Ex Ilva, sulla batteria 12 l’ennesima corrida

 

L'impianto è ancora in marcia. Ricorso al Tar Lazio dell'azienda: confermato lo spegnimento, udienza di merito il 20 e nuovo riesame del MiTE
pubblicato il 01 Luglio 2021, 20:14
17 mins

E’ stupefacente l’abilità nel manipolare le informazioni che ha saputo sviluppare negli anni questa società. In particolar modo a Taranto e su Taranto assistiamo da tantissimi anni a questo gioco al massacro, con la vicenda Ilva come argomento principe. Ma di questo parleremo meglio prossimamente in diversi articoli.

Oggi ci soffermiamo, il più brevemente possibile per non tediare il lettore già alle prese con l’insopportabile calura estiva, sull’ultima vicenda che in ordine di tempo è stata rimbalzata in tutta Italia. Ancora una volta in maniera distorta. Del resto così altrimenti non potrebbe essere quando c’è un vuoto comunicativo da parte di enti ed istituzioni. E così accade che quello che avviene da anni e anni all’interno dell’Osservatorio Ilva (le cui vicende sono ignorate dai più e che su queste pagine abbiamo seguito sin dal principio), e che viene rigorosamente ignorato praticamente da tutti, diviene improvvisamente argomento di novità. Solo e soltanto perché, per una volta, quest’ultima vicenda arride (o forse così si pensava) ad una certa vulgata.

Ci riferiamo all’ultimo provvedimento firmato dal ministro Cingolani del ministero della Transizione Ecologica (in realtà come vedremo i provvedimenti sono due), all’interno delle procedure inerenti l’applicazione delle prescrizioni previste dal Piano Ambientale 2017 con scadenza 2023 (che ha recipito il Piano Ambientale 2014 che a sua volta recepì le prescrizione dell’AIA riesaminata e rilasciata nell’ottobre 2012).

Le tappe della vicenda

Andiamo come sempre ai fatti, rigorosamente documentati. Lo scorso 6 maggio viene presentata al ministero un’istanza dai Commissari straordinari di ILVA S.p.A. in Amministrazione Straordinaria (perché lo ricordiamo, gli impianti sono dal 2013 di proprietà dello Stato e dal 2018 in gestione affittuaria e quindi attiene ai Commissari vigliare sulla corretta applicazione delle prescrizioni) a seguito della richiesta ricevuta dalla società Acciaierie d’Italia S.p.A. (ex ArcelorMittal Italia S.p.A.) del 4 maggio 2021, in cui si rileva la presenza di ritardi “non dovuti alla volontà del Gestore”, per attivare appostia Conferenza di Servizi “per l’approvazione delle modifiche dei cronoprogrammi di realizzazione degli interventi previsti dalle prescrizioni n. UA10 (Gestione acque meteoriche aree SEA, IRF, PCA), n. UA11, punto 4 (emissioni Selenio scarico 1AI) e n. 16.o) – 42 – 49 (interventi Batteria n. 12 e nuova doccia 6) del Piano ambientale di cui al DPCM del 29 settembre 2017, tutte con scadenza prevista al 30 giugno 2021, e differimento richiesto per completarne l’attuazione: – al 31 gennaio 2022 per la prescrizione n. UA10; – al 30 aprile 2022 per la prescrizione n. UA11, punto 4; – al 31 gennaio 2022 per la prescrizione n. 16 o) – 42- 49″.

Lo scorso 14 giugno, viene emesso il parere motivato della Sottocommissioene VIA – Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS che verrà analizzato nella riunione della Conferenza di Servizi che ha avuto luogo lo scorso 16 giugno, il cui verbale finale sarà trasmesso ai partecipanti il 18 giugno. Bastano queste semplici date per comprendere, senza aggiungere altro, che chi ancora oggi sostiene di aver condizionato le decisioni degli organi ministeriali afferma un qualcosa di totalmente inesatto. Come se questioni tecniche affidate ad esperti e scenziati (ricordiamo che nella Sottocommissione è presente anche il dott. Giorgio Assennato, ex direttore generale di ARPA Puglia) possano essere alla mercé di pareri e consigli e suggerimenti di chicchessia.

A far scalpore e clamore è stato il parere negativo espresso dalla Commissione tecnica VIA e VAS e recepito e condiviso dal ministero della Transizione Ecologica, che ha ritenuto non accoglibile la richiesta di differimento della prescrizione n. 16.o) – 42 – 49 (interventi Batteria n. 12 e nuova doccia 6) imponendo all’azienda per garantire il rispetto delle condizioni già in essere, la messa fuori produzione della batteria entro il termine del 30 giugno 2021 previsto per l’adeguamento. L’entrata in esercizio della batteria n. 12, secondo quanto prescritto, potrà avvenire solo previa verifica da parte dell’Autorità di controllo del completamento degli interventi di adeguamento della batteria medesima previsti in conformità alle migliori tecniche disponibili (BAT) per la produzione di ferro e acciaio (di cui alla Decisione di esecuzione della Commissione europea n. 2012/135/UE del 28 febbraio 2012).

