definizione del Masterplan e di una precisa quantificazione delle risorse necessarie. Di fatto dunque sembra che il Tecnopolo, che inizialmente aveva l’obiettivo di “promuovere un hub italiano con proiezione internazionale sullo sviluppo sostenibile, quale asset strategico dell’innovazione“, potrebbe trasformarsi in tutt’altro.

Anche in questo frangente, si è registrato un nuovo intervento del governatore Emiliano, che avrebbe proposto una non chiarissima unificazione del Tecnopolo di Taranto con il Biopolo di Lecce (finanziato dalla Regione Puglia), che però si dovrebbe occupare di biotecnologie in campo medico. Il governatore ha proposto di creare una sinergia tra i due istituti: anche in questo caso però, l’uscita del governatore non è piaciuta a più di qualcuno.

Si è poi affrontato il tema riguardante la scelta del sito su cui dovrà sorgere l’Acquario Green (per una dotazione pari a 50 milioni di euro), che nei piani del Governo Conte II (che ne aveva affidato la realizzazione tramite il Ministero dei Beni Culturali) dovrà rappresentare uno dei principali poli di attrazione del territorio in vista dei Giochi del Mediterraneo oltre a diventare anche un polo di ricerca, grazie alla collaborazione del CNR. Lo scorso luglio venne scelta la Banchina Torpediniere, che a quattordici anni dalla sua pressoché totale dismissione, tornava alla città, attraverso la gestione affidata all’Autorità Portuale, che ha già un’idea di come trasformare l’area ad uso turistico (leggi pprodo yacht).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/03/02/acquario-green-turco-m5s-corte-dei-conti-registra-delibera-cipe/)

L’idea originaria è quella di collegare la banchina con la soprastante Villa Peripato e con i giardini dell’Ospedale Militare, per ridisegnare l’affaccio cittadino al Mar Piccolo, da anni ritenuto uno dei limiti della valorizzazione paesaggistica della città. Parallelamente al lascito della banchina, la Marina Militare ha ottenuto sempre nel luglio dello scorso anno, l’ok progetto di ampliamento della Stazione Navale Mar Grande. L’intervento complessivo è di 203 milioni di euro, di cui 191 per l’ammodernamento della Base Navale e 11, 6 milioni per la riqualificazione dell’Area Chiapparo, approvato dal CIPE (ricordiamo che sino allo scorso febbraio, il sottosegretario Turco deteneva la delega al Cis Taranto e al CIPE, oltre al DIPE).

Il tutto è stato confermato, anche se in questo caso sono state registrate le perplessità del Comune di Taranto. Questo perché sempre ieri è stato ratificato e confermato il lavoro svolto con il Ministro Guerini relativo al piano di cessione di aree demaniali in favore del Comune di Taranto, come nel caso della cessione da parte della Marina Militare dell’isola di San Paolo. Ed è proprio lì che l’amministrazione vuole far nascere un’oasi di libertà per cetacei vissuti in cattività, dopo l’accordo dell’estate scorsa con la storica associazione Jonian Dolphin Conservation ed il progetto del “Taranto Dolphin Sanctuary”. Progetto al quale è molto interessata la Francia che potrebbe prendere in considerazione l’idea di far migrare qui i tanti delfini chiusi da anni nei vari delfinari francesi. Ecco perché per l’amministrazione il progetto dell’Acquario Green rappresenterebbe un’idea legata ad una visione del passato, che ricalca molto da vicino quello dell’Acquario di Genova.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/31/allisola-di-san-paolo-il-taranto-dolphin-sanctuary/)

La sensazione, ancora una volta, è che dovranno passare molti mesi prima di restituire al Cis una nuova operatività. Nella speranza che sino al 2023, anno in cui arriverà un nuovo governo alla guida del Paese, la maggior parte degli interventi siano stati incanalati defintivamente verso una loro compiuta realizzazione. Ma su alcuni di questi, a cominciare purtroppo proprio dalla bonifica del Mar Piccolo, abbiamo i nostri dubbi. Con la speranza però di essere presto smentiti. Sperando soprattutto che le istituzioni tutte remino dalla stessa parte, ovvero quella che porta al rilancio della città di Taranto, senza più farsi una guerra sotterranea e campalistica che non porta beneficio alcuno. A nessuno. Staremo a vedere.

(leggi tutti gli articoli sul Cis Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=cis+taranto&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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