Ex Ilva, Giorgetti fiducioso. Sindacati molto meno

 

Nuovo incontro sul futuro del siderurgico. Ci saranno 13 settimane di cig per Covid solo per l'ex Ilva. Il 20 sentenza Tar su cokeria, il 21 il primo Cda
pubblicato il 08 Luglio 2021, 20:11
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“È stata una riunione molto positiva”: così il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti al termine del tavolo Ilva che si è svolto al Ministero con tutte le parti interessate, azienda, sindacati, governo, territorio.

La proposta di Giorgetti, approvata anche dall’azienda è il ricorso, in continuità, alla cassa integrazione per 13 settimane, strumento individuato dal governo per alcuni casi particolari dopo la cessazione delle misure straordinarie introdotte per il covid. “Al termine di questo periodo – dice Giorgetti – sarà necessario e inevitabile la presentazione di un piano industriale aggiornato con nuove realtà a cominciare dal Cda integrato con la presenza del pubblico”. Il piano, ha precisato il ministro, dovrà essere concordato con tutte le parti, azienda, sindacati e territorio e “in grado di gestire la situazione occupazionale coerentemente con le scadenze”.

Per Giorgetti si tratta “dell’unica via sensata d’uscita da seguire: impegno del governo è garantire con il suo azionista nel Cda che il piano sia concordato, sia realizzato in tempi rapidi, sia serio, approfondito e reso noto non solo per slide”.

“Il Governo ha convocato l’incontro di oggi dopo le mobilitazioni dei lavoratori sulla richiesta di cassa integrazione ordinaria, su cui in nessun sito si è giunti all’accordo, e che ha determinato scioperi e manifestazioni. E’ stata confermata una forte domanda di acciaio sul mercato, che pertanto non giustifica la richiesta di cassa integrazione ordinaria da parte dell’azienda – dichiara Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil -. Il Governo ha quindi reso disponibile l’utilizzo delle 13 settimane di “cassa Covid” attraverso un’interpretazione dell’avviso comune firmato tra il Governo stesso e le parti sociali del 29 giugno scorso. L’azienda si è impegnata a non superare i livelli dei mesi precedenti, smentendo quindi di fatto i numeri con cui aveva aperto la procedura. Il Governo ha indicato come queste ulteriori 13 settimane debbano essere utilizzate per l’apertura di un confronto di merito sulle prospettive e sulle scelte industriali, ambientali e occupazionali dell’insieme del gruppo che prepari le condizioni per un accordo sindacale, peraltro previsto come vincolo nella procedura di vendita”.

“Allo stato attuale si riconferma una totale incertezza rispetto alla prospettive del piano industriale che devono essere verificate alla luce del completamento degli assetti societari e dell’insediamento formale del nuovo Cda di Acciaierie d’Italia previsto per il 21 luglio. A conclusione dell’incontro, l’amministratore delegato Morselli ha dichiarato di considerare scaduto l’accordo del 6 settembre 2018 per le parti che si riferiscono al trattamento economico, ed in particolare alla norma transitoria sull’erogazione una tantum del 3% del premio di risultato, e ha anche ribadito l’indisponibilità alla maturazione dei ratei e all’integrazione salariale della cassa con risorse proprie. Questo in una situazione in cui “il primo semestre di quest’anno ha segnato il ritorno per la prima volta da tanto tempo all’utile netto“, così come dichiarato recentemente dall’amministratore delegato stesso. È inaccettabile mettere insieme incertezze sulle prospettive che durerà ancora nei prossimi mesi e una condizione che scarica sulla decurtazione del salario dei lavoratori responsabilità e ritardi dell’azienda e del Governo. Per questo chiediamo il rispetto degli accordi e riconfermiamo la necessità di integrare il reddito dei lavoratori in cassa, che peraltro dall’inizio della pandemia è completamente gratuita per le imprese” conclude Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

“L’incontro odierno riprende dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato e ha affrontato tutte le criticità dei siti del Gruppo sia sul lato produttivo che occupazionale. Sul lato produttivo permangono, nonostante la forte richiesta di acciaio da parte del mercato, forti criticità. Il fermo della batteria 12 del sito di Taranto non permetterà nel breve la crescita produttiva del sito che pertanto rimarrà a livelli bassi. Da parte del governo abbiamo l’impegno a valutare l’uso per Acciaierie D’Italia di ulteriori 13 settimane di cassa post-covid frutto del recente accordo tra governo e sindacato. Abbiamo chiesto su questo fronte un confronto con l’azienda che però preveda la limitazione dell’uso della cassa e favorisca la rotazione delle persone insieme a alla richiesta fatta al governo di sostenere il reddito dei lavoratori”. Così il segretario generale FIM-CISL Roberto Benaglia e il segretario nazionale FIM-CISL Valerio D’Alò. “Durante l’incontro abbiamo avuto conferma che ci sarà l’insediamento del nuovo CDA il 21 luglio prossimo. Abbiamo chiesto che dopo quella data, si riprenda subito confronto sul piano industriale. E’ arrivato il momento dopo le sentenze della magistratura di guardare al futuro e al rilancio produttivo, agli investimenti sulla transizione ecologica ma soprattutto occupazionali dell’intero Gruppo. L’obiettivo è quello di  arrivare ad un accordo sindacale che deve prevedere zero esuberi e un futuro produttivo, sicuramente sostenibile a tutti i siti del gruppo” concludono i due esponenti della Fim Cisl. 