Lo stop della suddetta batteria avrebbe comportato il rinvio della ripartenza degli impianti altoforno 4 e acciaieria 1, fermi da diverso tempo. E che attendevano proprio la conclusione dei lavori alla batteria 12 per ripartire nelle prossime settimane. Al momento Afo/4 è fermo per manutenzione straordinaria programmata. I lavori, secondo fonti interne alla fabbrica, procedono spediti. La fermata inizialmente era stata programmata per 60 giorni. La ripartenza dovrebbe avvenire il 14 luglioAcc/1 si è fermata in quanto con due altiforni l’Acc/2 riesce a smaltire la ghisa rinvenente da Afo/1 e Afo/2.

Tutto questo, ancora una volta, ha armato la pistola fumante di chi ogni giorno se ne inventa una nuova sull’ex Ilva. Arrivando a sostenere che questo niet arrivato dal MiTE rischierebbe di far fermare l’area a caldo, eventualità appena evitata dall’azienda dopo la sentenza del Consiglio di Stato. In realtà, le cose stanno diversamente.

Se è infatti vero che con la fermata della batteria 12 potrebbe non partire Afo/4 e di conseguenza Acc/1, è altrettanto realistico immaginare che l’azienda sopperirà con l’acquisto di coke così come avviene ormai da tempo, ovviamente con quantità più importanti. La grande richiesta di acciaio sul mercato e il buono prezzo dello stesso coke, potrebbero infatti portare l’azienda ad optare per quest’ultima soluzione. Eventualità tra l’altro confermata dalla stessa azienda nei giorni scorsi.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/07/01/ex-ilva-le-altre-prescrizioni-del-mite-allazienda/)

Perché la commissione ha dato parere negativo sulla proroga

Il perché la Sottocommissione VIA, che opera all’interno Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS, ha espresso parere negativo alla proroga su citata, non l’ha spiegato praticamente nessuno. Come sempre del resto. Ed è invece importante riportarlo, anche per dimostrare che quando qualcosa non funziona, gli organi competenti intervengono eccome.

La decisione presa è arrivata soprattutto dopo la lettura del rapporto di vigilanza redatto dai tecnici dell’ISPRA a seguito del sopraluogo del 9 giugno 2021 (altro evento che dimostra come nessuno dall’esterno possa influenzare le decisioni degli organi competenti meno che mai quelle di un ministro).

Dal su citato rapporto si è evinto che innanzitutto, relativamente allo stato dell’intervento inerente all’installazione del sistema di controllo della pressione dei singoli forni denominato SOPRECO, “è stata completata l’attività di procurement, fornitura e consegna in sito nonché quella di sopralluogo da parte della società incaricata della relativa installazione, mentre risultano non ancora avviate le rimanenti attività indicate nel cronoprogramma”; per quanto riguarda lo stato dell’intervento ai fini della sostituzione delle docce allo spegnimento del coke le attività già avviate sono indicate in una tabella del parere, con le relative percentuali di avanzamento (che vanno dal 30 al 90%) e la nuova data di ultimazione prevista dal proponente (dall’agosto al settembre 2021); allo stato, la quota raggiunta dalla torre di spegnimento è di 49 metri a fronte dei 52 metri finali; mentre “tutte le rimanenti attività indicate nel cronoprogramma non sono state ancora avviate“.

In relazione all’intervento identificato con il n. 3, in merito al miglioramento del sistema di aspirazione allo sfornamento, le attività già in essere sono con le relative percentuali di avanzamento oscillano dal 3 al 63%, mentre la data di avvio e la nuova data di ultimazione prevista dal proponente copre un arco temporale che va da agosto a gennaio 2022 (l’attività delle opere civili è stata avviata il giorno antecedente al sopralluogo, per cui la percentuale di avanzamento è pari allo 0%); “tutte le rimanenti attività indicate nel cronoprogramma non sono state ancora avviate“.

Per quanto riguarda l’intervento riferito ai lavori al camino E428 “l’installazione dei filtri a maniche è stata completata, per cui il camino è in esercizio“.

Inoltre, per la Sottocommissione VIA “non risulta adeguatamente dimostrata l’incidenza specifica dell’emergenza legata al COVID-19 sul mancato rispetto della scadenza prevista, in modo tale da consentire la verifica che sussistano i presupposti identificati in “ritardi dovuti a cause non dipendenti dalla volontà del Gestore” richiesti dall’art. 5 comma 2 del D.P.C.M. 29 settembre 2017 per dar corso ai rimedi (rideterminazione dei termini) previsti dalla norma, posto che manca nell’istanza ogni adeguata e documentata giustificazione al riguardo“. Anche perchè secondo la Sottocommissione “la data di scadenza della prescrizione si colloca in una periodo decisamente lontano dalla prima e totale emergenza COVID 2019, e della correlata sospensione normativa dei termini che ha esaurito i suoi effetti nel maggio 2020, più di un anno fa, e ciononostante molte delle attività non sono nemmeno partite, come illustra la Relazione ISPRA che attesta una percentuale pari allo 0%, senza che ne sia data spiegazione alcuna, anche in relazione allo scenario delle alternative e delle priorità che pure dovevano essere prese in considerazione quanto all’incidenza dell’assolvimento delle prescrizioni sullo scenario emissivo”.

