Paola Adamo, insediato il tribunale diocesano per la causa di beatificazione

 

pubblicato il 29 Giugno 2021, 08:30
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Si è insediato ieri mattina, lunedì, nel cappellone di San Cataldo, il tribunale diocesano per la causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Paola Adamo, scomparsa il 28 giugno 1978 a soli 14 anni e mezzo a causa di una epatite virale fulminante. A tre anni di distanza dalle pubblicazione dell’editto con cui l’arcivescovo annunciava l’inizio di questo iter, dopo aver raccolto le diverse documentazioni custodite con grande diligenza dalla mamma di Paola, Lucia D’Ammacco, il postulatore don Martino Mastrovito, dopo aver ottenuto il consenso dalla Congregazione dei santi e Beati e della Conferenza episcopale pugliese, ha organizzato il rito d’insediamento durante il quale i membri del tribunale hanno prestato il solenne giuramento.

Paola Adamo nacque a Napoli il 24 ottobre 1963, figlia di Claudio Adamo e Lucia D’Ammacco, noti architetti nonchè salesiani cooperatori e catechisti. Frequentò lezioni di danza classica e praticò il nuoto; amava tanto i genitori, a cui dedicava le sue poesie e suonava bene la chitarra, felice di cantare e suonare per loro. La sua incontenibile gioia di vivere era espressa anche nei contatti con le sue compagne di classe, a cui voleva molto bene. Frequentò con profitto il liceo artistico «Lisippo» di Taranto, nel quale il padre era insegnante; prediligeva la compagnia di ragazze un po’ emarginate dal resto della classe, una delle quali divenne in seguito la sua migliore amica. Sensibile e intelligente, già a nove anni iniziò a scrivere un diario segreto, una fonte di pensieri e massime, molto profonde a dispetto della sua età. Ne citiamo alcuni, scritti quando aveva tredici anni: «Aspetta con calma ed avrai tutto ciò che desideri». «L’uomo deve fare solo ciò che può fare e non ciò che vuole fare, altrimenti diventa solo causa di disastri». «Se Dio è la sorgente di tutte le cose, solo Lui ci potrà fare davvero felici!». «Se credi in Dio, hai il mondo in pugno». Ogni sera faceva l’esame di coscienza con molta attenzione. Lo scrisse in uno dei suoi componimenti: «Quando poi la sera, prima di addormentarmi, faccio il bilancio della giornata, mi rimane tanta amarezza per le ore libere che sono sfuggite così stupidamente e mi ritrovo con gli occhi pieni di lacrime». Una mattina del giugno 1978, quando stava per terminare l’anno scolastico (era in seconda Liceo), Paola chiese ai genitori di non andare a scuola a causa di un dolore al fianco destro. Il padre non le credette e le disse di andarci: come figlia di un insegnante, non doveva dare il cattivo esempio. La sera del 9 giugno, mentre era seduta in poltrona, Paola ebbe la febbre. Ciò nonostante, la famiglia partì ugualmente per Napoli, dove avrebbe dovuto trascorrere le vacanze. Una volta tornata a casa, la sua situazione non migliorò: venerdì 23 giugno 1978 fu ricoverata in clinica. Il medico diagnosticò un’epatite virale, che Paola aveva già avuto da bambina. Il giorno dopo la diagnosi fu confermata, ma la ragazza era ormai in stato pre-comatoso. Dopo due ore di viaggio, fu riportata a Napoli: la sera del 25 giugno venne ricoverata all’ospedale Cotugno. Lungo la strada, Paola domandava: «Papà, perché siamo a Napoli? Papà, cosa ho di grave? Papà, ma quando guarirò? … ma guarirò? Papà aiutami!». Il 27 giugno ricevette l’Unzione degli Infermi. Il giorno dopo era ormai grave. Il padre cercò ugualmente di consolarla: «Coraggio, Paola, vinceremo». Lei, però, rispose: «No, papà, abbiamo perduto!». Fu portata in rianimazione, mentre i genitori aspettavano pregando. Qualcuno li raggiunse, in lacrime: «Paola non soffre più, è in pace. Da Dio». Era il 28 giugno 1978: Paola aveva quattordici anni e otto mesi.

La figura di Paola per la sua profondità offre la possibilità di affrontare con i giovani, e non solo, temi quali: l’omologazione che lei denuncia in uno dei suoi temi scolatici, il bullismo nella scuola da lei combattuto attraverso l’inclusione e la solidarietà verso le compagne di classe che ne erano vittime, e le profonde riflessioni teologiche sull’esistenza di Dio, sulla redenzione, sul farsi prossimi e sulla comprensione degli altri, temi che emergono dai suoi scritti di bambina o ragazza adolescente.

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