“Dopo l’incontro di oggi siamo preoccupati sul futuro dell’ex Ilva perché non abbiamo ricevuto nessun tipo di rassicurazione. Non c’è un punto fisso da cui partire, sembra si stia navigando a vista. Invitalia da una parte riconferma il piano industriale presentato nel dicembre 2019, che non è mai stato condiviso con le organizzazioni sindacali, dall’altra pone la sentenza del TAR sulla chiusura della batteria 12 prevista per il 20 luglio, con le conseguenze sull’AFO 4, acciaieria 1 e treno nastri, come condizione fondamentale per l’avvio del progetto. C’è una totale confusione e si rimane appesi alla sentenza di turno senza avere un programma industriale di lungo periodo”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm. “Inoltre il 20 luglio sarà approvato il bilancio 2020 e successivamente ci sarà insediamento del nuovo cda con l’ingresso dello Stato – aggiunge Palombella -. Il Governo ha dichiarato la sua disponibilità ad estendere per 13 settimane la Cig Covid come ultima concessione straordinaria per sviluppare un confronto che abbia lo scopo di trovare tutte le soluzioni per questa situazione drammatica”.

“Acciaierie d’Italia si è impegnata ad avviare un confronto nei vari siti per ridurre il numero dei lavoratori collocati in Cig dal primo luglio ma ha rigettato la nostra richiesta di integrare economicamente la Cig e non ha preso nessun impegno sul futuro occupazionale dei lavoratori di Ilva As e degli appalti -continua -. C’è molta delusione perché dopo mesi di attesa non abbiamo ricevuto nessun impegno formale – conclude Palombella -. Non esiste un piano industriale discusso con le organizzazioni sindacali, non si conoscono i tempi e le modalità della transizione ecologica”.

“ArcelorMittal ripresa dal Governo sull’utilizzo della Cassa integrazione: è questo l’unico elemento forte che emerge da un tavolo che poco ha da dire sul quadro complessivo della vertenza Mittal. La sensazione per USB è quella di trovarsi davanti ad un tavolo ministeriale “empirico” dove si ricomincia ogni volta da capo e dove si fa fatica a ricomporre la discussione sindacale in un contesto dove l’azienda agisce unilateralmente nelle sue scelte producendo malcontento fra le maestranze e stupore tra i ministri del Governo”. Così Sasha Colautti USB Nazionale e Francesco Rizzo USB Taranto.

“Non a caso la discussione odierna, convocata solo grazie alla mobilitazione dei lavoratori di Genova, si è focalizzata sugli interrogativi del ministero del Lavoro davanti alla modalità di utilizzo della CIG da parte di ArcelorMittal. Una cassa integrazione contraddittoria (per la situazione aziendale) e visibilmente gonfiata nei numeri dei lavoratori collocati. Emerge su questo tema – sulla gestione – ancora una grande debolezza di Invitalia ed anche una certa sufficienza nel parlare di un “Piano” che le organizzazioni sindacali non hanno né ricevuto né discusso e dove non è affatto chiaro il futuro dei lavoratori di Ilva in AS”.

Per USB “va definito al più presto un percorso che garantisca zero esuberi, il superamento di tutte le fonti inquinanti attraverso un accordo di programma che coinvolga soprattutto gli enti locali, oggi incredibilmente esclusi dal tavolo. Va definito al più presto un cronoprogramma che definisca puntualmente gli investimenti, le possibili ricadute sul territorio (il presidente della Regione Puglia ha fatto riferimenti a turismo, ricerca e porto) e gli impatti della Cigo rispetto agli interventi più volte dichiarati, in modo da impedire la mano libera aziendale nella gestione – spesso discriminatoria – degli organici. Nella fase transitoria il governo deve intervenire chiedendo trasparenza a garanzia degli attuali livelli occupazionali e del rientro progressivo dei lavoratori dalla cassa integrazione. Cassa integrazione su cui l’azienda deve garantire l’impegno all’integrazione salariale”.

“Alla fine dell’incontro il Governo ha richiesto all’azienda di presentare in tempi brevi il piano industriale e di discuterlo con le organizzazioni sindacali. L’azienda si è detta disponibile a rivedere immediatamente i numeri della Cigo (in particolare su Genova), garantendo il confronto sul piano industriale” concludono Sasha Colautti USB Nazional e Francesco Rizzo USB Taranto.

“Al termine del confronto di oggi, restano invariate purtroppo le paure e le incertezze che caratterizzano la vertenza ex Ilva e proprio per questo garantiamo la piena disponibilità dell’UGL Metalmeccanici, a tutti i livelli, nel voler mantenere un dialogo aperto al fine di raggiungere al più presto una soluzione”. Così il segretario nazionale UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, che insieme al vice segretario nazionale con delega alla Siderurgia, Daniele Francescangeli, ha partecipato oggi all’incontro romano.

“Poter contare su una eventuale proroga eccezionale di 13 settimane di cassa integrazione solo per ex Ilva, sarebbe una garanzia importante per iniziare a discutere del piano industriale con il nuovo Consiglio di Amministrazione, composto al 50% dallo Stato, per capire realmente come si intende procedere per il rilancio di Acciaierie D’Italia e arrivare ad un accordo condiviso. Tuttavia non possiamo nascondere sotto al tappeto i problemi: se da una parte l’azienda ha confermato la volontà di non licenziare nessuno, dall’altra il ricorso al Tar può aprire scenari che potrebbero mettere in discussione le volontà espresse, anche nel piano industriale. Forti sono i nostri dubbi su quanto sta già accadendo con gli ammortizzatori sociali per i lavoratori diretti e dell’indotto. Chiediamo quindi l’impegno del Governo a monitorare le spese di avanzamento del piano industriale e gli aspetti produttivi. È infine fondamentale conoscere il progetto complessivo, quali impianti fusori saranno destinati alla produzione, se e quando verranno realizzati i nuovi forni elettrici e quando saranno raggiunti i volumi di garanzia dettati dal piano industriale”, conclude Spera.

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