Aspetto però fondamentale è che la prescrizione è correlata alle emissioni in atmosfera, “che sono tra gli aspetti più significativi dell’impianto“. A tal proposti al riguardo di tale scenario emissivo, la Sottocommissione ricorda che il 18 maggio 2021, a cura di ARPA Puglia, ASL Taranto e Agenzia Regionale Sociosanitaria (ARESS), è stato pubblicato il “Rapporto di Valutazione di Danno Sanitario (VDS) ai sensi del Decreto Direttoriale n.188 del 27 maggio 2019 – Scenario emissivo correlato alla produzione di 6 milioni di tonnellate/anno di acciaio – Autorizzazione Integrata Ambientale secondo il DPCM del 29 settembre 2017 dello stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale Acciaierie d’Italia S.p.A. (ex-ArcelorMittal Italia S.p.A. di Taranto)” di cui scriveremo a breve in maniera dettagliata.

Stante il fatto che “dei quattro interventi tecnici previsti dalla prescrizione in esame solo quello in precedenza indicato con il n. 4 (installazione di filtri a manica al camino E428 della batteria 12) risulta essere stato realizzato e risulta essere in esercizio” e che “al mancato completamento degli altri 3 interventi non corrispondono interventi di compensazione degli impatti ad essi associati”, le valutazioni riportate nel Rapporto sul Danno Sanitario, “mostrano una stima del livello di rischio sanitario incompatibile con il richiesto differimento“. Pertanto “il proposto differimento del termine di esecuzione di alcuni degli interventi stabiliti dalla prescrizione in esame comporta un aggravio complessivo significativo in termini di impatto ambientale, sotto il profilo della protrazione delle emissioni in atmosfera“.

La Sottocommissione VIA dopo ampia discussione, per tutte le ragioni su indicate e sulla base delle risultanze dell’istruttoria, “esprime parere negativo alla richiesta di differimento del termine del 30 giugno 2021 per l’ottemperanza dalla prescrizione n.16.o) – 42 – 49″.

Il ricorso al Tar Lazio

Lo scontato e previsto ricorso al Tar del Lazio da parte dell’azienda contro il provvedimento del MiTE, ha di fatto al momento evitato addirittura la fermata della stessa batteria. Che ad oggi ci risulta ancora in marcia.

Ma il tribunale con decreto monocratico ha respinto la sospensione cautelare urgente richiesta dall’azienda, fissando l’udienza il 20 luglio prossimo per la valutazione collegiale del ricorso in camera di consiglio. Chiedendo al ministero della Transizione Ecologia di Roberto Cingolani di esprimersi sulla richiesta di riesame del decreto avanzata dall’azienda.

Che ha contestato la tempistica di 10 giorni concessa dal ministero per fermare in sicurezza la batteria 12 del reparto cokeria (tempistica confermata invece dal Tar Lazio), in quanto nel procedimento della Conferenza dei Servizi la stessa non sarebbe stata interpellata in merito ai tempi tecnici di fermata, che per l’azienda ammontano a non meno di 60 giorni. In quanto il fermo della batteria 12 bisogna realizzare un nuovo collegamento a cui inviare i vapori alla tubazione gas Coke delle batterie 9-10.

Le nostre conclusioni

Ad oggi dunque, la batteria 12 non si è ancora fermata. Ma probabilmente sarà costretta a farlo, a meno che il ministero dell’Ambiente non ritorni sui suoi passi a fronte delle tesi dell’azienda. Comminando eventualmente nuove prescrizioni. In attesa del pronunciamento del Tar Lazio il prossimo 20 luglio.

Ciò detto, questa vicenda dimostra come gli enti di controllo funzionino a dovere. Che siano indipendenti da eventuali pressioni di chicchessia. Che il mondo dell’informazione locale e nazionale è tristemente sempre più in declino. Che grazie alla consultazione dei documenti ufficiali e delle fonti primarie la realtà sia sempre molto più chiara e veriteria delle favole che vengono raccontate ad un’intera comunità.

Tutto questo in attesa che la politica abbia finalmente il coraggio di mettere un punto definitivo a questa vicenda ultradecennale. Imboccando una strada che tuteli realmente i diritti costituzionali in campo, lasciandosi guidare dalle indicazioni della scienza (sia epidemiologica che tecnologica) e non da slogan francamente ridicoli. E se la risposta dovesse essere negativa, che si lavori sin da subito alla realizzazione di un concreto e realistico piano B (economico e sociale) da realizzare nel più breve tempo possibile con risorse certe e blindate. Tutto il resto sono favole che a breve non avranno più spazio nemmeno nel mondo delle favole dei social. Ad maiora.

(leggi tutti gli articoli sull’Osservatorio Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=osservatorio+ilva&submit=Go)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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